Una Regalità senza limiti, la sua, sebbene da molti non riconosciuta, quando non addirittura disprezzata. Ma il vero spirito cattolico incorona Cristo sopra tutto e tutti, senza paura; porta il sigillo del Re divino “nel cuore, sulle labbra e sulla fronte”.
«Luigi I, Luigi II, Luigi III... Luigi XVI, Luigi XVII, Luigi XVIII»... Così comincia una poesia svagata e sbarazzina di Jacques Prevert, intitolata Le belle famiglie, dedicata alla dinastia dei re di Francia. La poesia conclude: «E poi nessuno è più niente... / Ma che razza di gente è quella / che non ce l’ha fatta / neppure a contare fino a venti?» (J. P., Paroles, 1946).
Oggi gli ultimi re sopravvivono placidamente all’ombra delle Costituzioni. Forse verrà un giorno in cui di quel titolo di “re” non resterà che un ricordo nei libri di scuola. Allora quel titolo, purificato dalle effimere memorie umane, rimarrà per sempre unito al Nome di Cristo Re.
«Tu sei re?»
La questione era stata aperta un giorno di primavera dell’anno 30 dal procuratore Ponzio Pilato, a Gerusalemme al processo di Gesù. Pilato è un politico cui dispiace assai perdere la “seggiola”, ma è stretto tra le cricche fastidiose di Gerusalemme, e quelle non meno pericolose della corte imperiale di Roma: qualunque cosa facesse, rischiava di sbagliare.
Quella mattina, venerdì prima della Pasqua, Pilato era irritatissimo per le notizie dell’arresto di Gesù, da parte delle “volpi” del sinedrio, che lui ha sempre detestato di cuore. È così seccato che istintivamente simpatizza per Gesù, del quale ha sentito parlare dalla moglie, Claudia Procula, informata e probabilmente discepola del Nazareno. Lo crede innocente e lo dice forte davanti alla piazza infuriata, sobillata dai sinedriti.
Pilato vuole salvare Gesù a ogni costo e cerca una via di uscita. Un po’ di senso di giustizia romana e italica lo doveva conservare, ma, dice il Vangelo, aveva “ancora più paura”. La ciurma del tempio, capeggiata da Caifa, fa scivolare l’accusa su un terreno assai delicato per Pilato: «Se liberi costui non sei amico di Cesare: chiunque si fa re si mette contro Cesare» (Gv 19,12). Era l’idiozia più monumentale che il sinedrio avesse saputo inventare in quella torbida nottata: proprio il punto critico per il procuratore romano attaccato alla “seggiola”.
Allora Pilato, entrato di nuovo nel pretorio, «chiamò Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei giudei?” [...] Gesù rispose: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, le mie guardie avrebbero combattuto perché io non fossi consegnato ai giudei; ma il mio regno non viene da questo mondo”. Gli disse allora Pilato: “Dunque, tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per dare testimonianza alla verità; chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”» (Gv 18,33-38).
Pilato intuisce che nelle calme parole di Gesù non c’è l’ombra di lesa maestà imperiale, come il sinedrio vuole fargli credere. Eppure in quel gran parlare di re, qualcosa faceva fischiare le orecchie degli israeliti osservanti. Da più di mille anni i Libri Sacri annunciavano la venuta del Messia, che era anche re. Se Gesù era il Messia, era dunque anche re. Perché allora accusarlo come nemico dell’imperatore? Perché tirare in ballo Tiberio per impedire ciò che era annunciato da Dio stesso? Non brillava certo la logica in quella infernale congiura.
Qualche ora dopo, come raccontano i Vangeli, e dice la Liturgia, «Gesù incominciò a regnare dalla croce».
Lui è Re!
A distanza di quasi due millenni, quando la Regalità di Gesù era andata sempre più chiarendosi e affermandosi, l’11 dicembre 1925, papa Pio XI emanò l’enciclica Quas primas dedicata appunto a Cristo Re, e per Cristo Re istituiva una nuova festa liturgica, da celebrarsi per sempre ogni anno, in tutta la Chiesa, l’ultima domenica di ottobre (oggi si celebra l’ultima domenica dell’Anno liturgico). L’Enciclica venne a riassumere la Tradizione della Chiesa e ad anticipare tempi nuovi per la conoscenza intima di Gesù e per l’avvento del suo Regno nel mondo. Un Documento che cadeva tra le due Guerre Mondiali e in mezzo alle più gravi rivoluzioni della storia, quella comunista del 1917, e l’altra nazista del 1933, il più duro attacco a Gesù e alla sua Chiesa da parte di belve come Lenin, Stalin e Hitler.
