Il Santo Rosario è molto più che una semplice devozione. è preghiera che trasforma l’uomo, è preghiera che combatte e porta vittoria, è Corona di Gloria posata sul capo della Vergine che Ella converte in Corona di grani, per far partecipi i suoi sudditi dei Misteri divini.
Si fanno ridere dietro, quelli che pregano il rosario. Lo sappiamo: “Negli ultimi decenni, la Chiesa si è profondamente rinnovata; è finalmente venuto alla luce il cristiano adulto, che non ha più bisogno di queste vecchie usanze, perché lui stabilisce un contatto diretto e spontaneo con la divinità. Poi, il Rosario è una preghiera talmente monotona, talmente ripetitiva! Queste centinaia di Ave Maria! Che senso ha? Sempre le stesse parole! Sembra piuttosto uno psittacismo: questa devozione ci trasforma in pappagalli! Non sarebbe meglio parlare a Dio stesso, con le nostre proprie parole, con il nostro cuore? E poi non c’è forse il rischio di cadere in qualche mariolatria? Non bisogna esagerare con la Madonna!”.
In questo discorso – in realtà protestante – troverete quasi tutte le obbiezioni contrarie alla devozione al Santo Rosario. Perché noi conserviamo, nella fedeltà alla Tradizione cattolica, la preghiera del Santo Rosario? Si tratta di un bisogno sentimentale, una sorta di “nostalgia”?, oppure esiste in realtà un fondamento più solido, veramente dottrinale di questa devozione?
Già potremmo rispondere che in tutta la storia della Chiesa, da Gregorio XIII a Leone XIII, da san Pio V a san Giovanni Paolo II, non esiste una preghiera che sia stata così lodata, raccomandata dal Magistero supremo, come il Santo Rosario. Recentemente ancora, il Santo Padre ci ha richiamati «all’importanza e alla bellezza della preghiera del Santo Rosario». L’ha chiamata persino la “medicina” dell’anima. È inoltre raccomandata non soltanto dal Magistero, ma da tutti i Santi che hanno pregato il Santo Rosario. E la Madonna stessa, tante volte, a Lourdes, a Fatima, ci ha chiesto con insistenza di pregare il Rosario. Di per sé, queste raccomandazioni dovrebbero bastare. Ma proviamo a mostrare un po’ l’eccellenza di questa preghiera, e così rispondere alle solite obbiezioni.
Dopo il Sacrificio della Messa, il Santo Rosario, quando è pregato bene e in certo modo “vissuto”, è la più bella e la più efficace delle preghiere, la più atta a conservare e aumentare in noi la fede, la speranza e la carità. Perché? Perché il Rosario è una preghiera contemplativa, dottrinale, ma anche molto concreta, pratica, direi: quasi sensibile, che mette in gioco tutta la persona umana. Vediamo un po’.
Lo sappiamo: il Rosario non è soltanto una serie di Ave Maria. Ma è una contemplazione dei Misteri principali della nostra Salvezza. Non basta recitare, ma bisogna anche meditare. Il Rosario è rivivere con Maria tutto quello che Nostro Signore ha vissuto: la sua vita quotidiana a Nazareth, la sua predicazione del Regno di Dio (se meditiamo i Misteri luminosi), la sua Passione per poi entrare nella Gloria. Con il Rosario, insomma, tutto il Credo scorre davanti ai nostri occhi, non in un modo astratto, tramite delle formule dogmatiche, ma in un modo concreto. Il Rosario è il “breviario”, un riassunto, del Vangelo: fa passare tutto il Dogma attraverso le mani di Maria. E per questo è veramente geniale. È il genio apostolico di san Domenico (illuminato dalla Madonna) ad aver concepito questa pedagogia del Rosario: utilizzare i sensi, l’immaginazione, per raggiungere i Misteri soprannaturali, le Verità divine più alte.
Si sa che tutti i grandi apostoli del Rosario, san Domenico, il beato Alano de la Roche, san Luigi Maria Grignion de Montfort hanno fatto del Rosario non soltanto un’orazione, bensì una predicazione; non soltanto un mezzo di preghiera, ma un mezzo di apostolato. Hanno capito che il Rosario è l’arma suprema, invincibile, per combattere tutte le eresie: per esempio nel caso di san Domenico, il manicheismo che negava (o sminuiva) la realtà dell’Incarnazione; nel caso di san Luigi Maria, il protestantesimo e il giansenismo, che inaridivano le anime con il loro pessimismo e rifiutavano le mediazioni volute da Dio: i Sacramenti, il culto dei Santi, le buone opere, e soprattutto, la Mediazione universale di Maria Santissima. Orbene, con il Rosario impariamo a unirci a Gesù, come Dio l’ha voluto, cioè tramite Maria: «È per mezzo della Santa Vergine Maria che Gesù Cristo è venuto al mondo ed è ancora per mezzo di Lei che deve regnare nel mondo» (così inizia il Trattato della vera devozione a Maria).
Gesù rivive nell’anima per l’azione materna di Maria. E non solo Gesù ma tutta la Trinità. Il Rosario, diceva Suor Lucia di Fatima, più ancora che una preghiera mariana, può essere chiamato una “preghiera trinitaria”, che ci mette in contatto con la Santissima Trinità. Persino l’Ave Maria è tutta impregnata di senso trinitario: sono con queste parole, dette dal Padre celeste all’Angelo, che Maria accolse nel suo Cuore e nel suo corpo il Verbo di Dio, per opera dello Spirito Santo.
