MARIA SS.MA
Il “sacramento” della Madonna
dal Numero 40 del 12 ottobre 2014
di Padre Edoardo Hugon

Ottobre è il mese dedicato al Santo Rosario. Ecco un curioso parallelo tra il Rosario e i Sacramenti. Il Rosario non è un Sacramento, ma è un canale così ricco di grazia da renderne davvero cara e necessaria la pratica assidua!

Il profeta Isaia c’invita a far conoscere ai popoli le invenzioni di Dio (cf. 12,4). Le invenzioni di Dio! L’umano linguaggio a volte è impotente a celebrare i capolavori del genio, ma, quando si tratta delle invenzioni divine, l’entusiasmo resta muto, una fredda spada va fino all’anima: si ammira e si tace. Fra queste invenzioni ve ne sono tre infallibili: l’Incarnazione, la Maternità Divina, l’Eucaristia. L’Uomo-Dio, la Madre di Dio, il Santissimo Sacramento: davanti a queste tre meraviglie, l’intelligenza annientata non può che esclamare: “Silenzio! Ecco il divino!”.
Dopo le invenzioni di Dio vi sono quelle di Maria. Le quali sono sublimissime, perché sono invenzioni d’amore; e sono innumerevoli, perché s’estendono a tutti i tempi e a tutti i luoghi. Fra tutte, una delle più eccellenti è certamente il Rosario. Dall’Ordine di san Domenico fu consegnato all’intero Universo, e, non appena esso fu noto, il secolo XIII poté intonare l’osanna d’un radioso avvenire.
Nell’istituzione del Rosario, più che un’opera di genio, noi troviamo quella sapienza soprannaturale che i teologi ammirano nell’istituzione dei Sacramenti.
Lungi da noi il pensiero di pareggiare il Rosario ai Sacramenti, ma è permesso di accertare a questo proposito più d’una meravigliosa analogia. I Sacramenti sono in perfetta armonia con la natura umana, che è ad un tempo sensibile e spirituale. Il voler applicare l’uomo ad atti puramente intellettuali sarebbe un divezzarlo in qualche modo da un latte indispensabile alla sua felicità. La sua Religione e il suo Culto hanno bisogno d’un alimento esterno; i suoi Sacramenti hanno un corpo, perché sono segni sensibili; hanno un’anima, perché contengono la virtù invisibile dell’Altissimo. Si pronunziano alcune parole e subito il segno è invaso dalla maestà divina; Dio passa nei Sacramenti, poiché vi passa la grazia, e nel medesimo tempo che la grazia ha toccato l’anima, l’anima ha toccato Iddio.
Nello stesso modo la vera preghiera è quella che abbraccia tutto quanto l’uomo. Ora il Rosario ha un’anima e un corpo: il corpo è la preghiera vocale; l’anima è il pensiero del mistero, è la virtù celeste che ne deriva. Come i Sacramenti, il Rosario ha la sua materia e la sua forma; col suo lato sensibile esso rappresenta l’Umanità sacrosanta del Salvatore, e parla alla nostra natura corporale; e con la sua virtù invisibile, e coi suoi sublimi misteri, rappresenta la divinità di Cristo, e si rivolge alla nostra natura superiore, per mezzo della quale noi ci accostiamo all’Angelo e a Dio.
Nei Sacramenti il segno sensibile e la virtù delle parole formano un solo tutto, come in Cristo la natura umana e la natura divina si uniscono in una sola Persona; nel Rosario, la preghiera vocale e il pensiero del mistero formano un tutto indivisibile. Separare la forma dalla materia è un distruggere il Sacramento; separare il mistero dalla recita è un distruggere l’essenza del Rosario.
I Sacramenti sono come il prolungamento e la continuazione dell’Incarnazione; sono, per così dire, reliquie di Nostro Signore. Nei Sacramenti Gesù passa per benedire e salvare; e lascia sfuggire, come già un tempo, quella virtù che guarisce: Da lui usciva una forza che sanava tutti (Lc 6,19). Anche nel Rosario vi è Gesù che passa. Enunziando ciascun mistero, si potrebbe dire: Ecco che passa il Figlio di David. Gesù, figlio di David, abbi pietà di me.
