Se ogni santo è stato intransigente in campo morale, non è da ascriversi né a durezza di cuore, né a esagerazione. Egli si comporta esattamente come un matematico nel suo campo: non può prescindere dai principi della Verità e della realtà.
Non prego per il mondo
«Non prego per il mondo» (Gv 17,18): così disse il Signore in quella sua stupenda ultima preghiera d’addio dai Discepoli. L’espressione può sorprendere chi non ne intende l’esatto significato. Chi è e che cos’è il mondo per Gesù? Non si tratta certamente delle anime, quelle creature per le quali Egli, Gesù, è venuto e ha dato tutto il suo Sangue. Il mondo non si identifica neanche con i peccatori per i quali Gesù ha dimostrato una predilezione ed una pietà sconfinate. Il mondo di cui parla Gesù è il regno di satana (cf. Gv 14,30), quello che promette pace e felicità ma in maniera del tutto diversa da Gesù (cf. Gv 14,27); che odia tutto ciò che viene da Dio perché ne ignora volontariamente la realtà (cf. Gv 15,18-21). Si tratta dunque piuttosto di un modo di vivere e di operare, di un complesso di massime e di usi in cui si irretiscono tante anime che, così, divengono “mondane”, infettando anche innumerevoli altri dello stesso contagio. Il mondo così concepito è irriducibile avversario del bene e dell’ordine, e le anime che non si risolvono a disfarsene rischiano di essere coinvolte nella stessa maledizione divina. Si impone perciò la scelta: o con Cristo o con il mondo. Le anime più fervorose avvertono subito questa incompatibilità e prendono il loro posto con coerenza e serietà di intenti. Le anime tiepide, invece, sembrano tutte tese ad operare in sé un impossibile connubio, vivendo in un compromesso continuo tra le due opposte realtà.
Il cedimento che ne consegue, magari insensibile ma inevitabile, è tale da non lasciare, spesso, di cristiano che semplicemente il nome. Questo «sonnecchiare spirituale» trova davanti a sé, in tenace opposizione, solo i Santi e tutti coloro che hanno compreso appieno il senso della vita cristiana. Soprattutto i Santi sembrano essere i provvidenziali strumenti di Dio per far riscoprire alle anime genuine i valori soprannaturali, sepolti, a volte, sotto montagne di cavilli e di concezioni ibride. E, come sempre, non compresi, sono ritenuti “antiquati”, “esagerati” o, in ogni caso, quali esseri del tutto “fuori” della realtà umana!
Intransigenza e amore senza fine
Quanto sia falso questo giudizio sommario, non è difficile rendersene conto, solo che si rifletta un po’. In realtà, con il loro bagaglio personale di miserie e di passioni, i Santi «sentono», non meno dell’uomo della strada, e il fascino della tentazione e il peso della natura corrotta che recalcitra al bene. Ma poiché si sono imposta la lotta con assoluta lealtà, per non essere sommersi, essi riescono ad avere nettissima l’idea e le esigenze del bene e del male. E perciò i Santi hanno una intransigenza assoluta per i principi morali da salvaguardare e sostenere con indomito coraggio. Il bene è bene, e il male è male sotto qualsiasi forma o sfumatura esso si presenti, e l’uno e l’altro da accettare o da respingere senza mezzi termini e senza tentennamenti.
Nello stesso tempo, però, i Santi hanno pure una tenerezza unica per tutti i poveri erranti che ricercano, consolano, incoraggiano e aiutano in tutti i modi. La loro intransigenza li rende spesso estranei e invisi agli uomini, apparendo quasi abitatori di un mondo lontano irraggiungibile. Il loro amore – quanto diverso da quella facile demagogia o da quelle simpatie puramente umane che dura quanto dura... la luna! – li rende partecipi, come nessuno al mondo, di tutte le miserie e i bisogni dei fratelli! Atteggiamento di contraddizione? No, si tratta solo di assoluta coerenza che, in altri campi, è visibile e pienamente accettata.
Così, per esempio, si riterrebbe senz’altro pazzo colui che volesse «accomodare» i grandi principi matematici alle proprie bizze. Si comprende benissimo invece che qualsiasi matematico può e difatti sbaglia nelle sue applicazioni e nei suoi calcoli. Intangibile è solo il principio. Se, perciò, in campo morale, il Santo è intransigente, ciò non è né durezza di cuore né astrazione incomprensibile. Egli si comporta semplicemente come un qualsiasi matematico nel suo campo. Ma il Santo si rende conto benissimo che la debolezza umana, la buona fede, le innumerevoli tentazioni ed altri fattori più o meno identificabili, rendono il bene, a volte, estremamente difficile e complesso, e la colpa una ipotesi tutt’altro che campata in aria! Il Santo sa tutto questo per averlo, magari, sofferto e sperimentato in se stesso, e perciò, più degli altri, sa compatire e perdonare. Per questa ragione, ripetiamo, egli è molto più vicino, molto più «umano» alla nostra debolezza.
E se proprio si vuol parlare di contrasto nel Santo, potremmo dire che egli vive nel mondo e al di sopra o al di fuori del mondo; si muove nel tempo ma è già fissato nell’eternità; ritiene tenacemente dei valori che solo l’ignoranza o la mala fede può dire superati, ed è sempre in linea con i tempi!
Le opposte “luci” di Padre Kolbe
Questo dualismo di intransigenza e di amore sconfinato è visibilissimo in Padre Massimiliano M. Kolbe. Egli è preciso al millesimo se si tratta di obbedienza ai Superiori, di osservanza di Regola, di povertà, ecc., ecc.
Naturalmente le accuse fioccano da tutte le parti: egli non ha capito l’ideale francescano, è esagerato, richiede l’impossibile in fatto di povertà (si pensi alla lotta da lui fatta al fumo, ai liquori, ai comodi, ecc.). Soprattutto egli è un... esaltato, per quel suo folle amore all’Immacolata.
Nessuna meraviglia: Padre Kolbe non poteva sfuggire alla sorte comune. Le aquile che volano troppo alto fanno impressione ai gallinacei! E tuttavia Padre Kolbe è pure tutto teso alla conquista del mondo delle anime delle quali conosce psicologia, bisogni e ideali. Sa essere così paterno per coloro che cadono, così comprensivo per gli ammalati che non potrebbero sottoporsi ai rigori della Regola... Egli sa attirare soprattutto i più umili, i Fratelli religiosi, sicché ne riesce ad avere un numero quasi prodigioso...
Tutto ciò è una meravigliosa prova di come anche il Padre Kolbe abbia saputo vivere nel mondo, senza essere del mondo!
Essere nel mondo e non del mondo: ecco un magnifico insegnamento da raccogliere!