RECENSIONI
Il salvadanaio
dal Numero 31 del 4 agosto 2019
di Pietro Giubilo

Il senso e il valore della pubblicazione Il salvadanaio, manuale di sopravvivenza economica viene colto pienamente dal cardinale Gerhard Müller quando, nella prefazione, scrive che si tratta di «un vero e proprio manuale di economia e finanza che ospita nelle sue righe lo spirito dei grandi papi della Dottrina Sociale della Chiesa»...

Il senso e il valore della pubblicazione Il salvadanaio, manuale di sopravvivenza economica viene colto pienamente dal cardinale Gerhard Müller quando, nella prefazione, scrive che si tratta di «un vero e proprio manuale di economia e finanza che [...] ospita nelle sue righe lo spirito dei grandi papi della Dottrina Sociale della Chiesa». L’immensa documentazione, poi, ne fa un testo che permette una critica radicale delle teorie e delle politiche economiche monetariste, svelandone la fallimentare realtà che ha portato all’espandersi della speculazione ed alla crisi dell’economia reale, con il conseguente impoverimento di nazioni e ceti sociali.
“Il salvadanaio”, nel titolo, è il simbolo di un risparmio che non è solo una modalità economica, ma anche un’etica e un modo di vivere, in una dimensione familiare e comunitaria. L’autore, il senatore Pedrizzi, parlamentare di lungo corso con ben quattro legislature alle spalle durante le quali ha ricoperto prestigiosi incarichi tra cui quello di Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, giustamente evidenzia, in pagine ricche di riferimenti di attualità, che «la mondializzazione della finanza sradica il risparmio dal territorio in cui si è formato, lo riduce a semplice “merce” là dove il prezzo è più alto». Ciò spiega, da una parte, l’ostilità da parte della speculazione internazionale ben presente anche nel nostro Paese verso quelle banche di prossimità che hanno favorito lo sviluppo dei territori e dall’altro il concentrarsi della grande finanza in poche banche che pongono al centro delle loro attività il “mercato dei derivati”, vere e proprio “scommesse” e che operano con una spregiudicatezza in danno ai risparmiatori.
Il “manuale” di Pedrizzi che è uno studioso del pensiero politico ed economico conservatore offre oltre alla denuncia degli scandali finanziari, anche alcune necessarie soluzioni, come il ripristino della divisione tra “banche di trading”, cioè speculative, e “banche commerciali”, che svolgono attività di deposito, del risparmio e dei servizi a imprese e famiglie. Ma la questione vera è «il recupero di una dimensione etica della finanza e nel credito». Questo recupero l’Autore lo imposta sulla base della Dottrina Sociale della Chiesa con riferimento alla necessità della tutela dei corpi intermedi per una «società ben ordinata»; alla diffusione del «principio di sussidiarietà» per la quale lo Stato agisce solo svolgendo una «funzione di supplenza» senza prevaricare «la vita e la crescita della persona»; con la partecipazione del terzo settore nelle attività solidali.
Sono molte le pagine del libro che riprendono i momenti di elaborazione della Dottrina Sociale cattolica, con particolare riferimento agli aggiornamenti delle encicliche recenti di Benedetto XVI, ma anche di come ad essa si ispirino esponenti laici come l’ex governatore Antonio Fazio.
Il manuale di Pedrizzi individua le politiche giuste per realizzare una “buona economia” che contrasti i limiti e le asprezze di uno sfrenato liberismo che esalta un libero mercato che, peraltro, esiste solo nelle teorie, ma che oggi ha subìto proprio per l’influenza della oligarchia finanziaria, un pesante indirizzo oligarchico e, quindi, illiberale.
Diventa urgente in questo contesto contrastare l’usura che «dal 2011 a fine 2016 è cresciuta al ritmo di circa 2,2 milioni al giorno»; difendere ed esaltare «il ruolo economico della famiglia»; confermare a fondamento della società i «nostri valori».
Per l’Italia, poi, il ruolo della dimensione familiare nell’attività della piccola e media impresa – come rileva ampiamente Pedrizzi – appare fondamentale, non solo come diffusa occupazione o qualità del prodotto, ma anche come straordinario ascensore sociale che ha contribuito massimamente alla crescita del nostro Paese. Occorre prestare attenzione al tentativo di stravolgere il nostro modello economico che ha rappresentato una difesa nei confronti della crisi. «L’Italia – scrive, infatti, il senatore Pedrizzi – presenta una economia basata su imprese piccole e medie, talvolta piccolissime, ma che ne costituiscono l’ossatura. La originalità sta nel fatto che proprio per le dimensioni di tale struttura molti imprenditori sono riusciti a superare la crisi degli ultimi anni».
L’ultimo capitolo è un inventario che l’Autore afferma, con rammarico, di non riuscire proprio a “chiudere”, quello dell’“Italia in svendita”; con riguardo agli aspetti strategici e geopolitici, va fermata, recuperando l’interesse nazionale e la difesa della sicurezza e dell’ordine pubblico.