MARIA SS.MA
Maria Santissima Maestra di contemplazione
dal Numero 21 del 26 maggio 2013
di Padre Luca M. Genovese, FI

Degna di particolare venerazione è l’Assunzione al Cielo di Maria Santissima, la quale invita l’uomo a seguirla in questa ascesa, imitandola ora nella contemplazione, attraverso la quale, già su questa terra, i nostri occhi si aprono alla beatifica “visione della luce di Dio”.

I secoli cosiddetti “bui” a causa della vergognosa, ignorante e capziosa propaganda “illuminista”, i secoli dell’“Alto Medioevo”, contengono al contrario una eccezionale ricchezza culturale e spirituale, grazie all’opera infaticabile, pratica e mistica di eroici e santi monaci benedettini sparsi in tutta Europa in una miriade di monasteri che con la forza e la genialità dello Spirito Santo riuscirono a tramandare e far così sopravvivere culture decadute, a fondare nuove chiese, monasteri ed intere città di grandissima vivacità per tutti i secoli avvenire.
Un esempio di questa solarità e potenza soprannaturale fu il grande e celebrato Abate del monastero benedettino di Fulda in Germania, poi vescovo della prestigiosa sede di Magonza, san Rabano Mauro (†856), di vastissima cultura e produzione letteraria, secondo solo a sant’Agostino nell’antichità di lingua latina per numero di opere pubblicate (raccolte in sei grossi volumi della storica collana patristica di J. P. Migne, la Patrologia Latina). Quest’uomo poliedrico che non fu solo scrittore sacro, ma anche musicista (a lui è attribuito il famoso inno Veni Creator Spiritus), «poeta, filosofo, pastore e uomo di Dio», come scrive il Santo Padre Benedetto XVI nell’Udienza generale tenuta su di lui il 3 giugno 2009, fin da fanciullo si sentì chiamato alla vita religiosa e, avendo risposto prontamente alla sublime chiamata nel monastero di Fulda, sin da giovanissimo padroneggiò le Scritture elaborando per tutta la sua vita, anche nel pieno svolgimento del suo ministero pastorale ed episcopale, ornati commenti a quasi tutti i Libri sacri.
     Gli fu dato il titolo di Præceptor Germaniæ, il precettore, cioè il “Maestro della Germania”, per la sua grande influenza su tutta la cultura tedesca e perché si impegnò al massimo per l’unità dei cristiani nella sua terra, vera radice di autentico Cristianesimo, a differenza del degenere Martin Lutero (†1546), pure lui monaco e tedesco che però si prodigò per la divisione religiosa e il conflitto tra i popoli germanici, da vero discepolo rinnegato di tanto maestro. Le preziose spoglie di san Rabano Mauro non a caso furono distrutte nel XVI secolo dal furore satanico dei cosiddetti “riformatori”.
Ma egli fu un uomo pienamente realizzato nella sua fede cristiana, non nascose la sua tenerissima devozione alla Vergine Immacolata e Madre di Dio di cui fu emulo e solerte figlio nella scalata verso l’Assoluto. Ai suoi monaci ebbe a dire: «Chi è negligente nella contemplazione, si priva da se stesso della visione della luce di Dio; chi poi si lascia prendere in modo indiscreto dalle preoccupazioni e permette ai suoi pensieri di essere travolti dal tumulto delle cose del mondo si condanna all’assoluta impossibilità di penetrare i segreti del Dio invisibile» . Quale maestra più nobile di contemplazione può esserci della Vergine Maria per ogni creatura e in modo speciale per un’anima chiamata alla perfezione evangelica?
