RECENSIONI
“Manuale di storia comparata delle religioni” di P. Schmidt
dal Numero 38 del 17 ottobre 2021
di Fabrizio Cannone

Padre Schmidt sostiene che «il culto dell’Essere Supremo è presente su tutta la terra». Ovviamente questo culto è meno, molto meno, del culto del Dio Trino, fattosi carne e storia in Gesù di Nazareth. Ma esso è più, molto di più, del nichilismo, del relativismo, dell’animismo e dello stesso panteismo. Tutte correnti antiche – ma non primordiali – tornate in auge proprio oggi, come virus e deviazioni, nell’Occidente senza Dio.

La casa editrice Iduna ha avuto l’eccellente idea di ripubblicare un classico della storia delle religioni, a cura di un immenso specialista. Padre Schmidt nacque in Westfalia nel 1868, divenne sacerdote nel 1892 e fece parte della Società del Verbo divino (Verbiti).

Dedicò la vita alla ricerca, allo studio, alle esplorazioni, alla docenza e alla realizzazione di opere monumentali di etnografia, antropologia e linguistica. Come scrive Nuccio D’Anna nell’introduzione, «nel campo delle nuovissime ricerche etnologiche [...] Wilhelm Schmidt rimane uno degli ideatori più importanti della teoria dei cicli culturali». Ovvero della metodologia scientifica «che a suo tempo rivoluzionò la conoscenza delle civiltà arcaiche» (p. II).

Per i suoi studi fece viaggi, divenne archeologo, imparò lingue improbabili e tribali, si fece prossimo ed amico di popoli e stirpi d’Oriente e d’Occidente, senza escludere nulla e nessuno dalle sue ricerche.

Le acquisizioni che lasciò all’umanità furono soprattutto riversate in 12 volumi continui, una vera enciclopedia etnologica, che portano un titolo ad hoc, L’origine dell’idea di Dio (1912-1955). Fu altresì il fondatore e il direttore del Pontificio Museo Missionario Etnologico Lateranense, a Roma, tra il 1927 e il 1932.

I suoi bersagli, secondo il D’Anna, furono “l’evoluzionismo religioso” malfondato di studiosi come James Frazer e Sigmund Freud, e i loro molti epigoni. Fino a confutare in anticipo la scuola di Raffaele Pettazzoni, Angelo Brelich e larga parte della manualistica recente. La quale rifiuta la vera scienza storica, in nome del preconcetto razionalista. Negando cioè l’idea di un Dio creatore trascendente e la sua universalità presso i tanti popoli del globo.

Al contrario, padre Schmidt sostiene che «il cul­­to dell’Essere Supremo è presente su tutta la terra» (p. IV).

Ovviamente questo culto è meno, molto me­­no, del culto del Dio Trino, fattosi carne e storia in Gesù di Nazareth. Ma esso è più, molto di più, del nichilismo, del relativismo, dell’animismo e dello stesso panteismo. Tutte correnti antiche – ma non primordiali – tornate in auge proprio oggi, come virus e deviazioni, nell’Occidente senza Dio.

Contro i deliri del fondatore della psicanalisi – che si apparenta più alla magia che alla psicologia autentica – padre Schmidt «confutò la tesi freudiana mostrandone non solo la totale inconsistenza etnologica, ma anche la sua artificiosa costruzione» (p. V). 

Nella prefazione, lo Schmidt dice di aver voluto colmare la lacuna di un manuale accessibile, «che esponesse in una breve sintesi delle cose essenziali, lo stato attuale della storia comparata delle religioni» (p. VII).

Nella prefazione all’edizione italiana del 1933 (uscita presso la Morcelliana di Brescia), lo studioso ringrazia gli “etnologi italiani eminenti”, tra cui Rellini, Sergi, Giglioli, De Albertis, Boggiani, Modigliani, Cerulli e altri, che oggi andrebbero riscoperti dai nostri studenti, per non buttare a mare una ricca e preziosa eredità.

È ovvio e va da sé che le lunghe pagine dedicate dal Nostro al paganesimo, al feticismo, al manismo, all’animismo, al magismo e alle altre forme religiose più arcaiche nulla toglie, anzi tutto dona, all’evidente superiorità assiologica e veritativa del culto cristiano.

Il quale, pur senza dimenticare che tutto ciò che è buono e vero proviene in ultima analisi da Dio, raggiunge il vertice della fondatezza teoretica, della perfezione etica e della coerenza dogmatica e storica.

E proprio oggi, in cui si rischia di produrre un ecumenismo sbilanciato e pervertito, o un anti-ecumenismo ottuso e senza cuore, il Manuale dello Schmidt si pone come una garanzia e una sicurezza, nell’unire in perfetto equilibrio fede e ragione, ovvero scienza, ricerca e verità.

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