RECENSIONI
La sacra Liturgia. Fonte e culmine della vita e della missione della chiesa
dal Numero 8 del 22 febbraio 2015
di Enrico M. Romano

Alcuin Reid (a cura di)
Cantagalli, Siena 2014, 386 pp., 20 €

Due anni fa importanti studiosi e prelati cattolici si unirono in un Convegno internazionale chiamato Sacra Liturgia 2013, tenutosi presso la Pontificia Università della Santa Croce, per dibattere sui problemi della Liturgia cattolica, e sul suo necessario rilancio, all’inizio di questo III Millennio della Redenzione. Si ebbero così i contributi dotti e diversificati, di studiosi del livello e della competenza di Marc Aillet, Miguel Ayuso, Walter Brandmueller, Leo Burke, Andrew Burnham, Nicola Bux, Ignacio Barreiro, Peter Elliott, Paul Gunter, Stefan Heid, Uwe Lang, Antonio Canizares, Jean-Charles Nault, Malcom Ranjith, Alcuim Reid, Dominique Rey, Guido Rodheudt, Tracey Rowland, Jeffrey Tucker, Alexander Sample, Gabriel Steinschulte, Michael Zielinski.
Dom Alcuin, curatore del volume, e altresì ottimo liturgista e fondatore di una comunità benedettina in Francia (che pratica splendidamente l’usus antiquor), nella sua prefazione spiega lo spirito, il senso e gli obiettivi del Convegno. Tutto, come ovvio, parte dal Concilio dalle sue chiare affermazioni di teologia liturgica (con il mantenimento del latino e del Gregoriano) e dalle successive evoluzioni poco omogenee. Il Concilio infatti, nel testo fondativo della liturgia contemporanea Sacrosanctum Concilium (del 1963), va letto come un frutto maturo della Tradizione liturgica moderna e contemporanea (post tridentina quindi) e non come una legittimazione al caos liturgico attuale.
Come dice a chiare lettere Dom Alcuin, «i principi fondamentali della Costituzione [sulla Liturgia] – la ricerca di una vera partecipatio actuosa nella vita liturgica della Chiesa da parte di tutti i fedeli per mezzo di un’ampia e profonda formazione in materia di Sacra Liturgia [...] che sono in realtà i principi di Pio X, Pio XII e del Movimento liturgico del Ventesimo secolo, le cui radici affondano nei secoli precedenti – hanno valore sempiterno» (p. 6). Non sapremmo noi dirlo meglio, notando però che gran parte del mondo dei liturgisti ora pare non credere più all’esistenza di principi eterni che debbono regolare il culto (come moltissimi moralisti sembrano non credere più all’esistenza di norme valide semper et pro semper come la peccaminosità dell’adulterio, della bestemmia, della sodomia, dell’aborto, ecc.).
Quella ora espressa dal monaco è la pars costruens della quaestio liturgica contemporanea. La pars polemica (non chiamiamola destruens per carità!) è quest’altra: «Storicamente è ormai assodato che alcune delle riforme liturgiche promulgate in nome del Concilio sono andate al di là delle attente sfumature del Concilio stesso così come sono esposte nella Sacrosanctum Concilium. Cinquant’anni dopo, è palese che il diffuso rinnovamento liturgico e della vita cristiana che i Padri del Concilio avevano sperato non è stato raggiunto» (p. 6). Si pensi alla perdita del senso del sacro e del sacrificio (eucaristico), alla scarsissima partecipazione dei giovani alla Messa domenicale, al ruolo esageratissimo di laici e laiche sull’altare (come la distribuzione delle Particole in presenza di sacerdoti e ministri), ecc.
Non mi pare però che questa verità di palmare evidenza circa ciò che Ratzinger chiamava il «crollo della liturgia» sia ammessa da tutti, e men che meno lo è dai teologi e dai liturgisti di professione. Recentemente l’eccellente card. Burke fece una sobria critica all’uso-abuso delle chierichette sull’altare in mancanza dei maschietti. E subito l’insigne Prelato si è visto attaccare da pseudo-teologi da strapazzo con termini tipici della propaganda ideologica: maschilista, retrogrado, ecc. Ma Gesù, il quale escluse le donne dagli Apostoli e quindi dal culto pubblico, proprio mentre nelle varie religioni delle due sponde del Mediterraneo erano presenti le “sacerdotesse sacre”, era anche lui maschilista e retrogrado? O invece conosceva meglio di noi la natura umana?
Essendo totalmente impossibile sintetizzare il libro, vasto di contenuti e ricchissimo di apporti diversi di alto livello scientifico, vediamone solo qualche tratto. Di sicuro, avere in mano il tomo, è come avere un manuale, aggiornato, sull’annosa quaestio liturgica che da decenni agita e divide gli animi, tanto è importante la preghiera pubblica per noi cattolici.
Tra i molti interventi interessanti vogliamo soffermarci brevemente su quello di Miguel Ayuso, docente di Scienze Politiche a Madrid e Presidente dell’Unione internazionale dei Giuristi cattolici e su quello di mons. Barreiro, responsabile internazionale di Human life international.
Ayuso da par suo scrive sugli Aspetti sociali della Sacra Liturgia. Inizia la sua comunicazione ricordando al lettore l’importante e dimenticato testo del card. Daniélou, La preghiera problema politico, uscito in Francia nel 1965 (e pubblicato in italiano solo nel 1993). In poche parole la secolarizzazione della liturgia a cui abbiamo assistito indubitabilmente negli ultimi decenni è sia causa sia effetto (ma in modi diversi) della secolarizzazione della società e della Chiesa (quest’ultima definita da Ratzinger come «autosecolarizzazione»). L’Autore cita mons. Schneider che disse che nella liturgia «l’elemento umano [che nessuno nega] deve essere orientato (e soggetto) al divino, e allo stesso modo ciò che è visibile a ciò che è invisibile» (p. 313). Ma è la stessa cosa nella società politica: l’economia (di beni materiali...) deve essere diretta dall’etica (d’essenza spirituale) e nei cittadini l’aspetto fisico-giuridico-sanitario deve essere orientato dai grandi valori assiologici della vita umana: la carità sociale, il senso del sacrificio, il primato del bene comune, l’amor di Patria e del Padre.
Mons. Barreiro tratta del rapporto tra Liturgia e difesa della vita umana innocente. Sembrerebbe un connubio stravagante ma non è così, infatti: «A metà degli anni Sessanta sono accadute due cose che hanno sottolineato il profondo rapporto che esiste tra l’affermazione della vita umana e la celebrazione di una liturgia in cui il senso del sacro sia custodito con cura [...]. Molti fedeli hanno chiaramente visto nell’accettazione di questo nuovo farmaco [la pillola anticoncezionale], una divergenza da quello che era sempre stato l’insegnamento della Chiesa. Tuttavia hanno pensato che se la Chiesa stava introducendo profondi cambiamenti nella liturgia, un rito da sempre immutabile, era ragionevole supporre che gli insegnamenti della Chiesa sul controllo delle nascite sarebbero potuti cambiare» (p. 318). Anche perché la Commissione nominata ad hoc da Paolo VI tendeva ad ammettere la contraccezione (bandita dall’Humanae vitae). E allo stesso modo che il contraccezionismo divenne da allora una malattia culturale di milioni di cattolici, anche l’antiliturgismo che prese vigore negli anni ’60 del ’900 non si è ancora arrestato. Anzi...
Ribadire con chiarezza le norme morali assolute, per esempio nel Matrimonio cristiano, è speculare alla difesa dello ius divinum nella Liturgia, come ci ricordano da tempo grandi liturgisti come Nicola Bux e Daniele Nigro.