SPIRITUALITÀ
Il nuovo Adamo: Gesù
dal Numero 15 del 12 aprile 2015
di Paolo Risso

San Paolo riferisce a Gesù la condizione di “nuovo Adamo”. Ma, accostandosi più attentamente al Vangelo di san Matteo, si notano anche qui numerosi riferimenti alla Genesi senz’altro non casuali, che riportano integra la stessa dottrina. Sicché l’uomo che accoglie il nuovo Adamo, Gesù, non è più il “diseredato” ma diviene figlio di Dio.

«Je suis le ténébreux – le veuf – l’inconsolé, / le prince d’Aquitaine à la tour abolie: / ma seule étoile est morte». Così Gerard de Nerval (1808-1855) inizia il suo famoso sonetto El desdichado (= il diseredato) che traduciamo: «Io sono il tenebroso – il vedovo – l’inconsolabile, / il principe d’Aquitania dalla torre spezzata: / l’unica mia stella è morta».
Non so se esista un altro testo così plastico a esprimere la condizione dell’uomo senza Dio, diseredato da Dio, meglio, diseredato da se stesso con il peccato d’origine e tutti i peccati che ne sono seguiti, nella storia dei singoli e dell’umanità. Davvero, Adamo dopo il peccato d’origine è il diseredato: senza grazia divina, spogliato dell’ordine soprannaturale, incapace pertanto di vivere rettamente anche nell’ordine naturale. Davvero l’uomo senza grazia divina non può più realizzare la sua definizione di uomo.

Già nei Vangeli

Ma Dio gli è venuto incontro per riportarlo al suo progetto divino originario: essere a immagine e somiglianza di Dio, nella sua stessa vita divina. Dio ha dato all’uomo, “un nuovo Adamo”, il Figlio suo fatto uomo Gesù Cristo, sacrificato sulla croce in riparazione del peccato, datore della salvezza e della Vita eterna.
Scrive san Paolo, l’Apostolo delle genti, uno dei più grandi geni dell’umanità: «A causa di un solo uomo [Adamo], il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Ma il dono della grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo, morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo Uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. Come dunque per la colpa di uno solo [Adamo], si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo [Gesù Cristo], si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà la vita» (Rm 5,12-18).
Di Gesù Cristo, nuovo Adamo, non solo tratta san Paolo nella Lettera ai Romani, che abbiamo or ora citato, e anche nella Lettera ai Corinzi (cf. 15,22-45), ma anche nei Vangeli, i quali usando un termine in voga oggi, sono a uno stadio di scrittura più antico e riportano fatti e parole di Gesù stesso. Ecco, tentiamo un’incursione nel Vangelo di Matteo.
Il “primo Adamo” personaggio storico, davvero esistito (come è esistito mio padre) è illustrato nei primi capitoli della Genesi (cf. Il Settimanale di Padre Pio n. 8/2015). Ci domandiamo: i 4 Vangeli, primi libri del Nuovo Testamento, si ricordano del grande racconto dei primi capitoli della Genesi? Più precisamente, Gesù appariva loro – agli Evangelisti – come il nuovo Adamo, venuto per riparare la colpa del primo Adamo e portare l’uomo e il mondo a Dio? Questo tema, carissimo a san Paolo, è già presente nei Vangeli?
Iniziamo esaminando i punti di contatto letterari e teologici tra i primi capitoli della Genesi e i primi capitoli del Vangelo di Matteo. Il testo della Genesi e i primi capitoli del Vangelo di Matteo. Il testo della Genesi non è quasi mai citato in modo esplicito nei Vangeli, ma per gli Evangelisti e i loro primi lettori ci sono altri modi di evocare testi dell’Antico Testamento, che era tutta la loro letteratura e per di più ispirata da Dio: una o più parole scelte con cura, un’immagine, una situazione tipica, possono bastare per un lettore attento a risvegliare numerose reminiscenze e diversi accostamenti, sicuramente delle allusioni.

