SPIRITUALITÀ
Gli anni “romani” e la nascita della Milizia
dal Numero 41 del 23 ottobre 2016
di Suor M. Grazia Palma, FI

San Massimiliano soggiornò a Roma per sette anni, durante i quali si formò non solo intellettualmente ma anche spiritualmente per la grande missione apostolica a carattere mariano che avrebbe dovuto svolgere in Patria e nelle terre di missione.

Il diciottenne Fra Massimiliano Kolbe giunse a Roma il 30 ottobre 1912. Nella capitale italiana, iniziò lo studio della Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana il 10 novembre di quello stesso anno, spargendo il buon odore delle sue virtù: era umile nell’atteggiamento, esatto nell’osservanza delle regole, esemplare nella pietà, nell’obbedienza e nella modestia, gentile nel tratto, sorridente e religiosamente gioviale nelle conversazioni.
Il 1° novembre 1914 emise la Professione solenne, aggiungendo al suo nome quello di Maria. Il 22 ottobre 1915 conseguì il Dottorato in Filosofia e il 4 novembre dello stesso anno iniziò gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura. Il 28 aprile 1918 fu ordinato Sacerdote nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, a Roma, e il 22 luglio 1919 si laureò in Sacra Teologia.
Il suo soggiorno romano durò sette anni, concludendosi il 23 luglio 1919, quando partì per tornare in Polonia. Gli studiosi francescani attribuiscono al periodo trascorso da san Massimiliano a Roma un’importanza capitale, poiché fu in quel settennio che egli acquisì convinzioni profonde, foriere di stimoli fecondi di un incessante progresso spirituale e culturale. In quegli anni si radicò in lui l’impegno di imitare Cristo nel compimento della Volontà del Padre attraverso il voto di obbedienza. Riflettendo sul fatto che la Volontà di Dio è la salvezza di tutti gli uomini e che la Passione redentrice del Verbo Incarnato aveva avuto come scopo proprio la realizzazione di tale Volontà salvifica, concluse che la perfetta imitazione di Cristo ha come effetto la salvezza dei fratelli. Nei suoi scritti troviamo espressa la consapevolezza che «Gesù è vissuto in mezzo a noi per darci l’esempio; perciò imitando Lui, e solo mediante l’imitazione, possiamo raggiungere il Paradiso» (Scritti di Massimiliano Kolbe [sigla: SK], n. 963). [...].
Gli anni del soggiorno romano furono determinanti anche per lo sviluppo della sua spiritualità mariana. Fin dagli Esercizi spirituali del 1916 in preparazione al suddiaconato, maturò una nuova consapevolezza: solo l’Immacolata rende possibile la perfetta imitazione di Cristo e, di conseguenza, la perfetta conformità alla Volontà salvifica di Dio Padre. In seguito a tali lumi scrisse: «Le sofferenze della Madre Divina. Soffrì 1) in silenzio, in pace; 2) con amore. Imitala» (SK 987b). E ancora: «A Gesù attraverso Maria. [...]. L’Immacolata conosce il segreto della più stretta unione con il Cuore di Gesù» (SK 987c). Perciò affidò la sua imitazione di Cristo all’intercessione di Maria: «Sotto la protezione dell’Immacolata. [...]. Il tuo scopo è l’imitazione di Gesù» (SK 965).
Nella Città Eterna san Massimiliano contemplò le ricchezze della Chiesa Cattolica, ma fu testimone anche dell’empietà dei cortei sacrileghi organizzati dalla Massoneria contro il Papa, durante i quali si sventolavano vessilli blasfemi raffiguranti san Michele Arcangelo sotto i piedi di lucifero, con la scritta: “Satana regnerà in Vaticano”. Constatando che i figli di questo mondo erano più scaltri dei figli della luce (cf. Lc 16,8), si sentiva pungolato dall’esigenza di impegnarsi per il trionfo del Regno di Dio. Il 20 gennaio 1917, 75° anniversario dell’apparizione della Santa Vergine all’ebreo Alfonso Ratisbonne, il giovane Kolbe ebbe l’ispirazione di fondare la Milizia dell’Immacolata (sigla M.I.), un’Associazione mariana avente una specifica connotazione antimassonica. San Massimiliano attuò concretamente il suo progetto solo nove mesi dopo, il 16 ottobre 1917, quando diede inizio alla Milizia insieme a sei confratelli. Redasse uno Statuto programmatico di lotta pacifica contro i nemici della Chiesa, stilato in tre punti:
a) Scopo: procurare la conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici, ecc., in particolar modo dei massoni, e la santificazione di tutti, sotto il patrocinio e per la mediazione della B. V. M. Immacolata.
