Il Sangue di Gesù è il prezzo infinito e impareggiabile con cui il Figlio di Dio ha ricomprato le nostre anime. Col suo Sangue ci ha liberati e ci ha amati; esso è «l’Amore incorruttibile», che domanda il nostro amore...
«Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi in tempo stabilito. Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo Sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lui» (Rm 5,6-9).
Il Sangue di Cristo è dunque l’espressione più alta dell’amore di Dio per noi. Ci sembra giusto, perciò, parlare innanzitutto del grande amore con cui il Padre ci dona il Sangue del suo Figlio. Vogliamo mettere in evidenza l’Amore divino e fiammante che Cristo ha avuto nel versare il proprio Sangue per l’umanità perduta. Senza amore, infatti, non ci sarebbe stata redenzione.
Pio XII, mettendo a fuoco la teologia della devozione al Sacro Cuore, dice: «Il mistero della divina Redenzione è propriamente e naturalmente un mistero di amore. Un mistero di amore giusto, da parte di Cristo verso il Padre celeste, cui il sacrificio della croce, offerto in spirito di amore e di obbedienza, presenta una soddisfazione sovrabbondante e infinita per le colpe del genere umano... Inoltre, il mistero della Redenzione è un mistero di amore misericordioso dell’Augusta Trinità e del Redentore divino verso l’intera umanità. Questa, infatti, era assolutamente incapace di offrire a Dio una soddisfazione condegna per i propri delitti e soltanto Cristo, mediante le imperscrutabili ricchezze di meriti che si acquistò con l’effusione del suo Preziosissimo Sangue, poté stabilire e perfezionare quel patto di amicizia tra Dio e gli uomini, violato una prima volta nel Paradiso terrestre per colpa di Adamo, e poi per gli innumerevoli peccati del popolo eletto» (Haurietis aquas, nn. 20-21).
Dopo queste parole è necessario precisare che il valore redentivo del Sangue di Cristo non consiste soltanto nel fatto fisico della Passione e Morte. Era necessario un atto volontario del suo amore e della sua obbedienza al Padre. Perciò la volontà di salvezza di Dio e l’intimo amore e l’ubbidienza di Cristo nel compiere il suo Sacrificio spiegano il valore del suo Sangue.
San Giovanni precisa con veemenza l’amore di Dio: «L’amore è da Dio... Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Unigenito Figlio nel mondo, perché avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati... Noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo... Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi» (1Gv 4,7ss).
Quando si celebrava la Festa del Preziosissimo Sangue san Gaspare del Bufalo estasiato esclamava: «Eccoci alla Festa del Preziosissimo Sangue! Che festa d’amore è mai questa: giorno beato in cui i Cieli stillan dolcezza!». Ignazio di Antiochia diceva: «Voglio per bevanda il suo Sangue che è l’Amore incorruttibile».
La volontà salvifica di Cristo fu quella di liberarci con la sua Passione dalle nostre passioni e con la sua morte vincere la nostra morte e darci per mezzo del Cibo visibile la sua Vita immortale. Abolì ogni figura e si fece realtà e, mosso dall’amore, ci diede a cibo e bevanda la sua Carne e il suo Sangue, cioè tutto se stesso. Egli fu abbeverato di fiele, ma in cambio fece sgorgare dal suo seno per tutti noi le dolci sorgenti del suo Sangue.
Certamente è lontano da Dio chi dubita del suo amore. Quanti ne dubitano nel momento della prova! Eppure nessuno potrà mai arrivare a comprendere quale eccesso di amore sia stato quello di Chi «...si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori... Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità» (Is 53,4-5).
«Ci ha amati e ci ha liberati dai nostri peccati col suo Sangue» (Ap 1,5). E santa Caterina così parla al Signore: «Tu hai voluto essere levato in alto, onde ne hai mostrato nel tuo Sangue l’amore, nel tuo Sangue ne hai mostrato la misericordia e la larghezza tua. In questo Sangue hai mostrato quanto ti pesa la colpa dell’uomo; in questo Sangue hai lavata la faccia della sposa tua, cioè l’anima con la quale ti sei unito per unione della Natura Divina alla nostra natura umana. In esso (nel tuo Sangue) vestisti essa, quando era spogliata e con la morte tua le hai resa la vita».
Ciò che l’Amore ci ha elargito, diamolo con amore agli altri. Chi dona con amore, riverbera nel mondo l’amore di Cristo; se non ci ameremo come Cristo ci ha amati, rifiuteremo il suo Sangue.
Vogliamo concludere con le ispirate e sublimi parole di suor M. Antonietta Prevedello, morta nel 1945 in concetto di santità: «...C’è tesoro al mondo che superi il prezzo del Sangue Divino? C’è anima al mondo che conosca questo Mistero nella pienezza della sua luce e del suo amore? Il Sangue di Gesù è amore che cerca, che attende, che precede, che invita, che si effonde, che opera divinamente, trasforma, eleva, sublima.
Il Sangue di Gesù ha cercato la mia anima dall’eternità, ha atteso che comparisse al mondo, l’ha preceduta con i suoi benefici, l’ha invitata al Banchetto nuziale mille e mille volte rinnovato e imbandito con cibi sempre più squisiti, con verità, manifestazioni, rivelazioni eccelse; ha effuso la pienezza dell’amore nella sete insaziabile con cui investe l’anima e nella richiesta di culto al Mistero.
Il Sangue di Gesù, che è tutto amore, domanda corrispondenza di amore per dare all’anima le più ampie possibilità di unione, di comprensione del suo Mistero, di adesione e di identificazione.
Il Sangue di Gesù è la corrente dell’amore che feconda e rinvigorisce la Chiesa, santifica e unisce le anime. Chi può dire l’unione delle anime per il Sangue di Gesù? È Mistero che rapisce. Il Sangue di Gesù porta nell’anima tutti gli elementi della vita soprannaturale rendendola capace di possedere il suo Dio. E possedere Dio vuol dire manifestarlo, provare i desideri, le ansie, l’amore di Gesù per le anime, i sentimenti ch’Egli aveva versando il suo Sangue, essere divorati dalla sete dello zelo, della espansione, della gloria».