PASQUA
La Risurrezione di Cristo e il rapporto con la nostra fede
dal Numero 13 del 5 aprile 2026
di Padre Maurizio M. Mazzieri
Il mistero pasquale è il cuore della fede cristiana e senza la Risurrezione “vana sarebbe la nostra fede”. Quali sono però le principali obiezioni alla Risurrezione? Le spieghiamo, confutandole una per una.
Il presente articolo intende esaminare il rapporto tra la Risurrezione di Cristo e l’atto di fede cristiano, sostenendo la tesi secondo cui l’evento pasquale costituisce la condizione necessaria e il fondamento oggettivo della credibilità della Rivelazione. Il Concilio Vaticano I insegna che Dio ha voluto aggiungere alla Rivelazione, accanto agli aiuti interni dello Spirito Santo, «argomenti esterni», tra i quali «in primo luogo i miracoli e le profezie», come segni certissimi della rivelazione che rendono «consentaneo alla ragione» l’ossequio della fede (cf DS 3009). Coerentemente con la tradizione cattolica, si riconosce al miracolo il valore di segno pubblico volto ad accreditare la missione divina del Salvatore. In questa cornice, la Risurrezione del Signore si presenta come il segno per eccellenza. Questa impostazione è radicata nella Parola di Gesù, che indica come «segno» il mistero della sua Morte e Risurrezione («il segno di Giona», Mt 12,39-40), e nella predicazione apostolica, dove la Risurrezione è prova e contenuto dell’annuncio, con chiamata immediata alla fede e al Battesimo (cf At 2,23-32). La predicazione apostolica e la testimonianza dei primi cristiani mostrano con coerenza che la fede nella Risurrezione nasce dal fatto stesso della Pasqua e dalla convinzione profonda di aver incontrato il Signore vivo. Un elemento particolarmente significativo è poi la tomba vuota, considerata dagli studiosi un dato storicamente plausibile e coerente con il contesto dei racconti pasquali. Colpisce, nella sobria narrazione evangelica, che le prime testimoni del sepolcro vuoto siano delle donne: proprio coloro la cui parola, nel contesto giudaico, non aveva pieno valore giuridico. Se si fosse voluto costruire un racconto artificioso, si sarebbero scelti testimoni più autorevoli. Proprio questa presenza “scomoda”, conservata senza alcuna manipolazione, è un indizio di realtà. Vi sono anche altri dettagli, come l’assenza delle lamentazioni funebri, proibite nel caso dei giustiziati, e il riferimento preciso alle bende e al sudario nel racconto giovanneo. Sono dettagli che indicano una memoria diretta e non precostruita, risultando perfettamente coerenti con l’ambiente e le usanze dell’epoca. San Paolo riassume con estrema chiarezza la convinzione della Chiesa nascente affermando che solo Cristo realmente vivo può dare fondamento al perdono dei peccati e alla speranza della vita futura. Questa logica è la stessa che appare nei Vangeli, dove Gesù collega spesso un segno visibile – come nel caso del paralitico – a una verità più profonda. Obiezioni storiche alla Risurrezione e loro confutazione 1) Il fatto storico non può includere il soprannaturale Questa obiezione, di matrice naturalistica, si basa su un presupposto filosofico a priori che parte dall’idea che il miracolo non esista, escludendolo prima ancora di esaminarne i fatti. Lo storico, invece, deve mettere a confronto le ipotesi e chiedersi quale di queste spieghi meglio ciò che è accaduto, con una valutazione dei dati disponibili affinché rendano meglio conto degli avvenimenti. Se la Risurrezione è l’unica spiegazione capace di dare un senso a tutti i fatti accaduti senza dover ricorrere a teorie complicate o poco credibili, allora dev’essere seriamente considerata anche sul piano storico. Spetterà poi alla Teologia spiegarne il significato profondo per la nostra salvezza. 2) Le apparizioni furono esperienze interiori e non eventi pubblici Questa ipotesi, definita psicologica, postula l’esistenza di allucinazioni collettive che tuttavia non concordano con ciò che emerge dalle fonti, risultando priva di fondamento. Le apparizioni di Gesù Risorto riguardano molte persone, in contesti diversi e con contenuti coerenti. Inoltre, conversioni come quella di San Paolo, che era un avversario del Cristianesimo, o quella di San Giacomo, inizialmente diffidente, sono difficili da ridurre a semplici impressioni interiori. 3) Il sepolcro vuoto non prova la Risurrezione È vero che il sepolcro vuoto, se preso da solo, non è sufficiente a spiegare la Risurrezione. Ma il fatto che l’annuncio pasquale sia sorto a Gerusalemme, proprio nel luogo dove Gesù era stato deposto, rende significativo che nessuno abbia potuto esibire un corpo o proporre una tradizione alternativa credibile. La polemica giudaica antica, che spiegava la tomba vuota come un furto, non nega il fatto, ma tenta soltanto di interpretarlo costituendo un’ammissione indiretta della sua realtà. 4) Le differenze evangeliche mostrano che i racconti sono inventati Le variazioni secondarie che si riscontrano nei Vangeli non sono, ipso facto, indice di invenzione; spesso attestano invece l’indipendenza delle testimonianze che hanno raccontato un avvenimento reale visto da angolature diverse. L’indice di unità si riscontra nella concordia nell’annunciare Cristo crocifisso e vivo che si manifesta ai suoi. La varietà nel racconto delle circostanze è ciò che ci si aspetta da resoconti reali e non da un racconto costruito a tavolino. Infine, la sobrietà degli Evangelisti, soprattutto se confrontata con gli apocrifi molto più fantasiosi, è a favore della loro credibilità storica. Senza la Risurrezione non vi è fede cristiana e per questo non basta un riconoscimento intellettuale di un “fatto insolito”. Il rapporto corretto si esprime così: l’evento pasquale, in quanto miracolo e segno pubblico, offre alla ragione motivi seri e cumulativi per giudicare credibile la Rivelazione; la stessa Risurrezione di Gesù, in quanto evento salvifico attestato dagli Apostoli e consegnato nella Chiesa, chiede la fede come assenso personale al Signore vivente. Tale dinamica, lungi dal sostituire la grazia con la prova o la prova con la grazia, armonizza i due ordini secondo la sapienza divina espressa dal Vaticano I. Il mistero pasquale è dunque il cuore della fede cristiana: da essa la Chiesa ha origine, in essa riconosce il suo Signore, e grazie ad essa annuncia che la vita ha vinto la morte.
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