Non c’è sofferenza di Gesù che non colpì anche la sua Addolorata Madre, poiché Ella lo seguì da vicino fin sul Calvario, senza mai distogliere i suoi occhi da Lui. Ella soffrì quindi nella più ineffabile unione con il Figlio.

Aver compassione per una persona significa soffrire con lei, sentire nel proprio cuore, i suoi dolori, la sua tristezza e sofferenza come se fossero i nostri. Il cuore che è il centro dei nostri sentimenti, immerge tutto il nostro essere nel dolore. A volte sembra che soffriamo più di chi soffre e osservare chi soffre aumenta la nostra sofferenza. Quanto più si ama questa persona tanto più si sentono dentro di sé i suoi dolori, e diventa impossibile posare lo sguardo a lungo su di lei.
Possiamo ben pensare, però, che durante tutta la Passione di Gesù la Madre Addolorata non ha mai distolto il suo sguardo calmo ma pieno di amarezza dal suo Figlio diletto. Per Maria Santissima ogni tormento subito da suo Figlio fu per il suo Cuore purissimo uno spasimo di indicibile dolore, perché Lei era «la Madre al di sopra di tutte le altre madri, una Madre che ama più che mai abbia altra madre amato, più che possano amare tutte le madri insieme». Eppure, vuole vederlo e seguirlo con il suo sguardo per unirsi a Lui fino al suo ultimo respiro.
Contemplava ogni singola ferita che ricopriva di sangue purpureo il corpo di Gesù, e ognuna di esse penetrava la sua anima imprimendosi nel suo Cuore. Sentiva nella sua anima tutte le torture che straziavano le immacolate carni del Figlio, ogni colpo, ogni puntura delle spine, ogni dolore. Ma l’amore smisurato per Lui le impediva di distogliere il suo sguardo perché desiderava riprodurre in sé tutti i tormenti che Gesù pativa, offrendosi, immolandosi con Lui. Accanto a Gesù sulla Via Crucis tracciava la sua Via Matris.
«Chi potrebbe dire – scrive Dom Prosper Guéranger nel suo libro L’Anno liturgico – il dolore e l’amore che espressero i suoi sguardi, quando s’imbatterono in quelli del figlio carico della Croce? E dire con quale tenerezza e con quale rassegnazione rispose Gesù al saluto della madre? [...] Non c’è sofferenza del Figlio che non le sia stata divinamente manifestata, ed alla quale lei non si sia associata, sopportandole tutte, ad una ad una. Come può più rimanere nascosta? Il sacrificio è in atto, s’avvicina la consumazione: deve unirsi assolutamente al Figlio e nessuna forza la potrà trattenere. [...] Il cammino è ancora lungo sulla Via dolorosa, dalla quarta alla decima Stazione, e se fu irrigato dal sangue del Redentore, fu anche bagnato dalle lacrime della madre sua».
Non poteva essere altrimenti per Colei che era stata predestinata da Dio a diventare la Madre di Gesù, unita indissolubilmente alla persona del suo Figlio «nell’unico e identico decreto dell’Incarnazione della Divina Sapienza», e così chiamata ad associarsi con «vincolo intimo e indissolubile» all’opera della Redenzione. Sul Calvario si univano due Cuori nello stesso Sacrificio. Questi due Cuori erano due altari sui quali si offriva un “unico e identico” Sacrificio.
A tal riguardo, la Madonna rivelò a Santa Brigida di Svezia: «Per questo dico con una certa audacia che il suo dolore [di Gesù] era il mio dolore e che il suo cuore era il mio cuore. Come Adamo ed Eva vendettero il mondo per un frutto, così mio Figlio ed io abbiamo redento il mondo quasi con un solo cuore».
Maria Santissima contemplava i dolori di Gesù e il suo sguardo racchiudeva non solo la comprensione di tutta la Passione dolorosissima di Gesù, ma anche il mistero dell’Incarnazione redentiva, l’opera della glorificazione di Dio e il suo ruolo unico di Corredentrice. Lei teneva gli occhi fissi su Gesù e, ad ogni ferita che contemplava, conficcava la spada della profezia di Simeone sempre più profondamente nel suo Cuore per associarsi a suo Figlio: «In tutti i dolori, che la Vergine dovette sopportare, Ella soffrì nella più ineffabile unione con Gesù. [...] Le sofferenze di Maria e quelle di Gesù divennero così identiche, che riusciva quasi impossibile distinguere le une dalle altre, tanto nella realtà che nella fede, sia nella pazienza sopportata nel soffrire come nell’amore».
Se i grandi mistici, come San Francesco, Santa Gemma Galgani e San Pio da Pietrelcina – per citarne solo alcuni – si sono immedesimati nelle sofferenze di Cristo attraverso la contemplazione della sua Passione, riproducendo i segni di Cristo nella loro carne, quanto più doveva farlo la sua Madre desolata.
Seguiamo, dunque, anche noi la Madre Addolorata lungo il suo tragitto verso il Calvario e saliamo il monte insieme a Lei, affinché ci ottenga «dal suo santissimo Figliolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù», come ci insegna padre Pio.
Guardando al Crocifisso, sia compresa anche la compassione per la Madre Corredentrice, perché dal mistero della compassione di Maria si passa alla compassione di Cristo e ci fa consorte della Passione del suo Figlio. Il Beato Gabriele M. Allegra diceva che nessuno può comprendere la Passione di Gesù se non è attento alla Compassione di Maria.
Contempliamo, in fine, i dolori di Maria che ci hanno redenti senza paura di togliere qualcosa a Gesù, come ci esorta Lui stesso con queste parole commoventi rivolte a Santa Veronica da Binasco: «Figlia mia, le lacrime che tu spargi per la mia Passione mi sono care, ma il mio amore per mia Madre è così grande, che le lacrime versate per i dolori da Lei sofferti durante la mia Passione mi sono ancor più gradite».