San Matteo: primi capitoli

Cominciamo con la genealogia di Gesù Cristo «figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1) con cui si apre il Vangelo di Matteo. La ripetizione della parola “figlio” e la menzione di Abramo fanno subito pensare al libro della Genesi che è per eccellenza “il libro dei figli” e in cui Abramo occupa un posto essenziale. L’impressione è confermata dal verbo greco “gennaô” (= generare): il libro della Genesi è ritmato dalla generazione dei patriarchi. Soprattutto le prime parole della genealogia («Libro della genealogia di Gesù Cristo»), sono una citazione implicita di Genesi 5,1: «Questo è il libro della genealogia di Adamo». Pertanto si vede che in Mt 1,1 Gesù occupa il posto di Adamo in Genesi 5,1. Gesù vi è presentato come il nuovo Adamo, nel quale inizia una creazione nuova.
Occorre notare che in Gen 1,5 e in tutti i casi paralleli (10 volte nel libro della Genesi) si tratta non di antenati di Adamo – che non può averne – ma di figli. La parola genesis (che traduce l’ebraico toledot) ha sempre senso attivo. Così nel testo di Matteo 1,1 (genealogia di Gesù Cristo), l’Evangelista non vuole solo dire l’albero genealogico di Gesù, ma pure mostrarci quali figli Gesù ha generato a Dio. Come uomo, Gesù è figlio di Davide e di Abramo; come Dio, Egli è il loro padre, ed essi non hanno potuto generarlo nella sua umanità se non per la vita e la potenza ricevuta da Lui.
Dunque, il Vangelo secondo san Matteo è davvero il libro delle generazioni di Gesù, il Figlio per il quale e nel quale sono generati altri figli. Gesù, dunque, nuovo Adamo.
Anche l’annuncio a Giuseppe, in Mt 1,18-25, fa pensare al racconto della creazione della donna in Genesi 2,18-25. Nei due casi, un uomo dorme e dopo il suo sonno Dio gli conduce una sposa: “Al risveglio, Adamo riconobbe Eva come sua” (cf. Gen 2,23); “Giuseppe prende con sé Maria sua sposa” (cf. Mt 1,24).
Chi tra i primi lettori di Matteo, provenienti dall’ebraismo, leggeva il suo Vangelo, poteva con facilità pensare che l’Evangelista abbia voluto costruire nei primi 2 capitoli come una prefazione a tutto il suo libro che evoca i due primi capitoli della Genesi, prefazione di tutta la Sacra Scrittura.

