Nell’Antico Testamento si trovano alcune figure di donne che, per il ruolo svolto nella storia della salvezza e per le loro caratteristiche, sono una prefigurazione di Colei che sarebbe stata la Corredentrice universale.

Dalla nascita del Cristianesimo fino ai giorni nostri, la Vergine Maria è sempre stata oggetto di ammirazione da parte di ogni cristiano a causa dei misteri che Dio ha realizzato in Lei (dalla sua Maternità divina fino alla Corredenzione). Ella è sempre stata una guida e una luce quando le tempeste dei primi secoli e le tenebre sembravano sommergere il Cristianesimo. Da quando Gesù ha iniziato l’opera della Redenzione, Lei non ha mai smesso di collaborare con Lui attraverso le sue sofferenze, perché sa che con il suo Fiat dato all’Angelo ha accettato di ricevere e compiere la stessa missione di suo Figlio, ma in modo subordinato. Per questo ha sempre soccorso la Chiesa nei momenti difficili quando questa la invocava, e non smette di avvertire i suoi figli ogni volta che vede che ci allontaniamo da Dio con una vita di peccato e ci chiede di fare penitenza per riparare: tutte le apparizioni della Vergine Maria, infatti, ci invitano alla conversione e alla penitenza. Questa è propriamente l’opera materna della Corredenzione: «Restaurare la vita soprannaturale delle anime» (Lumen gentium 61).
Nell’Antico Testamento troviamo diverse figure che rivelano la cooperazione della Vergine Maria all’opera della Redenzione con Gesù, come Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Miriam (sorella di Mosè), Debora, Abigail, Giuditta, la madre dei Maccabei; sono figure femminili che preannunciano la missione della Vergine Maria per via dei ruoli importanti che hanno svolto nella storia del popolo d’Israele. Troviamo anche figure maschili che hanno prefigurato la Corredentrice, come Abramo, Isacco e Giacobbe.
Analizzeremo in breve solo alcune figure per mostrare in che cosa e come prefigurano la Vergine Maria.
Eva era destinata a trasmettere all’umanità, di generazione in generazione, il tesoro della grazia divina. Ma la sua disobbedienza ha causato la morte di tutto il genere umano, contribuendo anche alla caduta di Adamo, e da allora il Paradiso è stato chiuso all’uomo. Il destino originale dell’uomo di essere figlio di Dio è diventato, invece, quello di essere figlio dell’ira di Dio. Eva prefigura la Vergine in quanto Ella è la nuova Eva che ha rigenerato la vita di grazia al genere umano con la sua obbedienza a Dio e ha collaborato attivamente, soprattutto con le sue sofferenze, all’opera di Redenzione accanto a Gesù, il nuovo Adamo, per elevare l’uomo alla figliolanza divina. Padre Stefano M. Manelli, nella sua Mariologia biblica, scrive che «la personale cooperazione attiva e immediata di Eva alla caduta di Adamo nella colpa originale (cf Gn 3,6) viene neutralizzata della personale cooperazione attiva e immediata di Maria alla Redenzione operata da Cristo, per cui si può dire che la prima è stata la Eva-co-peccatrice con Adamo peccatore, la seconda è stata la Eva-corredentrice con il secondo Adamo redentore, per la nostra salvezza». Sant’Ireneo afferma: «Era giusto e necessario che Adamo fosse restaurato in Cristo, affinché il mortale fosse assorbito e annientato nell’immortalità; ed Eva fosse restaurata in Maria, affinché una vergine diventasse avvocata di un’altra vergine, cancellasse e abolisse la disobbedienza di una vergine, mediante la sua obbedienza di vergine». Da questa bella riflessione di Sant’Ireneo, padre Stefano M. Manelli nel suo libro La Mariologia nella storia della Salvezza deduce che la Vergine Maria è Corredentrice nell’opera della salvezza universale come “causa” non prima e autonoma, ma secondaria e dipendente da Cristo Redentore, che è l’unica “causa” principale e indipendente nel compimento della Redenzione universale.
