MARIA SS.MA
Una Corona mai deposta. La verità su Maria Regina
dal Numero 23 del 7 giugno 2020
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Dalla sua unione con Cristo Re deriva alla Vergine Maria quella regale dignità e potenza per la quale Ella può dispensare i tesori del regno del divin Redentore. I fedeli contemplano in pia meditazione già da molti secoli il regno di Maria, che abbraccia cielo e terra.

L’indirizzo teologico post conciliare è stato segnato, come ben si sa, da quella svolta antropologica di rahneriana memoria nelle cui spire è finita anche la Mariologia dal momento che nessuna branca del sapere teologico è rimasta fuori dal contagio. E così la Mariologia si è trasformata in “mariologia feriale”, “mariologia in cammino”, una mariologia, insomma, svilita da un indirizzo “umano troppo umano” che riecheggia nientemeno che il pensiero del superuomo nietzschiano (Umano, troppo umano, 1878, è la prima opera del filosofo anticristiano Friedrich Nietzsche).

Purtroppo, gli ultimi 50 anni di storia della Chiesa sono stati segnati, tra le tante rovine, anche da quello che si definisce “minimalismo mariologico”: la Madonna, cioè, ridotta ad una “donnetta feriale”, una qualunque, erede come noi di tutte le passioni e miserie da cui è reso schiavo il genere umano. La dottrina e la pietà mariane ridotte ad un “ectoplasma”, secondo l’efficace espressione del famoso mariologo ed esperto di apparizioni mariane, René Laurentin. Dopo il Concilio Vaticano II è cominciata quella che è stata definita «epoca glaciale mariana» che ha visto uno sforzo titanico da parte degli esponenti del “nuovo corso della Mariologia” di rimuovere e far sparire, come “relitto da museo”, tutto quanto di bello, vero ed onorevole la Tradizione di due millenni della Chiesa aveva saputo attribuire alla eccelsa Madre di Dio.

Lo stesso papa Paolo VI, il papa del Concilio, un giorno fu costretto a lamentarsi in proposito e, parlando con manifesta apprensione e amarezza dei «tanti sconvolgimenti spirituali» in atto nel post-Concilio, presentava con accenti di dolore lo “sconvolgimento” della devozione alla Madonna: «Perché, oggi, che cosa è avvenuto? È avvenuto, fra i tanti sconvolgimenti spirituali, anche questo: che la devozione alla Madonna non trova sempre i nostri animi così disposti, così inclini, così contenti alla sua intima e cordiale professione com’era un tempo. Siamo noi così devoti a Maria come lo era fino a ieri il clero e il buon popolo cristiano? Ovvero siamo oggi più tiepidi, più indifferenti? Una mentalità profana, uno spirito critico hanno forse reso meno spontanea, meno convinta la nostra pietà verso la Madonna» (1).

Capite bene che in questo contesto non si salva niente: nessun privilegio di questa Donna sublime è accettato e conservato integro da tali detrattori della fede.

La Benedetta fra tutte le donne, invece – e tocca in questi tempi ricordarlo –, è stata salutata dalla Tradizione della Chiesa come Nuova Eva che affianca il Nuovo Adamo Gesù nell’opera della redenzione, del sollevamento e della rigenerazione del genere umano. Per la sua intatta fedeltà alla sua missione, Ella è stata definitivamente elevata ad una dignità eccelsa e sublime, al di sotto solo di Dio Medesimo, quale Regina del cosmo, dei cieli e della terra, a cui ogni creatura, per sempre, è sottomessa.

Quindi: donna feriale? Donna qualunque? Donna “in cammino”? No, Regina! Regina che con la sua bontà e misericordia si offre di continuo al Padre per intercedere per noi poveri peccatori, salvarci dagli artigli di Satana ed introdurci nel Regno beato per l’eternità. Ecco cosa scriveva uno dei più degni successori di San Pietro di tutti i tempi, la cui voce occorrerebbe far echeggiare ovunque: «È certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e uomo, è re; tuttavia, anche Maria, sia come Madre di Cristo Dio, sia come socia nell’Opera del divin Redentore, e nella lotta con i nemici e nel trionfo ottenuto su tutti, ne partecipa la dignità regale, sia pure in maniera limitata e analogica. Infatti da questa unione con Cristo re deriva a Lei tale splendida sublimità, da superare l’eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza, per cui Ella può dispensare i tesori del regno del divin redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine l’inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre [...]. I fedeli contemplano in pia meditazione già da molti secoli il regno di Maria, che abbraccia il cielo e la terra [...]. Il popolo cristiano ha sempre creduto a ragione, anche nei secoli passati, che Colei, dalla quale nacque il Figlio dell’Altissimo, che “regnerà eternamente nella casa di Giacobbe” (Lc 1,32), [sarà] “Principe della pace” (Is 9,6), “Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19,16), al di sopra di tutte le altre creature di Dio ricevette singolarissimi privilegi di grazia. Considerando poi gli intimi legami che uniscono la madre al figlio, attribuì facilmente alla Madre di Dio una regale preminenza su tutte le cose» (2).

