RECENSIONI
Il Catechismo del pallone
dal Numero 13 del 30 marzo 2014
Fabrizio Cannone

Autore: Corrado Gnerre
(prefazione di Giovanni Trapattoni)
Edizione Mimep, Milano 2014
Pagine: 172
Prezzo: € 8

Corrado Gnerre è una delle firme più note dell’apologetica cattolica contemporanea. Docente di antropologia filosofica all’Università Europea di Roma, insegna anche presso un istituto di Scienze Religiose e un Liceo classico della sua Benevento. Autore di molti libri e di moltissimi articoli, il Nostro è, e non da ultimo, padre di 5 figli. Recentemente ha creato il blog ilgiudiziocattolico.it e l’interessante percorso apologetico del Cammino dei Tre Sentieri, una nuova forma di catechesi moderna e adeguata all’uomo disincantato di oggi.
Il professor Gnerre, come la maggior parte degli italiani (recensori di libri non esclusi...) ha una forte passione per lo sport più amato, e più odiato, del Pianeta: il calcio! E da scrittore prolifico avrebbe voluto parlarne da tempo, ma aveva delle comprensibili remore, dovute al mondo del calcio, non immune da corruzione, mondanità e j’en passe! Ma in apertura del suo saggio, quasi per giustificarsi davanti a certi lettori anti-sportivi, scrive: «Poi quando ho visto che due calibri dell’apologetica cattolica come Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro [R.i.p.] ne hanno parlato mutuandone la simbologia per formulare esempi e analogie ed hanno finanche pubblicato alcuni libri sul tema (Manuale di sopravvivenza per interisti e Secondo tragico manuale di sopravvivenza per interisti...), ho deciso che non era il caso di indugiare» (p. 9).
E da questa nobile considerazione, ovvero l’emulazione dei buoni, è sorto questo divertente (e profondo) Catechismo del pallone. Purtroppo non mancano negli ambienti cattolici, specie in quelli più fedeli a Santa Madre Chiesa, coloro che, notando l’idolatria contemporanea per lo sport, specie per il calcio, sembrano dichiarare insana o poco etica, la pratica stessa di uno sport o la passione sportiva del tifoso. Secondo noi è come buttare via il bambino assieme all’acqua sporca. La natura è una bellissima cosa per esempio, l’ecologia o meglio l’ecologismo ideologico, è di tutt’altra natura però! Il degrado dello sport di oggi è connesso con la secolarizzazione della cultura e l’iper-capitalismo liberale mercatista e non con delle sue inesistenti tare endemiche.
Lo sport in generale, come per esempio insegna quel monumento di sapienza che è l’Enciclopedia Cattolica, è cosa buona e giusta, sia per le più banali ragioni fisiche, sia per le meno apparenti ragioni morali. Le regole del calcio, per esempio, ma ciò vale per tutti gli sport agonistici, hanno molto da insegnare sul piano morale: il sacrificio, la pazienza, la collaborazione, il senso di squadra, l’ardimento, la nobiltà della sconfitta... Così conclude l’articolo dell’EC: «Rispettato, così, accuratamente il contenuto religioso e morale dello sport [ciò che oggi accade pochissimo!], questo si inserirà nella vita come elemento di equilibrio, di armonia e di perfezione, come valido sussidio nell’adempimento degli altri doveri, oltre che come fiorire della sanità fisica e psichica a servizio dello spirito» (voce di padre Celestino Testore).
Lo stesso Magistero pontificio, bussola di orientamento per noi cattolici, ha parlato ripetutamente e con stima dell’attività sportiva, segnalandone i rischi (esistenti in ogni attività umana incluso il lavoro e l’apostolato), ma anche mettendone in luce le virtualità di bene in esso contenute. Insomma: sia Mens sana in corpore sano: sia la ricreazione che lo svago non sono peccati! Una volta mentre seguivo presso Roma un turno di esercizi spirituali secondo il metodo di sant’Ignazio, il sacerdote predicatore si chiese se l’esultanza per la vittoria della squadra del cuore fosse legittima. E rispose di sì, purché, aggiunse, non divenga una dipendenza o una fonte di sovreccitazione.
Ma per Gnerre è proprio il giuoco del calcio ad essere... uno sport cattolico! Scrive: «Mi sono chiesto perché il calcio sia lo sport più seguito nel mondo [...]. La risposta [...] sta nel fatto che, essendo lo sport metafora della vita, il calcio lo è evidentemente più degli altri sport [...]; e il fascino del calcio sta nel fatto che è lo sport che più chiaramente esprime la verità cattolica» (p. 10). Niente di meno!!! Secondo l’Autore, «il calcio è solo un gioco, ma un gioco che aiuta a ricordare all’uomo che la vita non è un gioco ma una cosa seria» (p. 12). Giustissimo e convincente.
Secondo Gnerre le caratteristiche che renderebbero il calcio uno “sport cattolico” sono queste, e tutte da meditare: è l’unico sport in cui è così frequente il pareggio; è l’unico sport in cui può vincere non solo la squadra più debole, ma anche quella che gioca peggio; è l’unico sport in cui non si deve essere totalmente selettivi dal punto di vista fisico; è l’unico sport in cui salta la regola della bravura come soluzione infallibile; è l’unico sport in cui non solo non è indispensabile, ma è perfino dannoso che i calciatori di una squadra siano tutti campioni; è l’unico sport che esprime con chiarezza l’identità culturale di un popolo; è l’unico sport in cui si è davvero lontani da ogni intellettualismo (cf. pp. 14-60).
Diciamo che le riflessioni che pervadono il libretto di Gnerre divertono e tengono allegri, specie i giovani o gli amanti del pallone, ma al contempo educano ed elevano. Molte le citazioni di campioni del calcio che mostrano la serietà dello sport e dell’impegno agonistico, ma anche il modo che hanno lo sportivo e il calciatore di praticare la virtù e rifuggire il vizio. Benedetto XVI, già prima dell’elezione, asseriva quanto segue: «Il calcio, in quanto gioco di squadra [al contrario del tennis, dello sci, dell’equitazione, dell’automobilismo, della scherma, del pugilato, ecc.], obbliga a un ordinamento di ciò che è proprio all’interno dell’insieme; unisce attraverso l’obiettivo comune; il successo e l’insuccesso di ciascuno sono basati sul successo e sull’insuccesso dell’insieme. Il calcio insegna uno scontro pulito in cui la regola comune alla quale il gioco si sottomette continua ad essere ciò che unisce e vincola anche nella posizione di avversari [...]. La libertà vive della regola, della disciplina che impara l’agire congiunto e lo scontro corretto, l’essere indipendente dal successo esteriore e dall’arbitrarietà, e in questo modo arriva ad essere realmente libero» (cit. a p. 41). Insomma, caro Corrado, ci hai insegnato ad amare lo sport, forse a praticarlo e sicuramente a trarre da tutte le attività umane, dalle più alte e nobili a quelle più ludiche e ricreative, momenti di forte tensione spirituale e di auto-educazione al bene. Grazie quindi, e al prossimo libro!