Rebecca, moglie di Isacco, con la sua saggezza materna vedeva la differenza tra i suoi due figli Giacobbe ed Esaù e riconosceva che Giacobbe era degno della benedizione paterna riservata solo al primogenito (Esaù) perché era docile e nobile d’animo. Sapendo che Esaù aveva venduto il suo diritto di primogenitura al minore, con astuzia riuscì a far ricevere a Giacobbe la benedizione speciale facendogli indossare gli abiti di Esaù. Così la Vergine Maria ha collaborato attivamente come Rebecca a rivestire Gesù della natura umana per salvare il genere umano. «Maria – continua il Manelli –, nel consenso dato all’Angelo, indusse il Verbo di Dio a rivestirsi della carne umana prendendo su di sé le nostre iniquità e a presentarsi con essa all’Eterno Padre per ottenere l’eterna benedizione». Inoltre, quando Giacobbe si presentò a Isacco per ricevere la benedizione, questi, essendo cieco, lo toccò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù» (Gn 27,22) e così gli diede la benedizione di generazione in generazione. Allo stesso modo Gesù si presenta davanti all’Eterno Padre per ricevere la benedizione e compiere il sacrificio che riconcili il genere umano con Dio e plachi la giustizia divina, rivestendosi dei nostri peccati: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze» (Is 53,4). Dio Padre ha, però, riconosciuto la voce del Figlio suo, anche se le sue mani e il suo aspetto erano quelli di un uomo peccatore, e così ha riversato tutta la sua giusta ira sulla Vittima dell’olocausto destinato a salvarci: «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).
Rachele, moglie di Giacobbe, ebbe due figli, Giuseppe e Beniamino. La nascita di Giuseppe fu per lei un parto di grande gioia, mentre quella di Beniamino fu di grande dolore, tanto che lo chiamò “Benoni”, che significa “figlio del dolore”. Così Maria Santissima ha dato alla luce Gesù, il suo primo figlio, senza alcun dolore ma con grande gioia. Al contrario, per dare la vita a noi suoi fratelli, ha subito grandi sofferenze ai piedi della Croce sul Calvario, unita al Figlio, cooperando con Lui come Corredentrice: «Maria Santissima nel dare alla luce verginalmente Gesù, suo Primogenito nella grotta di Betlemme, fu ripiena di gioia estatica, fu invece ripiena di dolore nel dare alla luce tutti noi, fratelli del Primogenito, stando ai piedi della croce, sul Calvario, unita al Figlio crocifisso, immolata con Lui come Corredentrice universale».
Debora è la donna forte che ha salvato il popolo d’Israele dalle mani dei Cananei. È stata il sostegno e la collaboratrice di Barak, il capo dell’esercito israelita, nella vittoria su Sisara. Debora prefigura la Vergine Maria quale collaboratrice di Gesù (rappresentato da Barak) nella missione della Redenzione: «Debora è figura di Maria Santissima soprattutto per questo: perché è stata cooperatrice attiva di Barak nella vittoria su Sisara, per salvare il suo popolo. Anche Maria Santissima è stata l’“alma Socia” di Cristo nella salvezza dell’umanità». Padre Pietrafesa nei suoi scritti afferma che Debora cooperò alla liberazione di Israele dall’oppressione di Sisara e dei Cananei e Maria Santissima, quando giunse il tempo della Redenzione dell’umanità, cooperò a sua volta con Cristo alla liberazione del genere umano dalla schiavitù del demonio, meritando per noi e soddisfacendo con Lui la giustizia divina.
Nell’Antico Testamento la maggior parte delle prefigurazioni della Vergine Maria sono donne, ma troviamo anche alcuni uomini che prefigurano in modo singolare la Corredentrice ai piedi della Croce che offre suo Figlio in sacrificio. Ad esempio, Abramo che offre il suo primogenito Isacco sul monte Moria rappresenta la Vergine Maria che offre il suo Primogenito Gesù (il vero Isacco). Afferma infatti il padre Manelli che «il luogo in cui fu comandato ad Abramo di sacrificare il suo teneramente amato erede è lo stesso luogo ove più tardi la Vergine Maria porto a compimento la sua obbedienza di fede professata all’Annunciazione: ecco l’ancella del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola». Abramo, con la sua fede e la sua obbedienza a Dio nel sacrificare il suo unico figlio Isacco, prefigura la Vergine Maria che con la sua fede viva e la sua obbedienza accetta di cooperare con Gesù all’opera di Redenzione per salvare l’umanità: «La fede di Abramo contrasta con l’infedeltà di Eva, anticipa la fede perfetta di Maria sul Calvario come Corredentrice, che subordinatamente e unitamente a suo Figlio offre il sacrificio redentivo per la salvezza del resto dei suoi fratelli».
In definitiva, la Vergine Maria ha superato tutti questi personaggi in coraggio, prudenza, saggezza, obbedienza... Grazie alla sua pienezza di grazia e ai suoi privilegi, ha compiuto la missione più nobile e allo stesso tempo più dolorosa, quella della Corredenzione universale. Concludiamo con questa bella affermazione di padre Stefano M. Manelli: «L’Immacolata, Madre Corredentrice, è la vera Riconciliatrice dell’umanità decaduta; Ella, con la sua sofferta cooperazione diretta e immediata, porta a compimento l’opera della salvezza universale».