RECENSIONI
Corpus Christi. La santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa
dal Numero 43 del 3 novembre 2013
di Federico Catani

Corpus Christi. La santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa
Autore: Athanasius Schneider
Libreria Editrice Vaticana, 2013
Pagine: 100
Prezzo: € 9

Il libro di mons. Athanasius Schneider si apre con la significativa dedica a «Gesù Eucaristico, il più povero e indifeso». Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, torna a parlare della Santissima Eucaristia e del modo più degno per riceverla, dopo Dominus est, testo uscito nel 2008. Rispetto al suo primo scritto, mons. Schneider insiste con maggior forza sulla necessità, pastorale e teologica, di tornare alla Comunione in ginocchio e sulla lingua, così come si è sempre fatto per secoli e secoli nella Chiesa, almeno sin dai tempi di san Gregorio Magno (ma noi sappiamo che già san Sisto I, papa dal 115 al 125, aveva proibito ai laici persino di toccare i vasi sacri: tanto più si può supporre che vietasse loro di prendere con le mani l’Eucaristia!).
Dopo aver ricordato che «l’opera più santa, più grande, più ammirabile e più divina di tutta la Creazione e per tutta l’eternità è il Santo Sacrificio della Messa» e che «ogni volta che prendiamo parte ad essa, partecipiamo in modo spirituale, nondimeno reale, al sacrificio del Golgota e all’azione di culto celeste di Cristo» (p. 19), il bravo Vescovo kazako afferma che per difendere questo tesoro prezioso bisogna essere disposti «a sacrificare tutto quanto si possiede e persino tutta la vita» (p. 20), come hanno dimostrato per esempio gli irlandesi ai tempi della feroce, e purtroppo sempre dimenticata, persecuzione anticattolica condotta dagli inglesi (cf. pp. 21-23). In tempi, come i nostri, in cui spesso le Messe sono sciatte, spettacolarizzate e prive di ogni minimo senso del sacro, in cui la Comunione è ricevuta come fosse un cibo qualsiasi e in cui la fede eucaristica si è enormemente affievolita, è bene ripensare alle sofferenze subite nel corso della storia da tanti cattolici per assistere al Santo Sacrificio, a quel Sacrificio che peraltro veniva celebrato con l’Antico Rito e che pure (lo riconoscano i modernisti liturgici!) era così amato e venerato...
Secondo mons. Schneider, «l’autentico rinnovamento e la riforma della vita della Chiesa devono partire dal rinnovo della Liturgia, cioè con l’approfondimento della devozione e del timore di Dio nei riti liturgici» (p. 30). Questo era quel che avrebbe voluto papa Giovanni XXIII. Non certo ciò che si è verificato qualche anno dopo la sua morte. La pratica della Comunione sulla mano rappresenta una vera e propria piaga nel Corpo Mistico e non è stata affatto prevista né voluta dal Concilio Vaticano II. Tale uso, introdotto abusivamente negli anni Sessanta e poi legalizzato, ha portato alla pressoché totale assenza di ogni gesto di adorazione, alla percezione che l’Ostia santa sia solo un simbolo e non realmente Gesù Cristo, alla perdita di frammenti e all’aumento di furti sacrileghi. «È incomprensibile come parecchie persone entro la Chiesa non riconoscano questa piaga, considerino questa tematica secondaria, e arrivino persino a meravigliarsi quando qualcuno affronta tale argomento. Ed è ancor più incomprensibile che esistano persone entro la Chiesa che difendono e addirittura diffondono tale pratica» (p. 35). Da uomo pio e tutto di Dio quale veramente è, mons. Schneider rileva che per avere una nuova fioritura spirituale della Chiesa è indispensabile «una fede più profonda ed espressioni più ricche e devote di venerazione della Santa Eucaristia» (p. 36). In questi ultimi quarant’anni si è andati in tutt’altra direzione e... abbiamo visto i risultati! «La vera crisi della Chiesa di oggi è nel fondo la crisi eucaristica e più concretamente la crisi causata in modo decisivo dalla Comunione sulla mano» (p. 68). Chiaramente è fondamentale ricevere Gesù eucaristico in stato di grazia, ma anche i gesti esteriori sono importanti, perché siamo uomini e siamo fatti di anima e corpo. Altrimenti cadiamo nello gnosticismo (cf. p. 54). Tra l’altro, con la diffusione della Comunione in piedi e sulla mano, i Pastori hanno iniziato a omettere nella predicazione e nella catechesi che il Corpo di Cristo va ricevuto con le dovute disposizioni interiori e senza peccato mortale. Sarà un caso? Proprio per rimediare a tutte le Comunioni sacrileghe, mons. Schneider propone di istituire in ogni diocesi un’annuale «Giornata di Riparazione per i crimini contro la Santissima Eucaristia», magari nell’ottava del Corpus Domini (cf. p. 49). Idea interessante che speriamo venga accolta. Ma i cattolici credono ancora nel significato della riparazione?
