Già gli antichi Padri della Chiesa erano di questo parere: conoscere Gesù Cristo, la Sapienza eterna incarnata, è sapere quanto davvero basta; mentre conoscere tutto, ma non sapere Gesù Cristo, è come non sapere nulla.
Non ci si può fare illusioni: noi spesso, molto spesso abbiamo davanti delle persone – di altre “religioni” ma anche ragazzi e giovani dei nostri luoghi, un tempo cristiani – che alimentano l’odio contro Gesù Cristo in se stessi. Gli avversari negano e bestemmiano Gesù Cristo: noi cristiani-cattolici dobbiamo al contrario avere il desiderio e l’impegno ardente che Lui, Gesù, sia davvero il Centro del nostro pensiero, del nostro amore, delle nostre esistenze e di tutta la nostra attività.
La scienza eminente di Gesù
Leggo in questi giorni, il libro L’amore alla Sapienza eterna di san Luigi de Montfort, il quale con un linguaggio semplice e profondo così vi scrive: «Si può amare ciò che non si conosce abbastanza? Si può amare con ardore ciò che non si conosce che imperfettamente? Perché si ama così poco la Sapienza eterna e incarnata, l’adorabile Gesù, se non perché lo si conosce poco o nulla? Sono pochi quelli che studiano come si deve, con l’apostolo san Paolo, questa Scienza così eminente di Gesù, che è il più nobile, il più utile, il più necessario di tutte le scienze e le conoscenze del cielo e della terra».
San Giovanni Crisostomo ha scritto che Gesù è la Sintesi delle opere di Dio, il Quadro di tutte le sue perfezioni, delle sue bellezze che sono nelle sue creature. San Luigi de Montfort continua nel suo libro citato, uno dei più belli dei maestri della fede e della santità:
«Gesù Cristo, la Sapienza eterna, è tutto quello che dovete e potete desiderare: desideratelo, cercatelo, perché Egli è quell’unica e preziosa Perla, unica al mondo, per il cui acquisto voi dovete essere pronti a vendere tutto ciò che avete.
Non c’è nulla di così dolce che la conoscenza di Gesù, Sapienza divina. Felici coloro che lo ascoltano: più felici coloro che lo desiderano e lo ricercano, ma ancora più fortunati quelli che percorrono le sue vie e gustano in cuore la dolcezza infinita che è la stessa gioia di Dio Padre e la gloria dei suoi Angeli.
Questa conoscenza della Sapienza eterna è la più necessaria, anzi è indispensabile, perché la Vita eterna consiste nel conoscere Dio e il Figlio suo Gesù Cristo (Gv 17,3). Vogliamo avere la perfezione della santità in questo mondo e nell’altro? Conosciamo la Sapienza eterna, Gesù. Vogliamo avere in cuore la radice dell’immortalità? Cerchiamo di possedere la conoscenza della Sapienza eterna, Gesù».
A questo punto, il Santo di Montfort riassume in poche parole ciò che già avevano detto e illustrato i Padri della Chiesa: «Conoscere Gesù Cristo, la Sapienza eterna incarnata, è sapere quanto davvero ci basta». «Sapere tutto, ma non sapere Gesù Cristo, è come non sapere nulla».
Sì, è così: colui che conosce il Cristo ne sa abbastanza, anche se non conoscesse altro. San Tommaso d’Aquino l’aveva affermato come solo il suo genio poteva fare: «Non bisogna cercare la sapienza se non in Cristo» (In Ep. Colloss., 2,3, lect. 1).
Noi dobbiamo sovente ripetere e meditare queste parole. Per i sapienti del mondo che conoscono appena Nostro Signore di nome, che non hanno mai studiato ciò che è Nostro Signore, è molto difficile ammettere che Lui è l’Unico ed è tutto. Non lo possono comprendere, perché non hanno la fede e non vogliono avere fede. È solo la fede che ci insegna ciò che è Gesù Cristo.
Perché tutto è in Lui? Perché Lui è Dio e tutto è in Dio. La risposta è semplice e accessibile, anche se pare difficile a certuni ammettere che Gesù è Dio. San Paolo, sicuro di tante cose e così versato nel sapere umano, diceva con orgoglio che “lui non voleva sapere altro che Gesù Cristo e Lui crocifisso” (1Cor 2,2).
Noi siamo per Lui e Lui per noi
Gesù Cristo è la Sintesi suprema della nostra Fede ed è Lui solo che in definitiva appassiona gli uomini checché si pensi o si dica. Benché la nostra società sia sempre meno cristiana e fino a risultare pressoché del tutto pagana, ci sono ancora alcuni valori cristiani, almeno nella loro origine. Noi però non siamo più sensibilizzati a ciò che Gesù ha portato alla nostra famiglia, alla nostra società. Noi troviamo certi valori come naturali, in realtà è Lui solamente che li ha portati, come il senso della dignità dell’uomo come persona.
Siamo sconcertati evidentemente di vedere che la santità della famiglia, l’ordine civile ispirato al Cattolicesimo, tutto sta per essere rifiutato e scomparire. Ma questo sarà la sconfitta totale dell’uomo, il degrado assoluto della sua ragione, persino del buon senso. Ma allora potrà anche risaltare, come dono sublime di Dio, finalmente ciò che Gesù solo offre alla civiltà, alla società in cerca di ordine e di salvezza.
Sappiamo di missionari in Africa, che hanno potuto parlare a popoli pagani nella loro lingua per insegnare loro il Vangelo e far loro scoprire Gesù come unico Salvatore. Non si poteva immaginare l’impatto che poteva avere su queste anime incolte, che spesso neppure sapevano leggere e scrivere, il fatto di parlare di Gesù Cristo e della sua Croce. Ma si rivelò subito ciò che dice san Paolo: è proprio questo, è proprio Lui del quale avevano bisogno e che essi attendevano.
