SPIRITUALITÀ
Dal Crocifisso, la primavera.
dal Numero 12 del 24 marzo 2013
di Paolo Risso

Nessuno resta indifferente al fascino del Crocifisso! A Lui deve la sua conversione Eugenio Zolli, ebreo figlio di rabbini... Da questo supremo Sacrificio d’amore tutta la vitalità del Cattolicesimo e ogni rifioritura spirituale!

    Si chiamava Israel e con un nome così poteva essere soltanto ebreo. Anzi era nato da una famiglia rabbinica dove si pensava a fare di lui un rabbino. Ma il ragazzino intelligente e sveglio, nato a Brodj, in Galizia, un giorno, in casa di un compagno di scuola cattolico, vide il Crocifisso appeso alla parete e domandò: «Chi è quello?». Gli fu risposto: «È Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio morto per noi!».
    Israel Zolli – questo il suo nome e cognome – non lo dimenticò più e prese ad assillarlo la domanda più impellente: «Perché gli ebrei lo crocifissero? Era forse un criminale? E se fosse stato il vero Messia?». Iniziò a leggere con vivo interesse il Vangelo datogli da amici cattolici, rimanendone assai toccato dentro.
    Quando più tardi, leggendo il libro di Isaia, si incontrò con la figura del “Servo sofferente di Jahvè”, descritto come l’Uomo più innocente, eppure percosso e umiliato, tormentato fino alla morte a causa dei peccati altrui, Israel si interrogò: “Il Crocifisso in cui credono i cristiani non è forse questo Servo di Jahvè?”. Era l’inizio di un lungo cammino, al cui termine il divino Crocifisso avrebbe vinto nella sua anima aperta alla luce.

L’Agnello indispensabile

    Il rabbino Israel Zolli (1881-1956), addentrato nello studio dell’Antico Testamento come pochi altri, è tra quegli uomini umili e grandi sui quali il Crocifisso ha esercitato e continua a esercitare anche oggi un fascino singolare, diremmo irresistibile.
    In questi giorni, ho letto in un’edizione della Morcelliana del 1936 il bel libro Cristo nella Chiesa di Robert Hugh Benson (1871-1914), già pastore anglicano (era il figlio dell’“arcivescovo” di Canterbury!) poi convertitosi al Cattolicesimo e, per desiderio dello stesso san Pio X, sacerdote cattolico.
      In questo luminoso testo padre Benson scrive: «Una religione che non riconosca il dolore come mezzo di redenzione e potere di santificazione va chiaramente contro la vita e l’esperienza. Il Cattolicesimo, in modo supremo e unico, compie quel concetto [...] e comprendo come Dio stesso, mosso dal suo supremo amore, sia divenuto un Agnello per poter morire per la pecorella smarrita; ammette che il Figlio di Dio divenne un Figlio dell’uomo, affinché i figli degli uomini potessero divenire i figli di Dio, e comprende finalmente che il Figlio di Dio muore affinché i figli degli uomini possano vivere della Vita divina» (p. 136).
    Questo è il grande unico Avvenimento che ci salva e ci dà la vita, su questa terra e nell’aldilà: Dio che si fa Agnello sacrificale per salvarci dal peccato e dalla morte e ridarci la vita vera, la vita soprannaturale, la vita di Dio, la grazia santificante per cui soltanto siamo davvero vivi e vivremo in eterno.
      Tutta la vitalità del Cattolicesimo viene appunto dall’Agnello del Sacrificio sommo ed eterno: Gesù che muore in croce – non perché ha offeso il potere, come ingannano i modernisti, ma in adorazione a Dio e in espiazione per il peccato.
    Sempre Benson, al fondo della stessa pagina, annota: «È significativo che il protestantesimo presenti, tra le principali opposizioni al Cattolicesimo, la negazione del Sacrificio dell’altare: e il protestantesimo come sistema, sta ruinando».
     Già: il protestantesimo è sempre andato “ruinando” (e seminando rovine) da quando si è sbarazzato della Santa Messa, mentre il Cattolicesimo, fedele alla sua Tradizione, grazie ai decreti “de fide” del Concilio di Trento riguardo alla presenza reale di Gesù nella Santissima Eucaristia e al Sacrificio della Messa riattualizzato sull’altare, progrediva per ogni dove nel mondo. Basti pensare all’immensa fioritura di santità e di civiltà, al dilagare del Cristianesimo nelle terre delle missioni cattoliche dopo Trento.

