MARIA SS.MA
Nostra Signora d'Itatí
dal Numero 14 del 10 aprile 2016
di Suor M. Luigia Mirra, FI

Ad arricchire la pietà mariana della Repubblica Argentina contribuisce la bella e miracolosa immagine della Vergine d’Itatí che suscitò grande devozione fra le tribù indigene di Yagurí. Fu la stessa Santa Vergine a scegliere il luogo definitivo dove stanziarsi per elargire innumerevoli grazie.

L’immagine di Nostra Signora d?Itatí è una delle immagini mariane più celebri ed antiche della Repubblica Argentina. Il suo nome: Itatí, viene dal guaranì – la lingua degli indios – e significa: “Ita” (roccia); e “Ti” (bianca); cioè: “Pietra Bianca”; essa fu chiamata così proprio poiché ritrovata sopra una pietra bianca.
La sua storia risale agli inizi dell’epoca coloniale e si ambienta sulle sponde nordiche del fiume Paraná, a 70 km dalla città di Corrientes, e ai confini con il Paraguay.
Fu quando, nel 1528, il conquistatore Sebastiano Gaboto, esplorando l’Alto Paraná, sbarcò con i suoi uomini in un golfo, cui diede il nome di Porto Santa Anna. Da allora, la gloriosa madre della Vergine Maria prese quelle regioni sotto la sua protezione, e siccome il luogo sembrò loro molto prospero, con tanti animali e frondosa vegetazione, buon clima ed un’amichevole popolazione di nativi, decisero di rimanervi. Lì sorgeva un villaggio chiamato “Case di Yaguarón”, dal nome del capo della tribù: il “cacique” Yaguarón. Egli ed i suoi indios erano veramente d’indole molto pacifica ed ospitale, ed accolsero molto bene gli spagnoli.
I Padri Francescani non tardarono a raggiungere i colonizzatori di quella tribù, poi da essi chiamata Missione di Yaguarí, per spargervi i primi semi evangelizzatori e diffondervi l’amore a Gesù e la devozione alla Madonna. Quasi cento anni dopo, proveniente dal sud del Brasile, arrivò a Yaguarí anche la prima immagine della Madonna: il suo viso era bellissimo ed era moretta. Sorprendeva per le sue dimensioni, perché era più alta del comune (la statua misurava 1 metro e 26 cm). E risultava singolarmente e misteriosamente composta di due tipi di legno distinti: il corpo era di timbó, un legno del Nuovo Mondo, che gli indigeni conoscevano molto bene, e il viso era di nogal, un legno che esisteva solo in Europa. Dal Vecchio Continente procedevano anche i vestiti della Madonna: un mantello azzurro ed un velo bianco di broccato. L’immagine sacra presenta la Vergine Maria in piedi, sopra una mezza luna, con le mani giunte in preghiera, sostenendo una corona del Rosario.
Tra gli indigeni cresceva sempre più la devozione alla Madonna. Ciò nonostante, nel 1615, un gruppo di nativi, non favorevole all’opera evangelizzatrice dei Francescani, rubò l’immagine e la nascose. Presto gli indios, suoi devoti, la ritrovarono tra le paludi del Paraná, sopra una pietra bianca, illuminata da una luce che non poteva descriversi, ed avvolta in una musica proveniente dal Cielo.
Gli indios portarono l’immagine al Padre Francescano, Fra Luis di Bolaños, che la restituì alla Cappella di Yaguarí. Eppure, la Vergine scomparve di nuovo, con spavento e sconforto di tutti. Ma di nuovo fu ritrovata, nello stesso luogo, sulla stessa pietra bianca. Fu così che Fra Bolaños capì che la volontà della Madonna era restarsene lì, sulle rive del Paraná, non a Yaguarí, e perciò decise di trasferire tutto il villaggio attorno alla pietra bianca, fondandovi la nuova Missione di Itatí, in data 7 dicembre 1615, con il nome di Villaggio di Indios della Pura e Casta Concezione di Nostra Signora di Itatí. È in questo stesso luogo che oggi s’innalza l’immenso Tempio della Vergine, dove da allora, il Culto della Vergine Maria, segue ininterrotto.
Nella Settimana Santa del 1624, quando era Parroco Fra Juan di Gamarra, successore di Bolaños, ebbe luogo la prima trasfigurazione del volto della Vergine. Al riguardo, il Padre Gamarra, disse: «Si produsse uno straordinario mutamento del volto, e divenne così bella, ma così bella, come non l’avevo mai vista». La trasfigurazione soprannaturale del volto della Vergine durò vari giorni e si ripeté varie volte nel corso degli anni, tornando ad ascoltarsi anche, più di una volta, quella stessa musica che udirono gli indios quando la ritrovarono nella palude.
Padre Juan di Gamarra documentò i numerosi miracoli che la Vergine di Itatí andava realizzando nel suo popolo. Li trascrisse dettagliatamente, raccogliendo le relazioni dagli stessi protagonisti e da testimoni oculari, poi approvati dai suoi Superiori e dal notaio pubblico di Corrientes. Sono racconti semplici, come quello di una bambina cieca dalla nascita, la cui madre chiese la grazia della vista alla Madonna: messasi a pregare una novena, quando ancora non l’aveva terminata, sua figlia già vedeva. I miracoli e le guarigioni sono incalcolabili, ma forse il più incredibile e spettacolare resta quello del 1748. In quell’anno ci fu una grande irruzione di tribù indigene che volevano distruggere e saccheggiare il villaggio, per rapire donne e bambini e rubare provvigioni e bestiame, ma quando arrivarono alle porte di Itatí, come per gli egiziani che inseguivano Mosè, vi si aprì dinanzi una voragine che impedì loro il passo. Così, terrorizzati, indietreggiando scapparono, e gli abitanti del villaggio corsero alla Cappella a ringraziare la loro Patrona. La fama dei favori della Vergine andò diffondendosi di bocca in bocca. Non solo quella dei miracoli, ma anche quella di tutta l’immensità di grazie spirituali che spargeva sui suoi figli devoti, e che, riguardando il profondo e l’intimo dei cuori, sono più difficili da ricostruire.
Il 16 luglio del 1900, l’immagine della Vergine d?Itatí fu solennemente incoronata per volontà di Papa Leone XIII e intronizzata come Regina di Paraná e Regina dell’Amore. Il 3 febbraio 1910, Papa Pio X creò la Diocesi di Corrientes, e il 23 aprile 1918, la Vergine d?Itatí fu proclamata sua Patrona e Protettrice. La sua festa liturgica si celebra il 9 luglio.
Ogni anno, il 16 luglio, circa 2 milioni e mezzo di fedeli, non solo dell’Argentina, ma anche di molti altri Paesi, si recano in pellegrinaggio alla Basilica per testimoniare la loro devozione e il loro amore verso Nostra Signora d?Itatí.