Il ricevere l’Ostia sulla lingua direttamente dal sacerdote, l’unico che ha le mani consacrate, «esprime in un modo assai suggestivo l’atteggiamento di essere bambino davanti alla grandezza di Dio» (p. 58). Lo stesso non si può dire della Comunione distribuita come le caramelle o come si stesse ad un buffet (cf. pp. 53-54). Certo, «si possono addurre ragioni pastorali in favore della continuazione della pratica della Comunione sulla mano, ad esempio il diritto di scelta dei fedeli. Tuttavia, considerate le proporzioni estese di detta pratica, tale diritto lede il diritto alla massima riverenza e alla sacralità spettante a Gesù nel piccolo pane consacrato» (p. 69). E noi sappiamo che i diritti di Dio vengono prima dei diritti dell’uomo, anche se il mondo e purtroppo anche i cattolici sembrano essersene dimenticati. Pertanto bisognerebbe ridare a Cristo il suo primato, rimetterlo sul trono e coronarlo con la nostra devozione. Insomma, «Gesù Eucaristico, ovvero Gesù Cristo realmente, personalmente e sostanzialmente presente sotto le specie eucaristiche, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, è davvero il più povero, il più debole e il più indifeso nella Chiesa» (p. 89). Questa, se vogliamo, è l’originalità della riflessione fatta da mons. Schneider nel suo libro. E va presa seriamente e urgentemente in considerazione. La «dimenticanza del diritto di Gesù Eucaristico è alle volte eclissata con l’attenzione privilegiata al diritto delle persone materialmente povere nella società. La tutela dei diritti dei poveri occupa indubbiamente un posto di primaria importanza. Tuttavia, tale tutela sarebbe assai più credibile e meritevole agli occhi di Dio se fosse accompagnata dalla difesa premurosa e amorevole di Gesù Eucaristico» (p. 91). Bisognerebbe quindi ricordare a chi negli ultimi tempi riabilita la teologia della liberazione, tanto dannosa per la Chiesa, che l’opzione preferenziale per i poveri va bene, purché si riconosca che il più povero è Gesù stesso.
L’esempio ci viene da san Francesco d’Assisi, il Poverello per eccellenza, che però supplicava i sacerdoti di avere massima cura e riverenza per l’Eucaristia. Noi ci uniamo a mons. Schneider nel chiedere ai nostri Pastori di provvedere in modo concreto ed efficace a restituire onore e adorazione al Santissimo Sacramento, ripristinando l’obbligatorietà della Comunione sulla lingua e in ginocchio. Sono tanti i fedeli che soffrono per la pratica oggi maggiormente in voga, ma purtroppo la loro voce è soffocata da quella dell’establishment ecclesiastico favorevole a questa prassi abominevole (cf. p. 93).
Non dobbiamo aver paura anche di scendere in piazza per far vedere che non tutti i cattolici sono faciloni e indifferenti. Dobbiamo renderci visibili, far sentire le nostre istanze, che poi sono quelle di Gesù stesso. Dicono che nella Chiesa c’è spazio per tutti. Ebbene, non abbiamo paura di prenderci il nostro spazio e di diventare Crociati dell’Eucaristia. Solo da una rinascita del Culto eucaristico, come insegna mons. Schneider, verrà una nuova primavera nella Chiesa.