Unica sorgente di vita

    Da chi tanta vitalità? Soltanto da Gesù Crocifisso, dall’Agnello sacrificale offerto per la gloria di Dio e la Salvezza dell’umanità. La Chiesa Cattolica si era incentrata tutta nel Crocifisso, trovato a ogni ora nel Sacrificio dell’altare, dove tutto quanto era avvenuto sul Calvario continua ad accadere: lo stesso Sacerdote, Gesù, che offre; la stessa Vittima, Gesù, che viene offerta; lo stesso Sacrificio, anche se incruento. La vitalità di santità, di vocazioni, di vita cristiana-cattolica fervente scaturiva dunque dalla piccola Ostia del Sacrificio, che è Gesù stesso immolato.
    E ora da 50 anni a questa parte, perché tanta decadenza? Si è voluto sostituire alla Religione dell’Offerta e del Sacrificio, dell’adorazione a Dio e dell’espiazione del peccato, una pseudo-religione della festa, dell’allegria, che non si trova da nessuna parte. Si è spesso svuotato il significato vero del Crocifisso che è l’espiazione del peccato e la mediazione di vita divina, al posto nostro, “per noi”, perché noi non ne siamo capaci di espiazione e di Redenzione: l’uomo non può redimere se stesso, ha bisogno dell’Uomo-Dio, Gesù.
    Questa dottrina, che il Figlio di Dio incarnato ha soddisfatto per il peccato per noi – “la soddisfazione vicaria”, in termini teologici –, è e resta dottrina della Chiesa. Tale dottrina fu accusata dai “novatori” di essere espressa in termini giuridici e si disse che non si può accettare un Dio che chiede un prezzo di espiazione per la colpa, ma essa spiega la realtà del peccato in tutta la sua malizia, e la Redenzione operata da Cristo con la sua espiazione “al mio posto”, “al tuo posto”. Tutto questo si trova già nei Vangeli, nelle Lettere di san Giovanni e di san Paolo, nella Lettera agli Ebrei, che parlano di espiazione e di propiziazione per noi da parte di Gesù Crocifisso.
    Perché negli ultimi anni questo caposaldo della nostra Fede cattolica sembra essersi oscurato? Alla vigilia del Concilio Vaticano II, la Commissione teologica incaricata di redigere gli schemi da presentare alla discussione nell’aula, ne aveva preparato uno dal titolo De satisfactione Christi, che era l’undicesimo capitolo del più ampio schema De deposito Fidei custodendo. In un passo del testo si diceva: «La propiziazione che è Gesù Crocifisso il Giusto, per i peccati di tutto il mondo, ha efficacia soddisfattoria ed è chiamata soddisfazione vicaria». Il testo si concludeva con la condanna degli errori riguardo alla Redenzione: «Questo sacro Concilio, attingendo la dottrina dell’umana redenzione dalla purissima fonte della Rivelazione e del perenne magistero della Chiesa, respinge le opinioni di coloro che stimano falsamente non avere il peccato inferto a Dio un’offesa e che presumono di affermare che il Sacrificio di Cristo in croce non ha altro valore ed efficacia se non di esempio, di merito e di liberazione e non di una vera e propria soddisfazione per la scelleratezza degli uomini».
    Questa è la Verità di sempre, ma il capitolo che la conteneva decadde con tutto lo schema agli inizi del Concilio in seguito fatto che purtroppo gli schemi preparatori furono spazzati via dai “novatori”. Ma, nonostante questa “violenza”, nessuna barba di filosofo o di teologo può spazzare via la Verità di Cristo, la Verità di duemila anni di Tradizione cattolica.
    Al posto della Redenzione, operata dal Sacrificio del Crocifisso, così si è preferito parlare del “mistero pasquale”, sottolineando la Risurrezione di Gesù, più che il suo Olocausto sulla croce. Così anche la Santa Messa, è detta ora soltanto Eucaristia, nel senso riduttivo di “rendimento di grazie”, di “pasto comunitario del popolo di Dio”, di “festa della comunità”. Ed è proprio per questo – riflettiamoci – che da 50 anni, protestantizzandoci anche noi, come scrisse padre Benson del protestantesimo, “stiamo ruinando”.
    Il rimedio? Occorre ritrovare l’Agnello, stringerci all’Agnello – Gesù Crocifisso, svenato e immolato sulla croce, ripresentato nel suo Sacrificio di adorazione a Dio e di espiazione per noi, su ogni altare nella Santa Messa. Solo così si fermerà la “ruina” e sarà primavera, una bellissima primavera di santità, di vocazioni sante, di civiltà di nuovo cristiana.

Incalcolabile discendenza

    Torniamo al rabbino, il gran rabbino di Roma, Israel Zolli, il quale, toccato dentro dalla carità immensa del venerabile Pio XII durante le persecuzioni contro il popolo di Israele, il 13 febbraio 1945 si fece cattolico e ricevette il Battesimo con il nome di Eugenio Pio. Con lo sguardo sul Crocifisso, scrisse: «Gesù Cristo soltanto ci può condurre in alto. Rivolgersi a Gesù significa ascendere. Gesù è la via e la guida più sublime. Gesù mio, ti amo. Sono tutto tuo. Sono beato di essere tuo. Voglio esserlo sempre di più, adesso e nell’ora della morte». E ancora: «Dal Calvario al Cielo, non c’è che un passo. Io ho dinanzi agli occhi il Crocifisso. L’augusto Capo cinto di una corona di spine e le braccia aperte per abbracciare e stringere al suo Cuore dolente gli uomini tutti. Né oro né gemme, ma gocce di sangue e sudore di morte».
    Gesù Crocifisso è così potente e affascinante che converte anche gli ebrei di dura cervice, come quel giovane diciassettenne di nome Gioele, che disobbedendo a suo padre, frequentò l’ora di religione cattolica a scuola, tenuta da un dotto e santo sacerdote, e alla fine, sfidando tutti, volle il Battesimo e disse, con le lacrime agli occhi: «Strappatemi gli occhi e io vivrò ancora; tagliatemi le mani e continuerò a vivere, ma se mi strappi Gesù, mi strappi il cuore: io senza Gesù non posso più vivere».
    L’aveva già profetizzato Isaia, al capitolo 53, con il cantico del Servo Sofferente: «Tal-Ja delaha», che come spiega appunto Eugenio Zolli, significa il Figlio di Dio, il Servo di Dio, l’Agnello del nostro riscatto che “avrà in premio le moltitudini e dei potenti farà bottino”, l’Agnello al quale è stata promessa una straordinaria divina vitalità, una incalcolabile discendenza, anche oggi. 

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