I medesimi missionari, in occasione di visite nelle oasi del Sahara ebbero contatti con popolazioni di musulmani e andarono a far visita alle scuole di altri confratelli. Ebbene lì, che cosa interessava davvero ai ragazzi? Era solo Nostro Signore Gesù Cristo, del quale i missionari parlavano con ardore, che li interessava. Quando il discorso passava ad altro, essi si distraevano. Ma se si parlava di Gesù i loro occhi si illuminavano e si facevano attentissimi.
Altri missionari in diverse parti del mondo, dalla foresta amazzonica alle sperdute isole della Polinesia, avendo parlato di Gesù a gente che non lo conosceva affatto, si sono sentiti rispondere: «Ma perché avete aspettato tanto tempo così, prima di venire a parlarci di Lui? Ma perché? Oh, se lo avessimo conosciuto prima, Gesù».
Può stupire tutto questo? No, perché nella fede è un fatto naturale. Gesù Cristo è il loro Dio – il nostro unico Dio – e non è possibile che non ci sia un’affinità profonda tra Colui che li ha creati, Colui che li ha redenti, e loro – noi – tra il Creatore e il Redentore da una parte, e le sue anime dall’altra. Gesù, l’Uomo-Dio ha creato noi e ha redento noi e noi siamo stati fatti per Lui, per incontrarlo e vivere in unione con Lui. Noi siamo per Lui e Lui è per noi. Ed è per questo che parlare di Gesù, in modo degno di Lui, attira subito chi lo ascolta. Può creare disagio o anche rifiuto, ma Gesù proprio per questo, ha un fascino singolare, unico.
Ed è così che nulla può trasformare le anime, a partire da quelle dei fanciulli e dei giovani, come il parlare loro di Gesù Cristo, e raccontare la sua vita. È un grave errore pensare che occorra attendere, per parlare di Gesù Cristo, che essi conoscano i valori e le verità della religione naturale, i valori e le verità soltanto umane.
Oggi, spesso, troppe volte, si preferisce puntare alla promozione umana, al “riscatto dei poveri”, e si lascia da parte Gesù Cristo, l’unico che dà salvezza vera e non solo toglie la fame per un giorno, rivelandosi presto come l’Unico capace i dare il pane e quanto si associa al pane. Così non donando Gesù o rimandando a tempo indeterminato il suo dono, si porta via loro la vita che solo può essere felice, davvero umana, la vita in Gesù Cristo.
Non è carità né amore ai poveri dire che prima occorre donare loro un migliore livello economico di vita, poi si predicherà il Vangelo di Gesù. La vera carità consiste nel donare loro subito l’Essenziale, cioè il Fondamento della loro gioia, della loro trasformazione interiore ed esteriore, ciò che è soltanto Gesù.
È predicando Gesù Cristo che le ingiustizie spariranno. Nella misura in cui si crederà a Lui, si imparerà la cura nel praticare la carità e nel riconoscere a ciascuno il suo diritto, secondo Verità e giustizia. Solo in Lui, le relazioni umane e la giustizia sono ristabilite. È l’unico mezzo – non ce ne sono altri – perché Gesù Cristo è l’unica Sorgente di tutti i beni. Non è con la lotta di classe e neppure con la cosiddetta “teologia della liberazione”, che si ristabilirà la giustizia, ma solo con la predicazione del Regno di Gesù Cristo. Non si può né amare né servire le anime, senza condurle a Lui.
Dire e ridire Gesù
Non c’è sorgente di bene sociale, di bene civico, di bene familiare, più grande di Gesù Cristo. Dei veri buoni cristiani fondano delle buone famiglie cristiane che garantiranno il vero bene della società. Ora si cercano i mezzi per migliorare il tenore di vita e non c’è più che questo che conta. Ma a ben pensarci, si nota che le ingiustizie e tutti i problemi sono gravi e insolubili, perché si è ripudiato Gesù Cristo. Per questo oggi tutto è possibile, anche l’abominevole delitto di milioni di bambini uccisi con l’aborto: non è questo un delitto senza nome che grida vendetta al cospetto di Dio?!
Tuttavia ci sono falsi profeti che non vogliono che si parli a noi di Gesù Cristo. Ci sono anche – come denunciò il card. Giuseppe Siri – «teologi senza Cristo». Tutto questo è falso!
Facendo eco a Gesù e a san Paolo, san Luigi de Montfort scriveva nel suo libro citato: «Io vedo ora e sperimento questa Sapienza così eccellente, così deliziosa, così ammirevole – che è Gesù Cristo – che io non tengo più conto delle altre scienze. Tutto mi appare vuoto e ridicolo senza Cristo». E ancora: «Gesù Cristo è la nostra Dottrina: è Lui che impariamo. Gesù Cristo è il nostro Maestro: è da Lui che impariamo. Gesù Cristo è la nostra scuola: è in Lui che impariamo. Perché Cristo è il Messaggero unico, la Luce su tutte le cose, la chiave di tutti i problemi. È urgente e indispensabile che il nostro mondo impari a conoscere Colui al quale deve tutto ciò che è. Bisogna dire Gesù, ridire Gesù senza smettere mai. Se il mondo lo conosce nella sua dottrina e nelle sue opere, ritroverà in Lui il Signore e il Maestro che falsi maestri di pensiero (i filosofi!) e che pastori smarriti gli hanno fatto dimenticare, Così aiutato a risalire alla Sorgente di tutti i beni, il mondo ritroverà la Via, la Verità e la Vita».