Se abbiamo capito questo, non si tratta soltanto di guardare i Misteri del Rosario dall’esterno, come se fossimo dei turisti pagani o scristianizzati che visitano il Convento di San Marco a Firenze e guardano gli affreschi, i dipinti del Beato Angelico. Per loro, è bello, ma non significa più nulla, e, soprattutto, non influenza per niente la loro vita. Ma per noi, recitare il Rosario non è visitare un museo, ammirare dei dipinti. È una preghiera pratica: si tratta di imitare Gesù e Maria nella nostra vita; di compartecipare ai sentimenti, allo stato d’anima di Gesù e di Maria in ogni Mistero. Così, le nostre gioie, le nostre tristezze, le nostre speranze sono purificate, elevate, soprannaturalizzate.
Il Rosario viene così a prenderci in mezzo alle nostre gioie troppo umane, talvolta troppo pericolose, per farci pensare a quelle molto più alte della Venuta del Signore. Il Rosario viene anche a prenderci in mezzo alle nostre sofferenze, che sono spesso irrazionali, talvolta tremende, quasi sempre mal sopportate, per ricordarci che Gesù ha sofferto molto più di noi per amore nostro. Così, poco a poco, impariamo a seguirlo, non teoricamente, ma portando la croce che la Provvidenza ha scelto per purificarci. E infine, il Rosario viene a prenderci in mezzo alle nostre speranze troppo terrene, per farci pensare all’unico oggetto della speranza cristiana: la Vita eterna. Così, rivivere i Misteri della nostra Redenzione, purifica le nostre gioie, i nostri dolori, e i nostri desideri. E questo cambia le nostre vite.
Se si capisce questo, come il Rosario potrà mai diventare una routine? Lungi dall’essere pesanti, le Ave Maria sono piuttosto come una cantilena che culla l’orecchio, che ci isola dai rumori del mondo. Anche i grani della Corona, che ci aiutano a contare le Ave, tengono occupati i nostri sensi. Così il Santo Rosario sollecita le nostre dita, le nostre labbra, e la nostra immaginazione, mentre la nostra intelligenza e la nostra volontà sono unite a Dio. E se talvolta ci capita di essere distratti, appena ce ne accorgiamo, possiamo aggrapparci alle sublimi parole dell’Ave Maria o del Gloria Patri, o recitare con tutto il nostro cuore la preghiera insegnata dalla Madonna: “O Gesù mio...”. Così il nostro Rosario, ben pregato, non diventerà mai monotono, mai ripetitivo. In realtà, è una questione di amore. Come diceva il Padre Lacordaire, il grande restauratore dell’Ordine Domenicano in Francia: «L’amore ha una sola parola: pur dicendola sempre, non si ripete mai». Se noi ci stanchiamo, la nostra Mamma del Cielo non si stanca mai di ascoltare il suo bambino dire: «Mamma, ti amo». Quindi, come non fare proprie le parole del beato Francesco di Fatima: «O Madonna mia! Di Rosari ne reciterò quanti ne volete!».
Non possiamo dimenticarci che la Madonna del Rosario è anche la Madonna delle Vittorie. La festa del Rosario è stata instituita da un grande Papa domenicano, l’indomani della battaglia di Lepanto, in Grecia. Era il 7 ottobre 1571. Bisognava che l’espansione turca, cioè islamica, fosse fermata: se il nemico avesse preso Malta, poi sarebbe stata la volta dell’Italia, ed era la fine della Cristianità. Allora, all’appello di san Pio V, fu costituita una Lega santa di 80.000 uomini, e a Roma e in tutta la Cristianità le confraternite si misero a pregare il Rosario.
Oggi, il potere dell’islam non è inferiore alle 200 navi del sultano Selim II. E il nemico non è soltanto alle porte, e già entrato nella casa. Ma il nemico non è soltanto lì: è dappertutto dove le forze dell’inferno sono attive, fuori di noi, ma anche purtroppo, dentro di noi, perché il nemico sa prendere diversi visi. Il combattimento può prendere diverse forme, fisiche o meno, ma, alla fine, sono sempre le stesse potenze che sono all’opera. La battaglia di Lepanto, come tutti i nostri combattimenti, non sono niente altro che le fasi di una sola lotta che attraversa tutta la Storia, fin dalla Genesi quando Dio dice al serpente: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe».
Vogliamo essere più ardentemente della stirpe della Donna, la Vergine Santa? Allora, arruoliamoci nella Sua flotta, entrando nei Misteri del Santissimo Rosario. Colui che solca le onde è Gesù Cristo, con le sue azioni e le sue preghiere. Egli ha pronunciato il primo Pater noster, queste parole invincibili. Ci inserisce in Lui, e nella sua scia c’è la flotta immensa dei suoi fratelli, le nostre proprie vite e le nostre preghiere. Tutte le nostre Ave Maria, di Corona in Corona, sono piene delle nostre gioie e dei nostri dolori.
Nostra Signora delle Vittorie, Regina delle nostre preghiere e delle nostre vite, guida le nostre battaglie nella flotta invisibile del vostro santissimo Rosario; riattualizzate in noi i Misteri di gioia, di luce, di dolore e di gloria, che da soli fanno indietreggiare le forze dell’inferno!