E nel discorso in onore di Maria Regina pronunciato il 1° novembre 1954 (che sarei tentato di riportare integralmente per la sua bellezza ma che mi accontento di lasciare alla vostra personale lettura), il Pastor Angelicus pronunciava parole dalla tale carica di amore e venerazione mariana che da sole potrebbero bastare ad abbattere tutte le false costruzioni pseudo-teologiche degli ultimi sessant’anni di mariologia feriale: «L’origine delle glorie di Maria, il momento solenne che illumina tutta la sua persona e la sua missione, è quello in cui, piena di grazia, rivolse all’Arcangelo Gabriele il “Fiat”, che esprimeva il suo assenso alla disposizione divina; in tal guisa Ella diveniva Madre di Dio e Regina, e riceveva l’ufficio regale di vegliare sulla unità e la pace del genere umano. Per Lei noi abbiamo la ferma fiducia che l’umanità s’incamminerà a poco a poco in questa via di salvezza; Ella guiderà i capi delle nazioni e i cuori dei popoli verso la concordia e la carità. Che cosa dunque potrebbero fare i cristiani nell’ora presente, in cui l’unità e la pace del mondo, ed anzi le sorgenti stesse della vita, sono in pericolo, se non volgere lo sguardo verso Colei che apparisce loro rivestita della potenza regale?

Come Ella avviluppò già nel suo manto il Fanciullo divino, primogenito di tutte le creature e di tutta la creazione (cf. Col 1,15), così si degni ora di avvolgere tutti gli uomini e tutti i popoli con la sua vigilante tenerezza; si degni, come Sede della Sapienza, di far rifulgere la verità delle parole ispirate, che la Chiesa applica a Lei: “Per me reges regnant, et legum conditores iusta decernunt; per me principes imperant, et potentes decernunt iustitiam” (“Per mezzo mio regnano i re, e i magistrati amministrano la giustizia; per mezzo mio comandano i principi e i sovrani governano con rettitudine”) (Prv 8,15-16). Se il mondo lotta al presente senza tregua per conquistare la sua unità, per assicurare la pace, l’invocazione del regno di Maria è, al di sopra di tutti i mezzi terreni e di tutti i disegni umani sempre in qualche modo difettosi, la voce della fede e della speranza cristiana, salde e forti delle promesse divine e degli aiuti inesauribili, che questo impero di Maria ha diffusi per la salvezza della umanità».

Dense, anzi densissime queste parole. Eppure la regalità della Signora del creato gode di attestazione ben più antica. Si pensi che le prime testimonianze dei Padri della Chiesa sulla regalità della Vergine Maria risalgono al IV secolo.

Ricordiamo innanzitutto un frammento di sant’Efrem il Siro, in cui prega la Madre di Gesù, chiamandola «Vergine augusta e padrona, Regina, Signora» (3). A qualche decennio successivo risalgono, invece, le invocazioni di Gregorio di Nazianzo: «Madre del Re di tutto l’universo», «madre vergine, ha partorito il Re di tutto il mondo» (4). Contemporaneamente, a Maria viene attribuito anche il titolo di “Signora” (Domina, in latino).

Le testimonianze si moltiplicano in Oriente e in Occidente nei secoli successivi. In Oriente nel VI secolo il grande innografo Romano il Melode († 560) canta l’amorevolezza di Maria Regina verso i poveri: «Non è prerogativa solo del comandante il saluto alla Regina, ma anche gli umili possono vederla, parlare con Lei» (5). Flavio Cresconio Corippo († 568), poeta di corte dell’imperatore di Bisanzio Giustino II, scrive una preghiera alla Vergine per l’imperatrice Sofia, nella quale invoca Maria quale «Regina del mondo eccelso, madre santissima del creatore dell’universo» (6).

Ma sono soprattutto i tre grandi autori bizantini dell’VIII secolo, sant’Andrea di Creta († 720), san Germano di Costantinopoli († 733) e san Giovanni Damasceno († 749) a utilizzare, dopo aver elaborato la dottrina dell’Assunzione e della Mediazione di Maria, il termine “Regina” per esprimerne la superiorità sulle creature celesti e sugli uomini.

In Occidente il titolo “Regina” compare a partire dal VI secolo. In un poema in lode di Maria attribuito a Venanzio Fortunato (530-600), l’Autore canta: «Sei stata posta sul trono celeste, o felice Regina» (7); un secolo dopo Ildefonso da Toledo († 667) così invoca la Madre di Gesù: «O mia signora, o mia dominatrice: tu sei mia signora, o madre del mio Signore [...] Signora tra le ancelle, Regina tra le sorelle» (8); e Ambrogio Autperto nell’VIII secolo giustifica ancora una volta questo titolo con il riferimento alla Maternità divina: «Regina del cielo, perché madre del Re degli angeli» (9).

Si potrebbe andare avanti a lungo, ma a che serve? È già fin troppo chiaro come la Chiesa abbia sempre creduto e professato la regalità della Vergine Santa. Ricordiamolo: «De Maria numquam satis» (San Bernardo di Chiaravalle): mai si dirà abbastanza di Colei che, Nuova Eva, è stata eletta Socia del Salvatore e ci ha rigenerato alla vita della grazia.

Sia benedetto il nome di Maria Vergine e Madre, la sua materna corredenzione e la sua gloriosa regalità. Così sia.  


NOTE

1) Paolo VI, Omelia, in AAS 62 (1970) 295-301.

2) Pio XII, Lettera enciclica Ad Coeli Reginam, 11 ottobre 1954.

3) Sant’Efrem, Oratio ad Ss.mam Dei Matrem.

4) San Gregorio di Nazianzo, Poemata dogmatica 18,58, in Patrologia Graeca 37, 485.

5) Romano il Melode, Inno I dell’annunciazione 1, in Sources Chretiennes 110, 20.

6) Flavio Cresconio Corippo, In laudem Iustinii 2,56.

7) Venanzio Fortunato, In laudem Sanctae Mariae 265, in Patrologia Latina 88, 282.

8) Sant’Ildefonso di Toledo, De virginitate perpetua B.M.V., in Patrologia Latina 96, 58.

9) Sant’Ambrogio Autperto, Omelia nella festa dell’Assunzione 2, in Patrologia Latina 39, 2129.

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