L’opera di san Rabano Mauro sulla Madonna ricalca quella della Teologia patristica precedente, mettendo in evidenza la luce ineguagliabile che scaturisce da Maria Santissima per la Salvezza e la perfezione di ogni uomo. Ecco la celebrazione della gloria di Maria da parte del nostro Santo nella festività dell’Assunzione al Cielo della Beata Vergine: «Se sono degne di lode le festività di tutte le sante vergini, che fino al termine della vita conservarono la purezza della mente e del corpo, trionfando per la misericordia di Dio sulla sregolatezza di questo mondo, di quanta maggiore venerazione allora, fratelli, è degna quella solennità nella quale si celebra il transito della Vergine delle vergini da questa vita temporale al riposo eterno! Infatti crediamo non solo che Ella è degna di essere ricordata da noi, ma che è ancora più degna di onore da parte degli stessi santi spiriti angelici, che esultano di solenne gioia nel vedere che la Madre del Signore e del Sommo Creatore condivide insieme ad essi l’eterna beatitudine» . Solo la Vergine è elevata ad un livello così eccelso di gloria superiore agli spiriti angelici e condivide quindi per l’elevatezza dei suoi meriti la gloria di Cristo stesso. Si nota qui la delicatezza con cui l’Autore venera la verginità che considera un dono e un onore grandissimo per un’anima, ma superiore a quella di tutti gli spiriti vergini è la santa, sublime, eccelsa Verginità di Maria Santissima, fonte di suprema unione e di assimilazione con Cristo nella sua gloria e beatitudine, anche nel corpo.
«Per queste ragioni, ammirando la sua grandezza nel silenzio del nostro cuore, fratelli carissimi, eleviamo un inno di lode e diciamo: “O veramente beata Vergine Maria, riconosci la tua gloria, quella gloria cioè che l’angelo ti ha annunciata; quella che Giovanni ha profetizzato per bocca di Elisabetta, quando non era ancora uscito dal suo grembo: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo (Lc 11,42)”. Tu, o Maria, hai meritato di accogliere quella venuta promessa al mondo intero tanti secoli addietro; sei divenuta dimora dell’immensa maestà; solamente tu per particolare privilegio hai posseduto per nove mesi la speranza del mondo, il decoro dei secoli, la comune gioia di tutti. Colui che ha dato inizio ad ogni cosa da te ha preso inizio e dal tuo corpo ha preso il sangue da versare per la vita del mondo. La vita di tutti i secoli è nata dall’unico tuo parto: tu hai meritato di chiamare Figlio tuo il Padre degli angeli [...]; ti lodino gli angeli, ti lodino gli arcangeli, esultino con inni di lode tutte le potenze celesti e l’intera comunità dei santi. Ma ciononostante mi sembra che la dignità del tuo onore sia ancora superiore» .
La lode che possiamo rivolgere a Maria è sempre inferiore a quella che realmente Ella merita. Le nostre lingue, le nostre menti e i nostri cuori, cioè, non potranno mai raggiungere e spiegarsi l’altezza della sua gloria, per cui si anticipa qui il detto di san Bernardo: De Maria numquam satis, per la nostra sublime Maestra e casa perenne di contemplazione. Ella è Colei al quale Cristo ha disposto di concederci la contemplazione dell’eterna beatitudine nella Vita eterna: «Dunque sia nobili, sia ignobili, sia servi, sia liberi, sia uomini, sia donne, sia vecchi, sia giovani tutti ugualmente ascoltino l’Apostolo dire: State saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti, tutto si faccia tra voi nella carità (1Cor 6,13-14). E se la Santa Madre di Dio vedrà che noi che partecipiamo alla sua festività ci comportiamo in questo modo, facilmente impetrerà per noi la giusta consolazione nel presente e la vita eterna nel futuro per dono del Signore Gesù Cristo» .

Note
1) San Rabano Mauro, De Ecclesiastica Disciplina, Lib. I (PL 112, 1263A).
2) Idem, Omelia sull’Assunzione della Beata Vergine Maria, 1 (PL 110, 55B).
3) Ivi, 3-4 (PL 110, 55C-56A).
4) Ivi, 7 (PL 110, 56D).