MARIA SS.MA
Contemplare con Maria il volto eucaristico di Cristo
dal Numero 39 del 11 ottobre 2020
di Padre Serafino M. Lanzetta

Contemplare attraverso il velo della fede il volto di Dio divenuto uomo e, ancor più sorprendentemente, divenuto piccola Ostia, è l’ideale del cristiano. Il Santo Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il “segreto” per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo nei suoi misteri.

La contemplazione cristiana, come asseriscono i maestri spirituali, è il cuore, la linfa vitale del vivere da figli di Dio. Contemplare altro non è che fissare lo sguardo della mente, del cuore, dei sensi interni ed esterni su di un volto, il volto di Colui che ha assunto i lineamenti umani perché attraverso il suo volto, in modo palpabile, risplendesse il volto di Dio: Cristo. Contemplare allora è ammirare, guardare con attenzione, con intelligenza (nel significato etimologico di “leggere all’interno”), fissare lo sguardo in uno sguardo. Nei Vangeli è frequente il fatto che Gesù fissi il suo sguardo su alcuni. Per esempio quando Gesù chiede a quel giovane ricco di compiere una scelta totalizzante per il Regno dei cieli, l’evangelista Marco annota: «Gesù, fissatolo, lo amò...» (Mc 10,21). Si pensi poi a quello sguardo del Maestro tradito che mira da lontano Pietro e questi non sa fare altro che scoppiare in lacrime per tutto l’amore e il dolore di quel Volto (cf. Lc 22,61). E così via in diverse altre parti dei Vangeli.

Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, san Giovanni Paolo II indica un’icona della contemplazione cristiana nella scena evangelica della trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor, quando il Signore «apparve trasfigurato dinanzi a loro» e «il suo volto brillò come il sole» (Mt 17,2). La contemplazione, dice il Papa polacco, è «fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre» (n. 9). Questo «è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro» (ibidem). Cristo è l’oggetto della nostra contemplazione, o meglio il volto da mirare. Tutta la sua vita, che dai misteri gaudiosi diventa mistero di luce e attraverso i misteri dolorosi approda finalmente alla gloria della Risurrezione e perciò ai misteri gloriosi, è quel volto additatoci dal Papa sul quale rifulge sempre la gloria di Dio. Or nella gioia or nella luce, or nel dolore or nella gloria, sempre su quel volto si delinea la potenza e la maestà di Dio, abbassatosi per innalzarci alla sua destra. La contemplazione del volto di Cristo, allora, sarà segnata da un itinerario che percorre tutta la sua vita, dall’Incarnazione al Calvario, alla gloria dei cieli nuovi e della terra nuova.

Tutto poi è racchiuso, a modo di sintesi, nel mistero eucaristico. Ogni mistero della vita di Gesù è come compendiato nel mistero più ampio che tutti li abbraccia e li unisce: l’Eucaristia. Contemplando l’Eucaristia scopriamo il volto di Cristo velato dalle specie sacramentali del pane e del vino, ma che si colora ora di gioia, ora di luce, ora di dolore, ora di gloria. Nell’Eucaristia abbiamo tutta la vita del Salvatore. L’Eucaristia è tutto il bene della Chiesa.

Ancora una volta dobbiamo confessare, con tutta la Tradizione della Chiesa, che v’è un modello unico ed insuperabile di contemplazione del volto di Cristo, soffuso di un bianco splendore nell’Eucaristia: l’Immacolata Madre di Cristo e dell’Eucaristia.

«Il volto del Figlio – continua il santo Pontefice – le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande» (n. 10). L’Immacolata è davvero «colei che a Cristo più s’assomiglia», e nella natura umana che è identica a quella del Figlio in quanto da Lei generato, e nello spirito, in quanto, «alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria» (ibidem). Nel volto di Maria traspare il volto di Cristo. I misteri del Figlio diventano i misteri della Madre. «Quello sguardo sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui» (ibidem). Sarà uno sguardo interrogativo, radioso, addolorato, gaudioso, ardente: uno sguardo insomma che attraversa tutta la vita del Figlio scrutandone gli arcani reconditi.

E così siam giunti al dunque. Non è forse la preghiera del Santo Rosario un itinerario di contemplazione alla scuola di Maria, per imparare da Lei a fissare il volto di Cristo in tutti i suoi misteri? Il Santo Rosario è «una preghiera spiccatamente contemplativa» (n. 12).

Con il Rosario scorriamo tutta la vita di Cristo, rivivendola nei ricordi di Maria; nel Rosario leggiamo tutto il mistero di Cristo, mirandolo con gli occhi stessi di Maria. Pregando il Rosario ci mettiamo alla scuola di Maria. Lei è la maestra perché tra gli «esseri umani nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci ad una conoscenza profonda del suo mistero» (n. 14). Nessuno come la Madre può insegnarci a contemplare il volto radioso di Cristo fattosi prigioniero nel sacramento dell’Eucaristia, dal momento che l’istituzione di sì gran Sacramento, per volontà del Papa polacco, è diventata il quinto mistero luminoso. Con Lei si cammina di luce in luce, di gloria in gloria, dall’Eucaristia alla vita intratrinitaria dei Tre Coamanti per essere con Lei coamanti in Dio.

Ave, o Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi all’Eucaristia!

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