SPIRITUALITÀ
La Regina della Polonia e il suo cavaliere
dal Numero 39 del 9 ottobre 2016
di Suor M. Assunta Wachala, FI

Molteplici sono le strade attraverso cui San Massimiliano ha percepito l’eredità mariana polacca. Fra queste: la letteratura e, soprattutto, il canto popolare, molto caro ai suoi connazionali. I confratelli del Santo affermano che gli piaceva cantare i canti mariani e si serviva talvolta delle vive immagini contenute in essi per infondere nei Frati concetti spirituali.

La Madonna e lo spirito patriottico appaiono spesso congiunti nelle opere dei poeti e degli scrittori polacchi come Giulio S?owacki, Adam Mickiewicz, Henryk Sienkiewicz, Sigismondo Krasi?ski, Cipriano Norwid, che furono sicuramente letti dal Santo e senza dubbio hanno lasciato qualche traccia nella sua anima e nella sua spiritualità. Proprio il celebre Henryk Sienkiewicz ebbe a rilevare che la speciale devozione alla Madonna è strettamente unita al carattere polacco. E lo storiografo polacco Walery Wielog?owski disse: «Finché il Signore Gesù Cristo sarà il nostro Re e la Madre del Salvatore sarà la Regina della nostra nazione saremo anche noi un regno e nonostante momentanei attacchi, persecuzioni, ed anche una morte apparente, esisteremo come nazione». Non sappiamo se san Massimiliano abbia conosciuto le idee di Wielog?owski, ciò non toglie che il suo pensiero è molto vicino ad esse quando dice: «L’Immacolata vuole che la Polonia si rafforzi spiritualmente e che irradi nel mondo intero. L’Immacolata vuole avere la Polonia molto forte ed influente nel mondo». 
Nella fedeltà della Polonia a Gesù e alla Madonna gli scrittori polacchi vedevano la loro forza spirituale; ed è possibile ritenere che san Massimiliano anche da queste espressioni, sulla stessa lunghezza d’onda, abbia tratto la propria conclusione apostolica: il polacco deve essere apostolo di Maria.
Il linguaggio usato da san Massimiliano era in gran parte religioso, teologico, pieno di parole riguardanti il soprannaturale. Molto spesso attingeva alla canzone religiosa polacca, specie quella mariana, perché era convinto che attraverso il canto era possibile imparare la teologia nascosta nell’inno ecclesiastico. È interessante scoprire come le idee velate nel canto religioso abbiano trovato uno sviluppo nella teologia e nella spiritualità kolbiana. Così per esempio Fra’ Ivo Achtelik racconta che una volta san Massimiliano disse ai Frati di Niepokalanów: «Quando non potete dormire, immaginatevi che l’Immacolata sta vicino al vostro letto, stringetevi ad Essa come un buon bambino alla sua mamma carissima». È la citazione di un canto mariano che purtroppo non si canta più: «Non piangere, bambino, se anche il dolore brucia il tuo cuore, / Maria è tua madre, nasconditi sotto il suo mantello. Ella guarirà tutte le tue ferite, / non piangere, bambino, non piangere più. / No, no, perché tua Madre, / ha sempre il cuore sensibile per i suoi bambini». “Nascondersi” sotto il manto di Maria, nell’accezione polacca della parola, ha un contenuto molto simile allo “stringersi” alla Madonna.
La vicina di casa dei Kolbe, Bronislawa Krakowska, racconta che nella loro casa espressioni come “La Madre Santissima ci aiuterà”, “la Madre Santissima non ci lascerà”, “la Madre Santissima farà tutto”, erano molto frequenti; anche queste tratte da un canto mariano fino ad oggi cantato nelle chiese in Polonia: «Non ci lasciar, Madre, non ci lasciar, / consolaci, o Madre, perché piangiamo, / guidaci, o Madre, perché periamo, / insegnaci ad amare anche se soffriamo, / insegnaci a soffrire nel silenzio».
Nella vita di san Massimiliano queste parole trovano eco nella pazienza con cui sopportava le difficoltà della vita e nel silenzio col quale sopportava tutti i dispiaceri. Quando san Massimiliano si trovava in viaggio da Pawiak a Oswiecim, nel vagone affollato era lui ad intonare il canto mariano della «Madre pietosa, Protettrice degli uomini. / Ti commuova il pianto degli orfani, / esuli di Eva chiamiamo te, / abbi pietà perché non erriamo». Il riferimento a Maria come protettrice, ma anche come Mediatrice di misericordia, e come personificazione della Bontà divina – tema caro alla spiritualità di san Bernardo – si è diffuso nella mentalità polacca anche grazie a tale canto.
Persino nel bunker della morte insieme con i compagni di martirio intonava i canti religiosi e pregava il Santo Rosario.
Padre Damiano Synowiec (OFMConv.) ha detto: «Come tra due poli la sua vita spirituale fu chiusa tra le semplici, ma teologicamente profonde, canzoni polacche. Ciò era molto secondo lo stile polacco. Al polacco piace cantare, ma ci sono circostanze, dove il canto sembra impossibile. San Massimiliano ha trasferito il canto religioso nell’ambiente, dove il sistema ateo voleva non solo disabituare l’uomo a pregare, ma privarlo di ogni sensibilità naturale e soprannaturale».
Anche in tutto ciò san Massimiliano si è rivelato polacco.
Qualcuno ha chiamato i polacchi “la gente dell’isola della Buona Speranza”, poiché hanno sperato a volte anche contro ogni speranza e questo li ha sostenuti, come si è visto in tutte le vicende storiche di questa Nazione che ha conosciuto l’intervento dal Cielo quasi in ogni epoca. In san Massimiliano la virtù della fede ha dunque una dimensione naturale e una soprannaturale – la prima tipica della psiche polacca, la seconda distintiva del Santo.

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