L’Europa in cui viviamo ha parecchi tratti in comune con la Francia risorgimentale: la stessa dittatura celata sotto il volto della libertà; lo stesso anticlericalismo, le stesse contraddizioni e ingiustizie.
Gli intellettuali cattolici attenti alle vicende politiche europee e italiane stanno già da tempo impegnandosi in una battaglia contro la legge sull’omofobia; se approvata sarà uno scacco per la libertà di pensiero e per la libertà di religione poiché non avremo più il diritto di affermare che la famiglia è solo quella fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Il clima culturale che attraversa il nostro tempo è sostanzialmente antidemocratico e antiliberale; una vera e propria dittatura della prepotenza e della minoranza. Non sono parole senza fondamento, basta commentare il caso Barilla: dopo aver dichiarato di non fare pubblicità con famiglie di omosessuali, si è scatenata l’ira del mondo gay. Un mondo costituito da una minoranza in espansione, che gestisce soldi di grossi finanziatori mediante i quali, in poco tempo, scatenano un putiferio contro chi si sente libero di non pensarla come loro.
Questo atteggiamento tirannico parte da lontano. Se facciamo un percorso all’indietro nel tempo, fino al periodo risorgimentale, troveremo un filone culturale entro cui si è consolidata una mentalità dispotica, che in nome della libertà compiva i più orrendi crimini contro di essa. Lo evidenzia una grandissima figura di sacerdote dimenticato dagli storici, ma forse sarebbe meglio dire occultato dalla storia per opera della Massoneria: don Giacomo Margotti.
I massoni ed il Re del Piemonte liquidarono molti Ordini religiosi in nome della libertà. Lo Stato subalpino vantava di aver concesso la Costituzione, il cui primo articolo riconosceva religione di Stato quella cattolica. Nonostante ciò in Piemonte si scatenerà la più grande persecuzione dell’Ottocento contro la Chiesa. Dopo aver soppresso l’ordine dei Gesuiti, per “amore della libertà” saccheggiarono i conventi delle monache di clausura e i conventi degli Ordini mendicanti, come quelli dei Francescani e dei Domenicani. Centinaia e centinaia di frati e suore furono buttati fuori dalle loro case; rapinati e privati degli arredi sacri, dei libri di preghiera, dei dipinti e delle statue. Tutto ripulito dai liberal- massoni che, a detta loro, restituirono all’Italia la dignità perduta, depurandola dalla superstizione cattolica. Tutto come nella linea ideologica dei peggiori dittatori, trasmessa da un secolo all’altro fino ai tempi nostri, come una grande trasfusione di sangue infetto.
Don Margotti documentava minuziosamente la storia di quegli anni raccogliendo gli atti delle sedute parlamentari. Grazie al suo lavoro possiamo leggere le affermazioni allucinanti di Cavour e dei suoi tirapiedi. Cavour, primo ministro del Parlamento piemontese, affermava che bisognava sopprimere gli Ordini religiosi perché contrari al progresso religioso – non smetteremo mai di ringraziarlo per la sensibilità dimostrata –. Rattazzi, Ministro di Grazia e Giustizia, nel tentativo di giustificare la depredazione dei beni della Chiesa in corso, delirava sostenendo che lo Stato piemontese non poteva permettere che alcuni Ordini fossero ricchi e altri poveri, non poteva ammettere, dunque, una tale diseguaglianza: bisognava fare giustizia! Tutti ci chiederemo come. La risposta è semplice. Eliminandoli!
Cadorna, il relatore della legge per la soppressione degli Ordini mendicanti, provò a distinguere tra potere spirituale e temporale. Il primo, proprio della Chiesa, aveva per oggetto il complesso di pensieri, sentimenti, aspirazioni, in una sola parola l’animo umano; il secondo, proprio dello Stato, riguardava tutto ciò che era materiale. Così, con questo ragionamento, in un sol colpo, tutti gli immobili, i terreni, le opere d’arte, le biblioteche, i beni della Chiesa, divennero proprietà dei liberal massoni: una vera e propria rapina di Stato.
