SPIRITUALITÀ
Martire perché “alter Christus”
dal Numero 31 del 7 agosto 2016
di Suor M. Pia D’Anselmo, FI (psicologa)

La Causa di Canonizzazione che si aprì nel segno dei “Confessori della fede” svelò ai fedeli il suo esito sorprendentemente prezioso il giorno della Canonizzazione, quando il Santo Padre uscì indossando i paramenti rossi “per il martire”. Il suo fu un martirio di fede e di carità, che suggella la piena identità cristiforme di San Massimiliano.

Il fattore psicologico nel martirio di San Massimiliano può essere spiegato dalla «teoria dell’apprendimento sociale», secondo cui il comportamento religioso è un comportamento sociale acquisito all’interno di un gruppo, attraverso l’«osservazione» e l’«imitazione» di diversi «modelli esemplari» forniti dalle stesse tradizioni religiose. Così, ad esempio, il Cristianesimo, che si propone come «imitazione di Cristo», fornisce a tutti i cristiani gli esempi della vita di Gesù da riprodurre fedelmente. Le schiere di Santi e di Sante, lungo due millenni laboriosi e fecondi di Storia della Chiesa, sono a testimoniare il cammino di interazione fra ascetica e psicologia che ha segnato la vita di tanti, uomini e donne, anziani e giovani, configurando i Santi nella loro inconfondibile fisionomia che riflette luminosamente Cristo.
All’interno di questo particolare sistema di riferimento, dunque, il gesto del martirio di San Massimiliano, lungi dall’essere considerato un comportamento «deviante», viene interpretato proprio come «perfetta» conformità all’esemplare religioso: Gesù Cristo crocifisso per amore del prossimo.
Nella misura in cui l’appartenente al gruppo religioso ha «assunto» il «ruolo di Cristo», ovvero il «modello di condotta» propostogli, egli si è «identificato» con esso, cioè il ruolo religioso è divenuto il suo «modello interno di comportamento», in base al quale egli regola le proprie azioni. Questo processo di modellamento, lungi dall’essere scontato, richiede tutto il suo tempo e il contatto più frequente possibile col ruolo da assumere. Infatti, per San Massimiliano, i lunghi anni di formazione religiosa e sacerdotale (dal 1907 al 1918) implicanti diversi studi a carattere religioso, l’intensa preghiera e meditazione quotidiana sugli esempi e le virtù di Cristo da imitare, il clima di raccoglimento religioso del Convento, sono stati indispensabili proprio ai fini della «ritenzione» del proprio modello di condotta e della sua esecuzione in azioni «coerenti» ad esso.
Si deve considerare, quindi, che, dietro il gesto di offerta volontaria del Santo sull’esempio di Cristo, si trovano anni e anni di esercizio di piccoli e grandi sacrifici quotidiani richiestigli dal suo impegno ascetico come Religioso francescano e Sacerdote cattolico missionario.
Al dire dello psicologo della religione Hjalmar Sundén, l’identificazione col ruolo di Cristo, grazie alle «tecniche di ripetizione mentale», comporta una ristrutturazione del sistema cognitivo. Ciò significa che, «mettendosi al posto di Cristo», San Massimiliano vede la realtà, pensa e agisce come Cristo avrebbe percepito, pensato e agito nella stessa situazione. Ciò richiede senz’altro, oltre ad una capacità empatica, una certa abilità riguardante il «modellamento astratto». Infatti, in seguito ai tempi e alle situazioni mutate, San Massimiliano deve estrarre dagli esempi specifici di Cristo contenuti nel Vangelo, le regole fondamentali per costituire il proprio comportamento imitativo in rapporto a situazioni nuove non osservate direttamente. Così, grazie al sistema di riferimento religioso con cui organizza la realtà, egli percepisce una congruenza fra la propria situazione di ingiusta condanna subita volontariamente per la salvezza di un padre di famiglia, e la condanna a morte di Cristo accettata liberamente per la salvezza del prossimo. Questa conformità percepita gli permette di anticipare «il ruolo di Cristo Salvatore», regolando, di conseguenza, il proprio comportamento in base a questo «modello interno di condotta». Così, imitando Cristo con una morte crudele per la salvezza altrui, San Massimiliano si dimostra «coerente» con il proprio «internal standard». Bandura, noto psicologo comportamentista, ritiene questa conformità di azione al proprio modello interno la «motivazione» principale per l’emissione di tale comportamento (incentivo intrinseco).
Bisogna tenere presente che in Padre Kolbe la coerenza al «ruolo di Cristo» costituisce un incentivo più efficace che nel semplice cristiano. Egli infatti, per il suo stato sacerdotale e di consacrato «illimitatamente» all’Immacolata, è agli occhi della Chiesa, un «alter Christus» a tutti gli effetti. La nota peculiare della sua identificazione con Cristo, è quindi data proprio da questo fatto specifico che non può essere sottaciuto senza mutilare la stessa figura e l’operato del santo Martire: il fatto specifico che, per realizzare il completo «modellamento» e diventare perfettamente Gesù Cristo, San Massimiliano si è affidato e consacrato interamente alla Madonna, facendosi «vero figlio di Maria Santissima», proprio sull’esempio del suo divino Modello.
Questo essere in Maria e di Maria come Gesù stesso è stato in Maria e di Maria, San Massimiliano vuole realizzarlo non alla maniera comune di tutti i devoti della Madonna, bensì in modo tutto particolare, ossia con una speciale offerta, una consacrazione a Lei, che consiste nel donarsi all’Immacolata in modo totale e incondizionato, senza alcuna riserva, «senza limiti» in totale «proprietà», a imitazione di Gesù Cristo che si dona alla Vergine in modo così totale e perfetto da farsi suo Figlio, diventando, si può dire, sua carne e suo sangue, sua riproduzione e prolungamento vivo. La caratteristica di questa donazione è «l’illimitatezza», come dice espressamente il nostro Santo, e appare evidente che tale «illimitatezza» abbia una incidenza psicologica da non trascurare, esigendo una vita interamente «consumata» per l’Immacolata, affrontando per suo amore ogni sorta di sacrificio, tenendosi pronti a partire anche per le missioni più difficili in terre lontane, con il rischio di perdere la vita, pur di diffondere il Regno di Cristo fra gli uomini di tutta la terra.
Per questo motivo, la «consacrazione illimitata all’Immacolata» consiste per il Santo nella donazione di sé più totale e radicale, che include anche l’offerta estrema alla morte violenta, al martirio appunto; e realizza quindi in sommo grado «lo spirito di Gesù Crocifisso» che ha detto: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). In questa ottica, il martirio di San Massimiliano nel campo della morte di Auschwitz è la concretizzazione radicale della sua Consacrazione mariana nel suo significato più profondo e nel suo contenuto più vero di amore illimitato a Dio e ai fratelli, con la più perfetta «identificazione a Gesù Crocifisso».
Concludendo, bisogna dunque riconoscere obiettivamente che in San Massimiliano l’ideale mariano ha avuto una forza psicologica tutta sua nel sostenerlo e spronarlo nell’imitazione e interiorizzazione del suo sublime modello «Gesù Cristo», fino all’olocausto supremo del martirio.

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