Attenzione all’uso dei social, divenuti ormai una realtà nella quale ci si immerge senza essere pienamente coscienti dei pericoli ai quali si va incontro. Soprattutto vige il pericolo per i bambini di diventare succubi di tali meccanismi…

«Siamo davvero consapevoli dei danni che i social network stanno causando all’intelligenza umana?». Questa domanda è stata rivolta da Vatican News a Tristan Harris, co-fondatore del Centro per la Tecnologia Umana, in occasione del convegno Custodire voci e volti umani che si è tenuto in Vaticano lo scorso 21 maggio.
L’esperto della “Silicon Valley”, che da un decennio si batte per una tecnologia al servizio del bene comune, non crede che ci sia abbastanza consapevolezza, ed ha evocato la famosa storia del pesce che mentre nuota nell’acqua, interpellato da un altro pesce su cosa pensi dell’acqua, risponde: «Di che acqua stai parlando?».
Effettivamente, usare i social è diventato un gesto così naturale da sembrare assurdo mettere in questione la loro presenza nelle nostre vite. Ma ormai sappiamo che quell’acqua è stata contaminata. È per questo che molti governi nel mondo stanno legiferando per mettere in salvo i minori, a partire dalla coraggiosa Australia che già ha vietato “la balneazione” fino a 16 anni e anche in Italia, la pressione sul legislatore, affinché intervenga per aiutare le famiglie a proteggere i figli, è al massimo. Tristan Harris è un punto di riferimento mondiale per chi desidera “disarmare” la tecnologia corrotta: fu tra i primi tecnologi, più di 10 anni fa, a denunciare che i social creano dipendenza, a svelare il modello di business tossico di queste piattaforme e ad avviare iniziative per alfabetizzare l’opinione pubblica, tra le quali il podcast di successo Your Undivided Attention.
La differenza dei social da tutte le altre innovazioni tecnologiche del passato, è che questi sono animati dalla tecnologia persuasiva, una tecnologia predatoria progettata per creare profitto sfruttando i nostri limiti. Questo è il punto di cui non ci siamo mai preoccupati, ovvero quello in cui le macchine, pur non essendo ancora più intelligenti di noi, sarebbero state in grado di sabotarci. Come? In una presentazione alla Conferenza sulla saggezza 2.0 del 2021, l’esperto ci svela i bersagli di questa tecnologia: i limiti cognitivi, poi il sistema dopaminergico, la validazione sociale, il bias di conferma, l’indignazione, e infine la fiducia. Così, quando l’algoritmo mette sotto pressione i nostri limiti cognitivi, sentiamo un sovraccarico di informazioni destabilizzante. Informazioni tra l’altro selezionate per catturare la nostra attenzione istantaneamente, come farebbe un incidente d’auto nella corsia opposta mentre guidiamo, salienti non rilevanti. Quando l’algoritmo intercetta il sistema dopaminergico, induce ad un uso basato sulla dipendenza. Quando invece intercetta il bisogno di validazione sociale, mette il turbo al narcisismo e da vita alla cultura degli influencer. Quando intercetta il bias della conferma, ci rende più esposti alle fake news, a credere a tutto ciò che ci dà ragione (e quindi piacere), spingendoci a cercare o condividere solo informazioni che confermano le nostre convinzioni, indipendentemente dalla loro attendibilità. Quando fa leva sulla nostra indignazione, promuove e amplifica la polarizzazione lasciando che una minoranza di voci più estreme occupi la maggior parte dello spazio di discussione. Infine, quando vuole erodere la nostra fiducia, lo fa attraverso bots e deepfake, spingendoci a non credere più a niente.
Gli effetti della combinazione di queste dinamiche, che al contrario delle dinamiche ereditate dalla nostra cultura familiare, regionale e nazionale, sono guidate esclusivamente dal parametro del profitto, hanno creato un ecosistema profondamente tossico che ci ha indebolito (ed ha indebolito le Istituzioni democratiche) colonizzando il nostro ambiente psicologico, relazionale e sociale. In particolare, il sovraccarico informativo ha eroso la capacità attentiva e di dare un senso agli eventi, l’uso eccessivo ha causato isolamento e solitudine, l’esaltazione del culto di sé ha esasperato il paragone sociale spingendo molti adolescenti alla depressione e al suicidio, ha amplificato la proliferazione di cospirazioni ed estremismi, e creato il mondo della post-verità con la marginalizzazione della verità a favore dell’opinionismo. Secondo il rapporto Digital 2025 gli italiani passano due ore al giorno in questa fabbrica di disagio e inciviltà a fine di lucro. Ovviamente, mettere in salvo i piccoli, è una priorità, e auspichiamo che la legge arrivi presto, ma se non si trova il coraggio di dichiarare illegale questo modello di business, di quale intelligenza umana (e anima) potranno disporre i genitori, zii, nonni, insegnanti, e Istituzioni per garantire la crescita sana e armoniosa dei minori liberati?