Sebbene la venerazione del Santissimo Nome di Gesù abbia avuto origine agli albori della Chiesa, essa acquisì importanza liturgica dando origine a un vero e proprio culto nel XIV secolo, grazie all’instancabile opera di San Bernardino da Siena e di altri Santi francescani.

Sebbene la venerazione del Santissimo Nome di Gesù abbia avuto origine agli albori della Chiesa, essa acquisì importanza liturgica dando origine a un vero e proprio culto nel XIV secolo, grazie all’instancabile opera di San Bernardino da Siena e di altri Santi francescani.
Il nome secondo la mentalità ebraica
Per il popolo ebraico, i nomi propri avevano un significato intrinseco, indicato dalla loro composizione, dall’etimologia o richiamato dalla pronuncia.
Per quanto riguarda l’uso popolare, sembra che fossero due gli usi più comunemente praticati. In primo luogo vi era l’imposizione di nomi “teofori”, con i quali si voleva porre il bambino sotto la protezione della divinità, oppure si ringraziava e si pregava la divinità per il lieto evento (per esempio il nome Isaia significa “il Signore è salvezza” e il nome Giosuè significa “il Signore salva”, ecc.). Il secondo uso è quello dell’attribuzione di nomi che esprimevano determinate circostanze o particolari della nascita dei bambini, come nel caso di Rachele: «Quando stava per esalare l’ultimo respiro, lei lo chiamò Ben-onì» (Gn 35,18), che significa “figlio dei miei dolori”.
Inoltre, per gli ebrei c’era la tendenza a rendere il nome come simbolo del significato religioso o politico degli eroi nazionali e religiosi: Eva, ad esempio, è “la madre di tutti i viventi”, Abramo è il padre di una moltitudine, Giacobbe è “colui che soppianta”, ecc.
Infine, nella tradizione ebraica c’è l’idea che chi impone un nome a qualcuno o lo cambia, esprime il potere assoluto, la sovranità che ha su di lui. Così Adamo diede nomi a tutti gli animali. Anche il Dio degli Ebrei, imponendo e cambiando i nomi di Abramo in “Abrahamo”, di Sarai in “Sara” (cf Gn 17,5-15) e di Giacobbe in “Israele” (cf Gn 32,29), esprime il suo dominio assoluto, così questi nomi acquisiscono nuovi significati.
Il Nome di Dio nella Bibbia
Quando Mosè (cf Es 3) fu chiamato da Dio alla sua missione tra il popolo ebraico, chiese al Signore il suo nome per poterlo comunicare al popolo. E il Dio d’Israele, inizialmente conosciuto come il “Dio degli antenati”, il “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, rivelò il suo nome: “Jahvé” che significa “Colui che è”, e questo Nome entra così a far parte della vita religiosa degli Israeliti, posto dai Profeti e dai sommi sacerdoti al centro della liturgia. Nel giudaismo successivo, però, con l’intento di sottolineare la trascendenza divina, il Nome di Jahvé non viene più pronunciato, e Dio viene designato con il termine “Nome”.
Il Nome del Signore Gesù
Nell’era messianica appare il Nome di Gesù, il Nome dato al Figlio di Dio da San Giuseppe se-
guendo le istruzioni dell’angelo: «Lo chiamerai Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21-25), con cui si comprende bene che il significato del Nome Gesù è quello di “Salvatore”. L’originalità specifica e irrinunciabile del Nuovo Testamento sta nel fatto che il Nome divino è applicato alla Persona di Gesù. Nel suo Nome si compiono prodigi (cf Mc 16,17), si guariscono i malati (cf At 3,6), si scacciano i demoni (cf Mc 9,38). L’invocazione del suo Nome è fonte di salvezza, di remissione dei peccati e di Vita eterna. Il Nome di Gesù è «al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9-11; Ef 1,21; Ab 1,4), perché «non c’è sotto il cielo nessun altro nome dato agli uomini – si legge negli Atti degli Apostoli – per mezzo del quale possiamo essere salvati» (4,12).
Il Nome di Gesù è considerato così fondamentale che i primi cristiani fondavano la loro fede sulla professione “che Gesù è il Signore e che Dio lo ha risuscitato dai morti” e sull’invocazione del Nome del Signore per essere salvati (cf Rm 10,9-13).
Il culto liturgico del Nome di Gesù
Un grande predicatore e propagatore del culto del Nome di Gesù fu il francescano San Bernardino da Siena, insieme ad altri due Frati, in particolare il Beato Alberto da Sarteano e il Beato Bernardino da Feltre.
Nel 1530, Papa Clemente VII permise all’Ordine Francescano di recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù, e la celebrazione, allora presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da Papa Innocenzo XIII nel 1721. Il giorno della celebrazione variava tra le prime domeniche di gennaio, poi fu fissato per il 2 gennaio fino agli anni ’70, quando fu soppresso. La memoria facoltativa fu ripristinata al 3 gennaio nel calendario romano da Papa Giovanni Paolo II.
I Santi di tutti i tempi hanno nutrito un culto speciale verso il Nome di Nostro Signore. Da San Paolo a San Bernardo, da San Francesco a San Benedetto, il Nome di Gesù – che per molti era oggetto privilegiato di contemplazione – era sempre uno scrigno di tesori pieno di potenza e dolcezza, non essendoci altro nome «nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12).