PASQUA
A Pasqua parlava con gli angeli
dal Numero 13 del 5 aprile 2026
Se durante il Sacro Triduo Padre Pio era tutto immerso nella sofferenza in unione con Gesù, a Pasqua non si conteneva per la gioia. Ce lo racconta Sergio Rendini, che da bambino ebbe la grazia di trascorrere le feste pasquali a fianco del Santo.
«Era bellissimo vedere Padre Pio il giorno di Pasqua», mi aveva detto il maestro Sergio Rendine che da bambino lo aveva conosciuto molto bene. «Durante il Venerdì Santo soffriva molto a causa delle stimmate ma a Pasqua sembrava rinascere ed era la gioia personificata. E poi durante la sua Messa si verificavano incredibili prodigi che facevano piangere di commozione tutti i presenti». Sergio Rendine, uno dei maggiori compositori moderni di musica classica, è scomparso nel 2023. Era un amico e spesso parlavamo di Padre Pio perché il maestro, dai 6 ai 14 anni, era vissuto accanto a lui nel convento di San Giovanni Rotondo. Gli teneva compagnia, mangiava con lui, poteva salire nella sua cella ogni volta che voleva e la notte dormiva in una stanza accanto. Tra i tanti ricordi che il maestro ha condiviso con me, vi è il periodo pasquale trascorso con Padre Pio. «Passavo con lui tutte le mie vacanze, anche quelle di Pasqua. In genere, arrivavamo a San Giovanni Rotondo il Giovedì Santo. I miei genitori andavano in albergo e io invece, su richiesta di Padre Pio, alloggiavo al convento. Quelli prima della Pasqua erano giorni molto difficili per il Padre. Man mano che si avvicinava il Venerdì della Passione, le sofferenze causate dalle stimmate aumentavano moltissimo. Padre Pio era costretto a letto, con la febbre che arrivava persino a 47°C. Era vietato a chiunque entrare nella sua stanza, ma al convento mi conoscevano tutti e per me facevano un’eccezione anche in quelle occasioni. Ricordo che il Padre era pallidissimo e che dai mezzi guanti che portava sulle ferite colavano rivoli di sangue. Al suo capezzale c’era sempre padre Onorato che lo accudiva. Padre Pio teneva gli occhi chiusi, ma una volta si accorse di me. “Sergitiello – mi disse con un filo di voce –, sei arrivato? Che bello!”. E mi sfiorò il capo con le dita. Poi chiese al confratello di passarmi delle caramelle. Erano dure all’esterno, con il ripieno di crema di menta. “Vedi Sergitiè – mi disse ancora Padre Pio –, la sofferenza per Gesù è come queste caramelle: dura fuori ma tanto dolce dentro!”. In un’altra occasione, sempre di Venerdì Santo, lo vidi in un corridoio del convento. Lo stavano spingendo sulla sedia a rotelle perché aveva cominciato ad avere problemi a camminare. Era silenzioso e teneva il cappuccio sul capo. Seppi poi dagli altri Frati che sulla sua fronte erano apparsi i segni della corona di spine e che lui, per non destare curiosità negli altri, tentava di tenerli nascosti. Tutto questo però spariva completamente alla domenica di Pasqua. Allora Padre Pio riacquistava colore, il pallore spariva e le sue guance diventavano rosse come ciliegie. Era felicissimo, rideva e scherzava. Mi prendeva per mano e mi voleva come complice per prendere in giro i suoi confratelli. “Sergitiello – mi diceva ad esempio –, prendi quel pezzo di stoffa e mettilo tra i piedi di padre Onorato. Poi grida: aiuto! Un topo! Dài! Così si spaventa!”. Lo facevo e padre Onorato si metteva a correre. In quei momenti, Padre Pio era solare, pronto alla risata. Era bellissimo. A Pasqua accadevano attorno a lui fatti inspiegabili, cose incredibili che non si possono più dimenticare. Per esempio, durante la Messa, al momento dell’elevazione, quando teneva in alto l’Ostia, un raggio di sole entrava dalla vetrata e colpiva la Particola. Allora tutta la gente stipata in chiesa mormorava di stupore e c’era chi scoppiava in lacrime. Era un fatto che si verificava solo a Pasqua e solo a quel preciso punto della Messa, anche se fuori era nuvoloso e non c’era il sole. Un’altra cosa che accadeva durante la Messa pasquale, e poi soprattutto in quella del Lunedì dell’Angelo, era questa. Tutti noi presenti vedevamo Padre Pio che si chinava a destra e a sinistra come stesse parlando con dei bambini. Non c’era nessuno accanto a lui eppure il Padre era piegato a conversare con qualcuno invisibile. I Frati mi spiegarono che in quel momento lui stava parlando con gli angeli venuti dal Cielo a fargli da chierichetti. In seguito, gli chiesi se gli angeli sorridono. “Certamente Sergitiè! Sono nostri fratelli!”, mi rispose. In tutti gli anni in cui fui accanto a Padre Pio, vidi molti prodigi. Accadevano in continuazione attorno a lui. Ne ricordo uno che si verificò proprio il giorno di Pasqua, credo fosse il 1963 o il 1964. Venne una signora con una bambina che era paralizzata e stava sulla carrozzina. Avrà avuto 10 anni. Io ero presente perché Padre Pio mi voleva sempre accanto a sé e aveva fatto costruire per me una sedia di vimini uguale alla sua, solo più piccola. C’erano anche altri confratelli. Quella donna gli disse: “Padre, per favore, dite una preghiera per la mia bambina...”. Lui si avvicinò e accarezzò la piccola. “Eh figlia mia! – le disse. Che bella ‘sta piccerella. Signore Gesù, ma che è ‘sta cosa? Ti benedico figlia mia, vedrai che il Signore ti aiuterà”. Improvvisamente vidi i Frati sobbalzare. La bambina era come saltata via dalla sedia a rotelle ed era andata ad abbracciare Padre Pio. Camminava perfettamente! Stavo con Padre Pio anche a pranzo; non solo a Pasqua, ma per tutto il tempo in cui soggiornavo al convento. Voleva che sedessi alla sua sinistra, gomito a gomito. A Pasqua ricordo che c’era festa e a tavola c’era sempre l’agnello e le lasagne. Padre Pio non toccava la carne e invece prendeva un minuscolo pezzetto di lasagna. Non beveva mai vino, ma a Pasqua se ne concedeva un bicchiere. Mangiava sempre pochissimo, assaggiava le pietanze con la punta del coltello e basta. Poi le spingeva verso di me che invece divoravo tutto perché avevo sempre fame. Non so come facesse a reggersi in piedi. Non mangiava praticamente mai e la notte dormiva un’ora soltanto. Spesso mi addormentavo nella sua cella e poi i Frati mi venivano a prendere e mi portavano nella mia stanza. Padre Pio andava avanti a pregare per tutta la notte e risposava solo quando ormai era l’alba. Trascorreva poi la giornata confessando e anche a Pasqua, ricordo, dopo il pranzo andava subito in chiesa, si sedeva nel confessionale e aspettava i suoi figli spirituali».
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