Simone di Cirene era un pagano, ma fu scelto dalla Provvidenza per aiutare Gesù a portare la Croce. Da quel momento iniziò la sua conversione. Anche noi, nella vita quotidiana, dobbiamo a volte salire il nostro “calvario”, ma portiamo lietamente le nostre croci?

Gesù, caricato della Croce, nel salire il Calvario avrebbe dovuto soccombere più volte senza più rialzarsi. I suoi aguzzini, che conoscevano bene la sorte dei condannati alla crocifissione, aspettavano che morisse da un momento all’altro sotto il peso schiacciante della Croce, dopo torture e atrocità che l’avevano dissanguato e scarnificato da tempo. Il cercare l’aiuto di qualcuno che portasse la Croce non sembra essere stato un atto di pietà, ma piuttosto l’intento era quello di far morire Gesù sul patibolo che lo attendeva alla cima del Calvario. Ogni volta che facciamo la Via Crucis arriviamo, dunque, alla quinta stazione e vediamo comparire il Cireneo, Simone di Cirene che fu costretto a portare la Croce insieme a Gesù.
Cirene è una città sulla costa settentrionale dell’Africa e, probabilmente, Simone di Cirene era un pagano, tornava dal lavoro della campagna e non voleva certo immischiarsi nelle questioni tra ebrei e romani. «Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo» (Mc 15,21). Diversi Atti dei Martiri affermano che la famiglia di Simone di Cirene sarebbe diventata molto nota alla prima cristianità di Roma: Alessandro e Rufo si uniranno ai discepoli e moriranno perfino martiri in Spagna; per quanto riguarda Simone, sarà consacrato Vescovo da San Pietro, predicando in Spagna e morendo poi a Gerusalemme serenamente. Sul Calvario, però, Simone inizia il suo percorso di conversione con resistenza e non certo volentieri. Eppure, l’esperienza che lo attende comporta il cambiamento totale della sua vita. Gesù volle concedere tale grazia ad un pagano e, come dice San Girolamo, «in Simone cireneo eravamo misticamente tutti noi, che in quel momento prendevamo possesso della croce, e con essa l’ignominia del nostro Salvatore».
Molto bello ed attuale ci sembra, inoltre, il commento del padre Giacomo Pesce, passionista, quando ci ricorda che «questo passaggio della Croce dalle spalle di Gesù al Cireneo, questa comunione di pena e di obbrobri tra Gesù e Simone nel portare la Croce, ci indica la necessità in noi di associarci al mistero del divin Redentore [...]. Il divin Redentore associò noi alle sue pene e alla sua morte, applicandocene il frutto e il merito; facendoci l’obbligazione di vivere per la vera fede e per la grazia santificante, in lui e con lui, al fine di partecipare degli effetti di questa società e di questa comunione divina».
Davanti a tanta grazia ricevuta dal buon Cireneo dobbiamo vedere anche la silenziosa ma determinante intercessione di Maria Santissima, presente alla salita del Calvario. A dirlo non sono solo i mistici e i veggenti (per esempio la Ven. Maria d’Agreda) ma anche personalità di cultura e teologia come il card. Newman. San John Henry
Newman, infatti, convertito al Cattolicesimo dall’anglicanesimo, ebbe sempre un’attenzione particolare verso la Madonna e i suoi scritti sono intrisi di questa devozione filiale e tanto amorevole. Ecco che, in una Via Crucis composta da lui, proprio alla quinta stazione, scrive esplicitamente: «Tra la folla scorgono uno straniero che sembra robusto ed agile, Simone di Cirene. Lo requisiscono e lo costringono a portare la croce con Gesù. Quale privilegio! Anima fortunata eletta da Dio. Tale fu il frutto di preghiera di Maria. Gesù pregava, ma non per se stesso, eccetto che per avere la forza di bere fino all’ultima goccia il suo calice di dolore, e fare la volontà del Padre. Maria, invece, si dimostrava madre, seguendolo con le sue preghiere, poiché non poteva aiutarlo diversamente. E mandò ad aiutarlo questo straniero. Fu lei che ispirò ai soldati il pensiero che forse si mostravano troppo crudeli con Gesù. Dolce Madre, fa’ altrettanto con noi. Prega continuamente per noi, qualunque sia la croce che dobbiamo portare nel cammino della nostra vita». L’intercessione materna della Vergine Maria si mostra quindi propizia per un pagano e per tutta la sua famiglia.
Il privilegio del Cireneo è stato veramente unico nella storia e sempre sarà ricordato come tale. Esso ci sprona a non ricusare la croce, pensando bene che anche quando ci sembra che ci schiacci inesorabilmente, invece, è proprio allora che siamo più vicini a Gesù e a Maria Santissima e che loro sono attenti ad ogni nostro più piccolo sacrificio nella salita del nostro Calvario, non lasciandoci mai mancare la forza e la grazia.