PASSIONE
Il peccato di Giuda e San Pietro a confronto
dal Numero 12 del 22 marzo 2026
di Padre Carlo della Santa Croce
Durante il dramma della Passione due Apostoli tradirono Gesù: Giuda col venderlo ai farisei e Pietro rinnegandolo tre volte. Ma diversa fu l’entità del loro misfatto e soprattutto diverso fu il loro pentimento dopo averlo commesso.
La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo contiene misteri ineffabili. Dalla notte del Getsemani alla Morte in Croce si assiste quasi a un “climax ascendente” di eventi, che vedono il loro compiersi nella terribile Crocifissione e Morte. Sono gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù in cui porta a compimento la Redenzione del genere umano aderendo perfettamente alla volontà del Padre: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Il nuovo ed eterno patto dell’Alleanza nel Sangue del Figlio di Dio ha esteso la Redenzione a tutti gli uomini, i quali devono accoglierla credendo in Lui ed incorporandosi a Lui nella sua Chiesa, che per ciò stesso è universale, dunque Cattolica; è Una, perché in Dio non ci può essere separazione; è Santa, perché istituita da Dio stesso che è Santo; è Apostolica, perché fondata sui santi Apostoli e sui loro successori. Purtroppo gli uomini accolgono con fatica o rifiutano la salvezza di Dio, risentendo delle conseguenze disastrose del peccato originale, per cui si è persa la comunione con Dio, la mente si è oscurata, e mentre l’ego fa largo nel cuore inaridito, si preferisce se stessi a Dio, cadendo di precipizio in precipizio nel praticare i vizi anziché le virtù, l’odio anziché la carità. Persino gli Apostoli, che furono i discepoli più vicini al Signore, inizialmente erano alquanto imperfetti, e nel momento della prova lo abbandonarono e fuggirono dalla persecuzione. Don Dolindo Ruotolo definisce il tradimento di Giuda Iscariota come «mistero d’iniquità che dà le vertigini». Il suo animo si era attaccato sempre più alle ricchezze, «il rubare, il turlupinare, il mentire gli abbassarono talmente il tono del cuore, che divenne avaro». Nella vita spirituale si sa, “abisso chiama abisso”, per cui Giuda, attraverso la vanagloria di un potere temporale e il voler accrescere la sua posizione economica, finì per odiare tutti gli insegnamenti del divino Maestro. San Cirillo di Alessandria commenta: «Coloro che cercano di essere ricchi cadono in numerosi e dannosi desideri, che sprofondano gli uomini in tranelli e distruzione». Per trenta denari, per soli trenta denari Giuda ha perso per sempre il Regno dei cieli! Gesù nell’Ultima Cena aveva annunciato che qualcuno in quella notte lo avrebbe tradito, e gli Apostoli si stavano interrogando su chi avrebbe compiuto un tale delitto. Ecco allora che con animo falso e ipocrita Giuda chiese a Gesù: «Rabbì, sono forse io?» (Mt 26,25), ma Gesù nella sua infinita misericordia gli rispose in modo che gli altri Apostoli non se ne accorgessero, non volle infatti renderlo oggetto di una terribile reazione. Infine, prima di alzarsi per consumare il tradimento, Giuda ricevette sacrilegamente l’Eucaristia: Gesù si era donato totalmente a lui come agli altri Apostoli, ma il suo cuore era oramai sotto il dominio di satana. Padre Marco Sales, commentando il Vangelo di San Luca, scrive che «Giuda si trovò presente all’istituzione dell’Eucaristia, e ricevette pure cogli altri il Corpo e il Sangue del Signore [...]. Questa opinione ha in suo favore quasi tutta l’antichità ecclesiastica, e viene adottata nella liturgia». Le intenzioni di Giuda erano già malvagie, per cui mangiò e bevve la sua condanna. Invero Sant’Agostino commentando l’episodio scrive: «Ecco che per mezzo di una cosa buona si è operato il male, perché la cosa buona è stata accolta con animo cattivo». Su questa stessa linea, don Dolindo Ruotolo riporta: «Dopo l’istituzione Eucaristica, Giuda che ricevette sacrilegamente il Corpo e il Sangue del Signore, più si sconvolse, più si agitò, e nel suo interno decise di andare quella stessa notte a far catturare Gesù» il quale, dicendogli «quello che devi fare fallo al più presto» (Gv 13,27), permetteva e concedeva a Giuda di realizzare ciò. Così Gesù fu catturato, condotto al sinedrio e condannato. Giuda vide che la situazione era precipitata e si pentì, ma anziché chiedere perdono al Signore e gettarsi ai suoi piedi, tornò dai sacerdoti – sapeva infatti di aver tradito sangue innocente –, ma la loro risposta fu negativa e questo peggiorò il suo animo, perse completamente la fede e disperò della salvezza. Diverso fu il peccato di San Pietro. Durante l’Ultima Cena aveva dichiarato intrepidamente: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò» (Mt 26,35), ma quando Gesù venne condotto al sinedrio e interrogato, la situazione si inasprì e, vedendo la crudeltà dei persecutori, lo rinnegò tre volte. Durante la cattura seguì Gesù da lontano, «perché – secondo don Dolindo Ruotolo – il suo cuore e la sua fede erano già lontani dal suo Signore»; fu preso da una forte paura per le guardie e fu vinto dal timore di essere condannato anche lui con il suo divin Maestro. Ha mancato di coraggio nel testimoniare la fede, aveva trovato il compromesso di non abbandonare del tutto il Signore, seguendolo sì, ma da lontano, e il passo al rinnegamento fu breve. All’audacia iniziale di volerlo seguire sino alla morte e del contrattacco al servo del sommo sacerdote con la spada, è seguita la viltà nel ritirarsi. Audacia e viltà, peccati rispettivamente per eccesso e difetto contro la virtù della fortezza. La mancanza di preghiera nell’orto degli ulivi faceva sentire gli effetti disastrosi: infatti anziché vegliare e pregare con il Signore si era assopito assieme agli altri Apostoli, così che nel momento in cui la sua fede in Gesù venne messa alla prova non fu pronto a testimoniarlo, ma anzi lo rinnegò. Il gallo cantò tre volte ed ecco che lo sguardo misericordioso del Signore si posò su di lui e gli suscitò il pentimento, e un pianto amaro che lo fece uscire di corsa dal cortile dove si trovava. Quanti insegnamenti per la nostra vita spirituale! La Chiesa in se stessa è immutabilmente Una, Santa, Cattolica e Apostolica, ma il peccato, che è degli uomini, separa dalla comunione con Dio e rende “membra morte” di questo Corpo mistico, utili solo per essere gettate nel fuoco della Geenna. Per evitare questo disfacimento sono necessari il pentimento e la penitenza per tornare ad essere “membra vive”, per essere senza nulla di impuro e santi, così che, accogliendo la Redenzione, si partecipa della vita divina per trionfare con Cristo nell’eternità del Paradiso.
Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits