Gesù, apparendo a Santa Margherita M. Alacoque, ha indicato San Francesco come il Santo più vicino al suo Cuore. Facciamoci dunque aiutare da lui a entrare nelle fiamme di questa fornace d’amore e ad amarlo come ha fatto l’Immacolata.

Il senso profondo della devozione al Sacro Cuore di Gesù ci invita a riconoscere quanto Gesù ci abbia amato, singolarmente e personalmente. «Mi ha amato e ha dato se stesso per me», dice San Paolo (Gal 2,20). La santità di San Paolo, come quella di tutti i Santi, ha come fondamento proprio questa consapevolezza. Se le “grandi cose” che si compiono per il Signore sono solo frutto della grazia, quella tenacia a far morire l’uomo vecchio per darsi in tutto a Dio implica un esercizio di volontà non indifferente, esercizio che può essere sostenuto solo da un grande amore, da una sublime motivazione. Ecco che il Cuore di Gesù, quale fornace ardente inesauribile, rappresenta proprio questa motivazione per ogni cattolico di ogni tempo.
Le apparizioni a Santa Margherita M. Alacoque, la richiesta esplicita di riparazione e amore eucaristico, sono avvenute in un periodo storico che vedeva l’inizio di una grande battaglia intrapresa contro il Cristianesimo sia dalla Massoneria sia dall’uomo che presumeva di poter confidare nella scienza e nelle proprie forze anziché in Dio. Si era ancora nella seconda metà del ‘600 e la devozione al Sacro Cuore è stata, poi, un vero rifugio per mantenere viva la fiamma della fede.
La storia dell’umanità non ha mai attraversato periodi invasi da ateismo e blasfemismo come il nostro. Cosa manca? Manca il centro: stiamo assistendo al rifiuto di quel Cuore aperto, pieno di fiamme di amore, di dolcezza, di rifugio dai pericoli, di amore divino. La realtà è veramente tremenda e lo percepiamo dal calo vertiginoso della frequenza sacramentale, dalla perdita delle vocazioni religiose e dalla mancanza di fede anche in coloro che dovrebbero esserne i primi testimoni. Possiamo sperare, allora, che Gesù, come nel 1675, ci apra il suo Cuore, indicandoci la ferita procurata dai nostri peccati, e ci chieda di nuovo amore, riparazione, impegno al rinnegamento di sé.
Quest’anno, poi, ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, e ricordiamo come a Santa Margherita M. Alacoque, durante le sue celebri apparizioni, il Sacro Cuore fece vedere e indicò proprio il Poverello, dicendole: «Ecco il Santo più vicino al mio Cuore!». Questo primato d’amore ci spiega perché, oggi, San Francesco, nonostante la perdita della fede generale, sia un Santo così amato anche dai più ignoranti e lontani dalla fede. San Francesco non è amato perché ecologista, animalista, pacifista e “rappresentante del nuovo umanesimo”, così come vogliono farci credere le forze massoniche; egli è un Santo che, come pochi, si è identificato a Gesù Crocifisso, ridando Amore “all’Amore non amato”, facendosi così piccolo da poter entrare nella ferita d’amore del Cuore di Gesù. La misura d’amore da lui scelta è stata la “non misura”.
Il Cuore di una Persona divina non sarà mai amato abbastanza e la nostra misura è sempre limitata per quanto ardente sia. «L’amore che arde nel Cuore di Gesù – insegna San Giovanni Paolo II – è soprattutto lo Spirito Santo, nel quale Dio-Figlio si unisce eternamente al Padre. Il Cuore di Gesù, il Cuore umano di Dio-uomo, è abbracciato dalla “fiamma viva” dell’amore trinitario, che non si estingue mai». Il Serafino d’Assisi ardeva proprio di quella “fiamma viva” ed è un ottimo intercessore per destare anche in noi il desiderio di entrare in questa fornace d’amore, così da trasformare la nostra vita a vantaggio della Chiesa e di tutta l’umanità, così come ha fatto lui e tantissimi altri Santi, amanti e consolatori del Sacro Cuore.
Facciamoci aiutare, inoltre, da Colei che ha amato e consolato il Cuore di Gesù più di tutte le creature di tutti i tempi, poiché, come suggerisce San Massimiliano M. Kolbe, «noi non possiamo per nulla accontentarci di un amore qualsiasi verso il Cuore di Gesù... noi aspiriamo ad un amore perfettissimo, cioè fino ad amare con il Cuore dell’Immacolata, e solo ad un amore di questo genere» (SK 654).