ANNO NUOVO
L'epoca glaciale mariana
dal Numero 1 del 28 dicembre 2025
di Fra Marco M. Pio da Osimo
Da circa sessant’anni stiamo assistendo ad un’“epoca glaciale mariana”, caratterizzata da un profondo silenzio e da uno sminuimento della figura della Madonna. Le conseguenze sono state nefaste per tutta la Chiesa: Ella sola, infatti, è Colei che distrugge e distruggerà sempre tutte le eresie del mondo intero.
Maria Santissima, Madre di Dio e Madre nostra, è Colei alla quale il popolo di Dio, in ogni tempo, si è rivolto per vivere la fede cristiana verso la santità più alta. Ce lo dimostrano i tanti e immensi discorsi, omelie, trattati, poesie e canti, che fin dai Padri della Chiesa, attraverso i Santi di ogni epoca, il culto popolare e la più alta devozione, sono stati portavoce di questa singolare pietà verso la nostra Mamma Tota Pulchra, suggellati poi dai dogmi mariani che sono stati riconosciuti dalla Chiesa: Maternità divina, Verginità perpetua, Immacolata Concezione e Assunzione in Cielo in anima e corpo. La proclamazione di tali dogmi, poi, ha portato con sé un rinvigorimento non solo della vita cristiana, ma anche della vita sociale degli uomini, come la storia ci ha ben dimostrato. Un esempio a tal proposito è stato l’ultimo dogma proclamato (l’Assunzione di Maria Santissima), al quale seguì un periodo di fecondità straordinaria nella Chiesa per la crescita delle vocazioni sacerdotali e religiose, che rese necessaria la moltiplicazione dei seminari; inoltre si risvegliò un grande fervore missionario che spinse all’apertura di nuove missioni in molte parti della terra da evangelizzare; la pietà dei fedeli si accrebbe di un grande e tale amore alla Madre di Dio che tutto il popolo di Dio era più infervorato nel cammino di virtù, alla sequela di Cristo, con un’alta frequenza ai sacramenti e con accrescimento della vita di preghiera di tutti i cristiani. Il Concilio Vaticano II ha poi raccolto tutta la realtà mariologica espressa fino a quel momento, e l’ha non solo compendiata nel capitolo VIII della Lumen gentium, ma ha anche rilevato elementi preziosi per un suo sviluppo in continuità con la Tradizione: basta vedere l’approfondimento soteriologico della missione salvifica di Maria Santissima – la Nuova Eva, unita e subordinata al Figlio nell’opera della Redenzione, «con Lui e sotto di Lui», come si esprime il documento –, nonché della verità della sua Mediazione materna, anche questa ben esposta dallo stesso testo. Di fronte a tutta questa ricchezza di grazie, dopo il Concilio si è notata, purtroppo, una situazione di smarrimento e sbandamento, anzi di disagio e di sofferenza a causa del silenzio a livello teologico-mariologico che si è verificato circa queste verità fondamentali e di sempre, ostacolando così il loro approfondimento. Si arrivò ad una situazione che gli stessi mariologi di spicco degli ultimi sessant’anni hanno definito come un’«epoca glaciale mariana», tale da portare la Mariologia ad uno «scheletro o ad un ectoplasma», come dichiarato molto lucidamente dal mariologo René Laurentin. Tale fu, di fatto, la Mariologia post-conciliare, che portò i Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II a denunciare tale decadimento, riaffermando anzi la centralità e la necessità di inserire nuovamente l’insegnamento teologico su Maria Santissima nei corsi di studio, ridotto ormai ai minimi termini. Purtroppo, ciò non bastò a frenare le conseguenze nefaste in ambito teologico. E non poteva essere altrimenti, poiché Maria Santissima è così strettamente connessa con Cristo che i due non si possono separare. È così che il minimalismo mariologico a cui si è giunti ha provocato errori molto gravi su Cristo e la Chiesa. Tale minimalismo non considera più Maria Santissima Madre di Dio, della Chiesa e di ogni uomo, bensì una “discepola” o, peggio ancora, come la si vuol chiamare oggi, “donna feriale” (per non parlare di tutte le descrizioni più odierne che arrivano alla blasfemia). Il mariologo Blasucci, però, già aveva detto che «fa pena pensare ad una Maria, “discepola di Cristo”, dalla cui “stretta materna” Cristo si sarebbe liberato, “per dedicarsi alla sua vocazione messianica”, impartendo così una lezione sulla “superiorità dei legami spirituali derivanti dalla fede obbediente alla Parola di Dio” [secondo le affermazioni che si usavano dopo il Concilio, ndr]». È così che tale «“discepolato” di Maria è finito col diventare (spiega un altro mariologo, padre Stefano M. Manelli) un triste capitolo in “opposizione” – anziché a “integrazione” – alla tradizione quasi bimillenaria che ha presentato Maria Santissima quale Sedes Sapientiæ, Mater et Magistra Apostolorum, Mater et Magistra theologorum». Tale minimalismo ha rarefatto l’aria della pietà e raffreddato i cuori nell’amore alla Madonna, vista non più soprannaturalmente ma sotto l’aspetto umano; ma come si potrebbe amare l’Immacolata, Regina dei nostri cuori, del Cielo e della terra, se la si è detronizzata in questo modo? Gli effetti deleteri sono stati quelli di una spiritualità non più fervente, non più capace di sostenere il popolo di Dio nella fedeltà ai sacramenti, nel rapporto con la Chiesa, attraverso la devozione alla Madonna, la pietà e il culto sincero verso di Lei. Non si vuol più fare qualche “fioretto” con le mortificazioni e con il proposito di imitare le virtù della Beata Vergine Maria; ecco allora che la frequenza alla Santa Messa domenicale (e prima ancora alla Confessione, penitenza sacramentale) si è affievolita talmente da raggiungere una percentuale davvero esile. Di fronte a questo quadro drammatico, il cristiano deve tornare a lodare la nostra «sì cara Corredentrice», come la chiamava San Pio da Pietrelcina. Lodarla non solo con le parole ma, come intendeva bene San Massimiliano M. Kolbe, con le opere, quindi con la santità di vita alla scuola di Maria Santissima, sicuri di non sbagliare, come la liturgia ci ricorda quando l’acclama: «Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero». È così che si rimarrà radicati nell’insegnamento di Gesù Cristo, trasmesso dagli Apostoli e così tramandato senza interruzione fino ad oggi, senza seguire “le dottrine varie e peregrine”, come afferma San Paolo.
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