Con il cuore pieno del dolore per l’“inutile strage” del 1914-1918 e le innominabili violenze dei “duci rossi e neri”, con lo sguardo profetico rivolto alle sventure prossime dell’umanità che sarebbero venute da quei “duci”, Pio XI ci ha dettato la dottrina fondamentale della Regalità di Gesù.
Gesù è Re per diritto di nascita, perché la sua umanità è indivisibilmente congiunta con la divinità dell’unica persona del Figlio di Dio. L’umanità di Gesù, fin dalla sua prima esistenza, è venuta quindi a partecipare del suo divino potere su tutte quante le cose.
Gesù è Re per diritto conquistato mediante la redenzione dell’umanità. Con l’offerta sublime del suo Sangue redentore, Egli è diventato il Capo dell’umanità liberata e salvata dal peccato e dalla morte e con Lui avviata verso il Regno di Dio nella Patria immortale.
Non c’è limite a questa Regalità. Il Papa dice: «Non solo alle nazioni cattoliche, non solo a quelli che, purificati dal Battesimo, appartengono di diritto alla Chiesa [...] ma abbraccia anche tutti gli uomini, così che in piena verità, alla potenza di Cristo è sottomesso tutto il genere umano» (Quas primas, 11 dicembre 1925, Denzinger, n. 3675).
La Regalità di Gesù si manifesta con la pienezza del triplice potere: legislativo, con la Legge di Gesù; esecutivo, con la guida di Gesù, esercitata attraverso l’Autorità costituita da Lui; giudiziario, con il giudizio al termine della vita di ogni uomo e con il suo ritorno finale per giudicare l’intera umanità.
È Regalità intima sulle coscienze, ma anche Regalità sociale sui popoli. Regalità spirituale, in ordine alla grazia santificante e alla Salvezza, ma anche Regalità storica e visibile, che tende a ispirare il buon ordine e il buon governo, la prosperità e la pace anche dell’umanità di questo mondo, troppe volte tradita dai suoi capi, tragicamente devastata dalle sue ire selvagge, ma costretta a pagare con il Sangue e infinite sofferenze gli errori di tutti.
Pio XI ha tracciato il profilo di Cristo Re della nostra umanità: la Regalità di Cristo è il vero ordine del mondo, voluto da Dio. Re della nostra umanità redenta, passata, presente e futura. Il vero ordine del mondo non è il “novus ordo sæculorum” del Dollaro (e dell’Euro), e della Massoneria, ma soltanto la Regalità spirituale e sociale di Cristo. Così come lo esprimono gli inni a Cristo Re su citati.
Purtroppo, oggi, troppi uomini, anche di Chiesa, lo hanno detronizzato (“il l’ont découronné!”). Ma noi non ci lasciamo cambiare la fede e continueremo a custodire la santa Tradizione cattolica che affonda le sue radici nella dichiarazione di Gesù di fronte a Pilato: «Tu lo dici; io sono re» (Gv 18,37). Così noi, Gesù, il nostro adorabile Gesù, lo coroneremo di gloria!
Tutto in Lui
Ma ci domandiamo: soltanto Re di questa umanità? Gesù è il Re dell’Universo; dunque oltre questa umanità, secondo il messaggio di san Paolo che si legge nell’epistola di questa Solennità: “Gesù è l’immagine di Dio invisibile, il Primogenito di tutta la creazione; poiché in Lui sono state create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili; tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui, e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il Capo del corpo, cioè della Chiesa; Egli è il Principio, il Primogenito fra i morti, perché egli abbia il primato in tutte le cose. Infatti il Padre si compiacque di far abitare in lui tutta la pienezza; e per mezzo di lui, riconciliare tutti gli esseri con lui, sia le cose che sono sulla terra che quelle che sono nei cieli, facendo la pace mediante il sangue della sua croce, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cf. Col 1,15-20).