Gesù si manifesta

All’inizio del capitolo 2 di Matteo, entrano in scena i Magi, «venuti dall’Oriente» (2,1). Essi sono guidati dall’apparire di una stella in cui riconoscono il segno della nascita di un Re. La stella evoca certamente in primo luogo il compimento della profezia di Balaam: «Da Giacobbe si leva una stella, un capo sorge da Israele» (Numeri 24,17). Balaam è un veggente venuto lui stesso dall’Oriente, che per gli ebrei è la Mesopotamia. Ora proprio a Babilonia, in Mesopotamia fiorivano l’astrologia e le supposizioni astrali. I Magi del capitolo 2 di Matteo sono dei sapienti iniziati a questa scienza degli astri.
Ma si può vedervi pure un’allusione alla creazione degli astri in Genesi 1,16? È probabile perché la genealogia di Gesù ha già evocato per un lettore esperto della Sacra Scrittura il libro della Genesi. Inoltre la stella misteriosa è un segno dato ai magi che il tempo del Messia è venuto. Occorre mettersi in cammino per andare a ricevere la sua luce (cf. Mt 4,15-16).
Ora in Genesi 1,14 gli astri hanno la funzione di segni sia per le feste che per i giorni e gli anni. È regolandosi sugli astri che l’uomo farà del tempo trascorso sulla terra un tempo di incontro con Dio attraverso le feste liturgiche.
L’astro che conduce i Magi a Gesù, nato a Betlemme, designa giustamente Colui che è al centro della storia e del culto che l’uomo deve a Dio: Gesù, Colui che inizia la nuova storia dei salvati, come Adamo aveva iniziato la storia della prima creazione, che lui stesso ha riferito con il peccato. Gesù è il nuovo Adamo che illumina e risana, riscatta e opera la nuova creazione.
Così Gesù, per mezzo della stella che Dio ha fatto sorgere per il suo ingresso nel mondo, si manifesta ai Magi che sono i primi rappresentanti delle “genti”, dei “gentili”, i pagani che sono fuori d’Israele. Il “nuovo Adamo”, padre di tutte le genti.
Tutto questo è ancora più confermato dal capitolo 3 del Vangelo secondo Matteo, capitolo che raggiunge il suo culmine nel Battesimo di Gesù nel Giordano. Lì appare in modo persino plastico la manifestazione della Santissima Trinità in cui ciascuna delle Tre divine Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, concorre a compiere il Mistero e la realtà di una nuova creazione. Leggiamo: «Appena battezzato, Gesù usci dall’acqua: ed ecco si aprirono i cieli ed egli vive lo spirito di Dio scendere come una colomba e posarsi su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il mio figlio il prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”» (Mt 3,16-17).
Solo il Padre parla e designa il Figlio. Il Figlio si mostra a vedere nell’umanità che ha assunto in così affascinante bellezza e santità che il Padre lo contempla e si compiace di Lui. Lo Spirito Santo segnala la sua presenza sotto l’apparenza di una colomba che si posa sul Figlio.
Tutto questo fa pensare da una parte alla Parola creatrice di Dio nella Genesi («Dio disse... e tutto fu»), e d’altra parte allo Spirito che aleggia sulle acque primordiali (cf. Gen 1,2). Dio nella Genesi si era compiaciuto della creazione di Adamo («vide che era cosa molto buona», 1,31), ma ora si compiace del Figlio suo unigenito, il solo degno di Dio, il prediletto, l’unico Amato e meritevole di tutto l’amore di Dio, di ricevere lo Spirito di Dio, anzi che ha già tutto lo Spirito di Dio.
È necessario, anzi indispensabile un Uomo che possieda lo Spirito come bene proprio, fin dall’inizio: quest’Uomo può solo essere il Figlio di Dio Unigenito fatto uomo, al quale il Padre dona lo Spirito senza misura (cf. Gv 3,34) e nel quale Egli riconosce il suo Spirito. Solo Gesù Cristo è questo Uomo, ci suggerisce san Matteo quando scrive che i cieli si aprirono e i sentì la voce del Padre e si vide discendere su di Lui lo Spirito e posarsi su di Lui. Il Padre e lo Spirito Santo riconoscono apertamente in Gesù una persona celeste che appartiene al mondo creato degli uomini e al mondo increato di Dio. La manifestazione suprema di Dio.
La creazione nuova non è più da farsi, ma ora è già fatta nella persona di Gesù Cristo, il nuovo Adamo. Sarà Gesù, con il suo Sacrificio sulla croce e la sua glorificazione presso il Padre, a estendere la nuova vita – la grazia santificante, il suo divino Spirito – a ogni uomo che l’accolga nella fede, nel Battesimo, nei Sacramenti, in primo luogo la Santissima Eucaristia.
Ecco, Gesù Cristo è davvero, agli occhi dell’evangelista san Matteo, il nuovo Adamo, inizio di una nuova creazione, della quale noi tutti siamo chiamati a essere partecipi. A questo punto il primo Evangelista può scrivere citando Isaia: «Il popolo che dimorava nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che vivevano in terra e ombra di morte, la Luce si è levata» (Mt 4,16; Is 9,1-2).
Non sono che appunti. Ma è certo che la dottrina della Redenzione operata dal nuovo Adamo, Gesù Unico Redentore e Salvatore, Datore della vita nuova della grazia santificante, non l’ha inventata san Paolo con qualche mito d’Oriente, come dicono errando alcuni, ma è dottrina dei Vangeli, di Gesù stesso, come la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato nella sua e nostra santa Tradizione.
Ed è così che nessun uomo che incontri e accolga Gesù e lo faccia suo può essere il tenebroso o il principe dalla torre spezzata, neppure “el desdichado”, il diseredato, come disperava Nerval inconsolabile, ma in Lui, Gesù, nuovo Adamo, può essere soltanto come Lui, figlio di Dio che abita e vive nella Luce.

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