b) Condizioni: 1) offrire se stessi alla B. V. M. Immacolata, mettendosi come strumenti nelle sue mani immacolate; 2) portare la Medaglia miracolosa.
c) Mezzi: 1) Supplicare, possibilmente ogni giorno, l’Immacolata con la giaculatoria: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che a voi ricorriamo e per tutti quelli che a voi non ricorrono, in special modo per i massoni»; 2) usare tutti i mezzi legittimi, con zelo e prudenza, secondo le possibilità di ciascun aderente; il mezzo speciale doveva essere portare addosso e diffondere la Medaglia miracolosa (cf. SK 21).
Motto della Milizia era: «Ella ti schiaccerà il capo» (cf. Gen 3,15). Padre Alessandro Basile, confratello di san Massimiliano e Confessore del Sommo Pontefice Benedetto XV, allora regnante, s’impegnò a presentare la causa della Milizia dell’Immacolata al Vicario di Cristo. Tuttavia, soltanto grazie all’interessamento di Mons. Domenico Jacquet, professore di Storia ecclesiastica presso il Collegio Serafico, il 23 marzo 1919 il Santo Padre benedisse la M.I. a viva voce. Il 4 aprile di quello stesso anno anche Padre Domenico Tavani, Vicario Generale dell’Ordine, benediceva la Milizia dell’Immacolata.
Lo spirito impresso da san Massimiliano alla M.I., lungi dal derivare dalle sue aspirazioni militari infrantesi come sogni di gioventù – come qualcuno potrebbe pensare –, ben si armonizzava con la tradizione francescana che ha portato avanti, nei secoli, anche il concetto di cavalleria spirituale. Questo nuovo germoglio mariano sarebbe diventato un albero robusto e forte, che avrebbe sparso i suoi rami sul mondo intero per salvare anime con l’intercessione di Maria Santissima. Per questo, tra gli obiettivi apostolici che si era proposto, il Santo contemplava anche l’impegno a favore della conversione della Russia, nella ferma convinzione che un giorno la statua dell’Immacolata sarebbe stata collocata dai suoi militi nel cuore di Mosca, quale segno del riconoscimento da parte del popolo russo della sua Regalità (cf. SK 343).
Pensando alla fondazione della Milizia dell’Immacolata, non può sfuggire la sua contemporaneità con altri avvenimenti di grande rilevanza per la storia dell’umanità. Nel 1917 si celebrava l’anniversario di due eventi storici di notevole importanza per i nemici della Chiesa: il quarto centenario della rivolta di Lutero e il secondo centenario dell’inizio ufficiale della Massoneria. Il 13 ottobre dello stesso anno si conclusero anche le apparizioni della Madonna ai tre Pastorelli di Fatima, Lucia Dos Santos, Francesco e Giacinta Marto. Dopo pochi giorni dall’ultima apparizione, esattamente il giorno successivo all’istituzione della Milizia, scoppiò la rivoluzione russa che avrebbe diffuso nel mondo la dottrina dell’ateismo militante, il quale, avendo come fine la distruzione della Chiesa, avrebbe provocato danni a livello planetario. Anche se negli Scritti di san Massimiliano non si fa menzione della mariofania di Fatima, è ragionevole pensare che la sua ispirazione di fondare la M.I. s’inscrivesse in un piano superno provvidenziale, volto a frenare il dilagare di errori così perniciosi da poter portare l’umanità all’autodistruzione.
A causa di contrarietà di vario genere, come ebbe a scrivere lo stesso san Massimiliano, trascorse più di un anno senza che i membri della Milizia si potessero riunire. Solo quando il Santo tornò in Polonia, pur se a prezzo di umiliazioni e sofferenze morali e malgrado la sua salute fosse minata dalle emottisi, la Milizia riprese vita, si ampliò e con il passare del tempo assunse una configurazione più specifica, organizzata in tre gruppi o gradi di appartenenza:
Primo grado: vi apparteneva chi si consacrava all’Immacolata impegnandosi a svolgere un apostolato individuale per farla amare da altri.
Secondo grado: i consacrati si impegnavano in un apostolato mariano non solo individuale, ma anche organizzato in un circolo, Associazione o centro M.I. con Statuto proprio.
Terzo grado: il gruppo dei consacrati che appartenevano a questo grado si donava all’Immacolata incondizionatamente, ponendosi a sua disposizione con tutte le energie e con tutti i mezzi, senza riserve, fino alla completa immolazione.

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