ANNO NUOVO
La virginea Maternità divina di Maria Santissima
dal Numero 1 del 28 dicembre 2025
di Fra Gerardo M. Pio da Osimo
La verità della Maternità divina della Madonna è stata proclamata nel Concilio di Efeso e poi confermata in quello di Calcedonia. Anche i Padri della Chiesa hanno sottolineato questa miracolosa Maternità da cui nacque il Salvatore.
Nel mese di gennaio la Chiesa universale commemora solennemente la festa che ricorda la sublime verità mariologica contenuta nel depositum fidei e proclamata nel celebre Concilio di Efeso (431 d.C.): l’ineffabile privilegio della Maternità divina di Maria Santissima. Questo Concilio non si era proposto di riconoscere dogmaticamente l’illustrissimo privilegio mariano, bensì si era impegnato di risolvere una controversia cristologica: la distinzione delle due nature divino-umana nell’unica Persona divina del Verbo. Inevitabilmente, dunque, i Padri conciliari hanno dovuto spiegare la natura della Maternità della Theotokos (Madre di Dio) in relazione al suo divin Figlio, nel quale «sono diverse le nature che si uniscono, ma uno solo è il Cristo e Figlio che risulta da esse; la differenza delle nature non è cancellata dall’unione [...]. Infatti, non è stato generato prima dalla santa Vergine un uomo qualsiasi sul quale poi sarebbe disceso il Verbo: ma il Verbo si è unito con la carne fin dal seno della madre, è nato secondo la carne, accettando la nascita della propria carne. [...] Perciò essi [i santi padri] non dubitarono di chiamare Madre di Dio la santa Vergine, [...] perché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale, a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne». In seguito, tale verità sarà ancora più esplicitamente dichiarata nel Concilio di Calcedonia nel 451 d.C., nel quale se ne proclama ufficialmente la definizione dogmatica: «Seguendo i santi padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, [...] generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria vergine e madre di Dio, secondo l’umanità». Fedele al Magistero perenne della Chiesa e alle sue definizioni dogmatiche, anche il Papa San Pio V riporta nel suo Catechismo Romano, di facile comprensione, questa inenarrabile verità mariana: «Come il corpo di Gesù Cristo [...] fu formato con il sangue purissimo della più illibata tra le vergini, senza intervento alcuno di uomo, ma per sola virtù dello Spirito Santo, così, non appena fu concepito, ebbe l’anima inondata dallo Spirito di Dio e dalla copia dei suoi carismi. [...] Infatti Maria, che noi proclamiamo e onoriamo vera Madre di Dio» aveva partorito «chi era insieme Dio e uomo» (n. 45,46). In questo modo, facilmente e giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica ha potuto scrivere che «Maria, chiamata nei Vangeli “la Madre di Gesù” (Gv 2,1;19,25), prima della nascita del Figlio suo è acclamata, sotto la mozione dello Spirito, “la Madre del mio Signore” (Lc 1,43). Infatti, colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio» (n. 495). Lo stesso Catechismo rafforza questa eminentissima dottrina, così importante e fondamentale per la fede del cattolico, riportando una ulteriore definizione formulata nel Simbolo del Concilio del Friuli (796/797 d.C.): «La natura umana che egli [Gesù Cristo] ha assunto non l’ha mai separato dal Padre. [...] Per natura Figlio del Padre secondo la divinità, per natura Figlio della Madre secondo l’umanità, ma propriamente Figlio di Dio nelle sue due nature» (n. 503). Tanto più mirabile è l’insegnamento che il Catechismo impartisce quando tratta della Verginità sempre intatta della Theotokos, citando Sant’Agostino: «Maria è rimasta “Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine incinta, Vergine nel parto, Vergine madre, Vergine perpetua”: con tutto il suo essere, ella è “la serva del Signore” (Lc 1,38)» (n. 510). Infatti «Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse da una Vergine» (n. 502) e i cristiani, figli devoti della stessa Madre celeste, si sono impegnati a riconoscere “verità rivelata da Dio” questa miracolosa Maternità, lanciando l’anatema a coloro che avessero voluto misconoscerla, come venne proclamato nel Concilio di Costantinopoli II (553 d.C.). L’Immacolata Regina dell’universo venne concepita verginalmente per opera dello Spirito Santo, verginalmente partorì il Verbo Incarnato e sempre vergine restò dopo l’estatico parto. Questa meravigliosa Maternità, spiega il Catechismo Tridentino, implica che «il corpo di Gesù Cristo è stato formato dal purissimo sangue della Vergine Madre. È proprietà infatti dei corpi di tutti gli uomini l’essere formati dal sangue della madre loro. Ma oltrepassa ogni ordine di natura e ogni capacità di intelligenza umana il fatto che», al concepimento miracoloso operato dallo Spirito Santo, «immediatamente il corpo santissimo di Gesù Cristo fu formato e ad esso fu congiunta l’anima razionale, riuscendo nel medesimo istante perfetto Dio e perfetto uomo. [...] Non appena l’anima fu unita al corpo, anche la divinità si unì all’uno e all’altro. Perciò appena il Corpo fu formato e animato, nel medesimo istante al corpo e all’anima fu congiunta la divinità. Da ciò segue che [...] la Vergine santissima poté realmente e propriamente essere chiamata Madre di Dio e madre di un uomo, avendo concepito simultaneamente l’Uomo-Dio» (n. 44). Concependo verginalmente il Verbo eterno, Figlio unigenito del Padre celeste, Maria Santissima divenne l’unica creatura appartenente all’ordine dell’Unione ipostatica, effetto della sua divina Maternità intrinsecamente ordinata al Verbo, che le permise in modo del tutto singolare e unico di entrare «nel “cerchio di fuoco” che circonda il trono della SS. Trinità, ma senza bruciarsi», come scrisse suggestivamente il biblista padre Emanuele Testa. Imitiamo, dunque, la fede della Santissima Vergine perché, come insegna il Catechismo riprendendo Sant’Agostino: «Maria è più felice nel ricevere la fede di Cristo che nel concepire la carne di Cristo».
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