Si comprenderà, allora, come alla luce della storia vera, dobbiamo assolvere Pio IX da quelle ingiuste definizioni di Papa antiliberale, di Pontefice contrario alla libertà, come lo dipingono i libri di storia. Se scrisse il Sillabo, lo fece proprio in difesa della vera libertà, non contro la libertà. Giudichiamo i fatti storici e lo comprenderemo subito. La Costituzione subalpina garantiva la libertà di stampa; nonostante ciò Cavour impedì la pubblicazione in Piemonte delle encicliche del Papa e combatté la stampa curata da don Margotti, L’Armonia, più volte chiusa e multata. In un crescendo sempre meno democratico, il 27 gennaio 1856, don Margotti subì un attentato. Colpito a bastonate, stramazzò al suolo. Per fortuna non morì. Il Sacerdote denunciò l’attentato con uno scritto in cui esprime il suo stupore per l’accaduto; non pensava, invero, che la libertà moderna potesse spingersi fino a minacciare la vita di chi fosse ad essa contrario. L’episodio mi riporta alla mente il recente sequestro del vescovo di Trieste, monsignor Crepaldi, costretto a restare in casa perché assediato da una turba di omosessuali. La colpa? Aver espresso il suo disappunto contro una pubblicità a favore del matrimonio tra omosessuali patrocinata dal Comune. E cosa dire degli insegnanti privati della libertà di insegnamento se provano a dialogare sull’omosessualità, argomentando con i loro studenti punti di vista contrari alla linea imperialista delle lobby gay?
Torniamo alla seconda metà dell’Ottocento. Nel 1857 ci furono le nuove elezioni. Dopo che fu approvata la legge di soppressione degli Ordini dei mendicanti, Margotti e alcuni preti si presentarono nelle liste del partito cattolico. Il partito cattolico raddoppiò i voti e le vinse. In questo clima altamente liberale e con “nobilissimo spirito democratico”, Cavour annulla le elezioni. La motivazione? La Chiesa usa mezzi spirituali nella competizione elettorale. Ma come, poco tempo prima Cadorna aveva difeso il diritto della Chiesa ad intervenire nel solo ambito spirituale, ed ora si nega tutto! Da quanto denunciato dalla storia scritta con i documenti e non con le favolette che ci hanno raccontato e che tutt’ora raccontano a scuola, quello di Cavour, più che un governo sembra un manicomio, con tutto il rispetto per i pazzi.
Se ciò non bastasse, per comprendere ancora meglio come lo schiaffo alla libertà parta da lontano, ascoltiamo una risposta che Cavour diede al maresciallo Vittorio della Torre. Il Maresciallo, parlamentare e difensore dei diritti della Chiesa, fece presente al Ministro del Regno di Sardegna che l’opinione pubblica era a lui contraria. Cavour rispose che era meravigliato che si potesse definire opinione pubblica il parere di masse che non meritavano di essere rappresentate nelle sedi istituzionali preposte. Con un po’ di conti alla mano, stiamo parlando del 98% della popolazione e anche qualcosa in più.
Il quadro non sarebbe completo se non si facesse cenno al nuovo Codice di diritto penale del 1859. Don Margotti ricorda tre articoli: l’articolo 268 che punisce i sacerdoti per colpe di parole, opere e omissioni – sembra la brutta copia del Confiteor – con 2.000 lire di multa – cifra esorbitante per l’epoca – e 2 anni di carcere. Ebbene, se un sacerdote osava criticare lo Stato rischiava fino a 2 anni di carcere; con la legge sull’omofobia, se criticasse i matrimoni tra omosessuali ne rischierebbe 4. L’articolo 269, coerentemente al tema sulla “libertà” di esercitare il potere spirituale, recitava che se un sacerdote rifiutava l’assoluzione o il viatico ad un massone, perché scomunicato, incorreva nello stesso reato. Infine l’articolo 270 puniva con 6 mesi di carcere e con una multa di 500 lire chi pubblicava una bolla pontificia senza il benestare del governo del Regno di Sardegna.
Nel 1861, in nome della libertà e della democrazia, fu approvata una legge che imponeva di cantare in Chiesa il Te Deum per celebrare il Risorgimento. Chi si rifiutava commetteva un reato di omissione e di voluta provocazione contro lo Stato – la lettera minuscola non è casuale –. In realtà la legge era volutamente provocatoria nei confronti dei vescovi; fu così che più di 100 vescovi furono arrestati e le loro diocesi lasciate senza pastore.
La legge contro l’omofobia in Italia, come tutte le altre leggi innaturali già approvate nel resto d’Europa sotto la spinta di una minoranza con un grosso potere economico, non ci spingono ad ipotizzare un’Europa neorisorgimentale?