I Sacramenti sono i simboli esterni che distinguono i cristiani dagl’infedeli; e il Rosario è la devozione distintiva dei veri cattolici. I Sacramenti sono i vincoli soavi e forti che uniscono i figli di Cristo; con la partecipazione ai medesimi Sacramenti, i fedeli fanno vedere che comunicano nella medesima Fede, nella medesima Speranza, nel medesimo Amore; col Rosario, i cavalieri di Maria s’uniscono da tutti i punti della terra e confondono la loro voce nel medesimo Amore e nella medesima Speranza. Il Rosario è come il vessillo che Dio solleva sopra le Nazioni per adunarle dai quattro angoli dell’Universo. Et levabit signum in nationes et colliget a quatuor plagis terrae (cf. Is 11,12).
Sarebbe facile proseguire questo parallelo tra i Sacramenti, invenzione di Gesù, e il Rosario, invenzione di Maria. Noi lo riassumiamo in poche parole: l’uomo ha bisogno del sensibile; i Sacramenti e il Rosario sono i segni che sollevano l’anima fino alla vetta d’onde ella contempla gli orizzonti celesti, Dio, l’eternità. L’uomo vuol nutrirsi dello spirituale; i Sacramenti e il Rosario gliene facilitano l’intelligenza. L’uomo ha sete dell’infinito; i Sacramenti e il Rosario gli danno Iddio.
Ma questo è solo un punto di vista speciale; e il Rosario ha un’estensione in qualche modo illimitata.
L’uomo tocca il tempo col suo corpo e con le sue debolezze; ma con le vette dell’anima sua, col suo fine soprannaturale, tocca l’eternità. Ebbene, il Rosario è tanto vasto da abbracciare il tempo e la stessa eternità. Inquadra tutti i tempi, poiché contiene quegli incomprensibili misteri che sono il punto centrale di tutti i secoli e il cui compimento costituisce quello che san Paolo chiama la pienezza dei tempi (cf. Gal 4,4). Abbraccia l’eternità. Infatti il Rosario comincia in Cielo e nell’eternità col mistero dell’Incarnazione e termina in Cielo e nell’eternità coi misteri dell’Ascensione di Gesù e dell’incoronazione di Maria. Noi lo cominciamo sul Cuore adorabile della Trinità, e lo terminiamo sul Cuore della Santa Vergine. Dal Cielo al Cielo, dall’eternità all’eternità, ecco le estensioni del Rosario.
Per ciò stesso il Rosario è il riassunto di tutto il Cristianesimo. Tutto quanto il dogma si riduce al Rosario. Il trattato delle Divine Persone e quello dell’Incarnazione, noi lo incontriamo fin dal primo mistero; il trattato dei Sacramenti, l’abbiamo già sfiorato; in quanto al trattato dell’Eucaristia, tutti sanno che il Rosario è, come il Santissimo Sacramento e come la Santa Messa, il memoriale della Vita, Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore. Il trattato dei Novissimi è contenuto in modo visibile e pratico nei misteri gloriosi. Il Rosario è dunque la Teologia, ma la Teologia che prega, che adora, che dice con ciascuno dei suoi dogmi: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
La Morale, che tratta dei peccati e delle virtù, rientra nella nostra grande devozione.
La storia si compendia nel Rosario, poiché questa devozione contiene Colui che è la prima e l’ultima parola di tutti gli avvenimenti, Colui la cui radiosa figura domina i due versanti della storia, l’Antico e il Nuovo Testamento. Ancora una volta, il Rosario è la storia che prega, che riconduce tutte le Nazioni a Cristo, dicendo: Tu sei l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine.
Il Rosario è più che un’opera di genio: è una sapienza soprannaturale; in una parola, è l’invenzione di Maria, ed è il compendio di tutte le opere di Dio.
La pratica della Santità abbraccia l’insieme della perfezione cristiana, dalla carità comune fino alla carità eroica, e il Rosario c’inizia a tutti questi gradi della vita spirituale.
Tutto ciò spiega e giustifica come si debba meglio conoscere e meglio amare la Vergine del Santo Rosario e il suo Divin Figliolo!