San Paolo in questa pagina mirabile rivela il progetto di Dio riguardo all’uomo, al mondo e all’Universo intero: tutto quanto Dio ha voluto, l’uomo, la famiglia, il lavoro, la cultura, la scuola, le leggi, la medicina... ogni struttura, la politica, la società, la civiltà, in una parola tutto quanto Dio ha voluto e l’uomo sviluppa nella sua vita privata e sociale, la storia intera, tutto è stato pensato e voluto da Dio, non per se stesso, in autonomia da Lui, “in libera uscita”, ma è stato pensato e voluto da Dio per Gesù Cristo e in Gesù Cristo. Tutto il mondo, tutto l’Universo è stato voluto per il Figlio, per Gesù, il quale è investito di una Regalità universale, di un primato cosmico.
Tutto quanto l’Universo dunque è stato creato in vista di Cristo affinché diventasse la reggia degna di accoglierlo al suo ingresso nella storia, e di riconoscere il suo primato, la sua suprema Regalità di Verità e di Amore, a ogni generazione, a ogni uomo della storia.
Viva Cristo Re!
Non c’è Verità del Cattolicesimo che disturbi tanto l’uomo che vuole essere misura e regola di tutte le cose, come la Regalità di Cristo. L’uomo moderno, l’uomo nato da Cartesio che pretende di essere come il suo io pensa; l’uomo di Lutero che sottopone la divina Rivelazione al “libero esame” del singolo; l’uomo della Rivoluzione francese, l’uomo del liberalismo, l’uomo del comunismo ateo e omicida, l’uomo del laicismo di ogni risma, non vuole saperne di Cristo Re e gli grida: “Non vogliamo che Tu regni su di noi” (cf. Lc 19,14).
Anche i modernisti che oggi all’interno della Chiesa sono legione, non accettano il Cristo Re, dottrina non aggiornata, non più attuale, non “politicamente corretta”, non ecumenica. Vorrebbero un Cristo che stesse in dialogo e accanto a Maometto, Budda o qualsiasi altro, ma Cristo, soltanto Cristo è unico, perché Egli è Dio, l’unico Dio, quindi l’unico Re.
I martiri, fedeli alla Tradizione, in Messico (1926-1928), in Spagna (1936-1939), in Russia, in Cina e in ogni luogo, dove Egli non è voluto, hanno dato la vita per Lui, al grido di «Viva Cristo Re!». Il vero spirito cristiano-cattolico, ieri, oggi e sempre è quello che non può sopportare nessuno e niente fuori del Cristo, che si impegna e si immola con tutte le forze affinché tutti e tutto sia in Lui, sia ricapitolato in Lui. Non c’è spirito cattolico che sia ecumenico, tanto meno sincretista; l’unico spirito cattolico è quello della Regalità di Cristo, come l’abbiamo illustrata.
Quella del primato universale è una gemma che risplende nella realtà dell’essere stesso di Cristo. Ha solo bisogno di essere ripreso e sempre di più mostrato al mondo. Ha bisogno di essere vissuto con lo spirito dei martiri di ieri e di oggi, il suo Nome regale nel cuore, sulle labbra e sulla fronte, a fronte alta, in ginocchio davanti a Lui, in piedi per portarlo a ogni uomo, in ogni punto della società e della storia. Come fanno anche alcuni giovani che anche oggi, con la vita e con la parola, proclamano: «Viva Cristo Re!».
Frattanto mentre la scienza cerca di approfondire i misteri dell’Universo e i segreti della storia, provo un’immensa gioia a sapere che Gesù, il medesimo di Betlemme, del Cenacolo, del Calvario e del mattino di Pasqua, è al principio e al termine di tutte le cose, il compimento di tutte le cose. Devo abitare con Lui questo Universo, devo percorrere con Lui questa storia.
E sento che non c’è schiavitù in questa divina Sovranità di Cristo. Ma vera libertà di spirito, gioia di esistere, speranza lieta di un traguardo eterno. «Vitam et sanguinem pro Christo nostro Rege». «Cuius regni non erit finis». La vita e il sangue per Cristo nostro Re. Il suo regno non avrà fine!