San Paolo sa ben parlarci della Grazia di Dio, egli che dalla Grazia è stato rigenerato, trasformato da persecutore dei seguaci di Cristo ad Apostolo delle genti. Una sua frase in particolare ci è preziosa per enucleare due importanti principi riguardanti la Grazia.
«Gratia autem Dei sum id quod sum, et gratia ejus in me vacua non fuit».
Sono parole di san Paolo, e sono come un riassunto di tutta la Dottrina cattolica sulla Grazia.
Cos’è la Grazia (la Grazia attuale)? È questo soccorso divino gratuito, questa mozione divina che ci aiuta a fare il bene, a compiere atti meritori. È di questa Grazia di cui parla san Paolo quando dice: «Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non fu vana». In realtà, qui, san Paolo espone due principi: 1) la necessità assoluta della Grazia; 2) la fedeltà alla Grazia.
1) «Per grazia di Dio sono quello che sono».
Abbiamo tutti bisogno di questo soccorso soprannaturale di Dio per salvarci l’anima. Senza la Grazia, l’uomo decaduto è capace tutt’al più di qualche bene naturale (nemmeno di tutto il bene naturale): «Piantare delle vigne e costruire delle case» dice san Tommaso: non è niente, ma è poco, e, soprattutto queste azioni senza la Grazia non valgono nulla per la vita eterna. Senza la Grazia, senza l’aiuto di Dio, non possiamo nemmeno disporci alla conversione, né perseverare nel bene, né soprattutto perseverare sino alla fine. Abbiamo sempre bisogno di questi interventi di Dio, all’inizio della nostra conversione, e durante tutta la nostra santificazione. Anche la preparazione alla recezione della Grazia è opera della Grazia. «Per grazia di Dio sono quello che sono». Se Saulo, persecutore della Chiesa, è diventato Paolo, Apostolo delle genti, è per grazia di Dio.
Lo dice chiaramente Nostro Signore: «Senza di me, non potete fare niente» (Gv 15).
Anche il nostro consenso, il fatto che non resistiamo alla Grazia è frutto della Grazia, è già un bene che viene da Dio. Dio non aspetta il nostro consenso libero per convertirci: lo crea! E lo crea libero. Dio non è spettatore, è l’autore della nostra Salvezza. E ciò non toglie niente alla nostra libertà. “Cosa c’è di più assurdo che dire che non siamo liberi perché Dio vuole che lo siamo?”.
Da queste verità deriva il grande principio detto di “predilezione”: «Nessuno sarebbe migliore di un altro, se non fosse stato più amato da Dio». Questo grande principio della vita spirituale urta la sensibilità moderna, influenzata dall’egualitarismo. Ma bisogna dirlo. I più grandi Santi nel Cielo sono stati più amati da Dio. Gesù ama sua Madre più di tutte le altre creature messe assieme. E il frutto di questo amore fu la pienezza di Grazia di Maria Santissima. Non c’è nessuna ingiustizia. L’aveva capito bene santa Teresina, grazie alle spiegazioni della sorella maggiore Paolina. La sorella aveva messo davanti a Teresina dei bicchieri di diverse dimensioni, tutti riempiti d’acqua fino all’orlo, e le aveva chiesto se uno mancava di qualcosa. Nel giardino del Cielo, ci sono dei gigli e delle pratoline. La diversità delle grazie nei Santi contribuisce allo splendore del Paradiso. Dio non è tenuto a dare a tutti le stesse grazie. È soltanto tenuto di dare a ciascuno di noi tutte le grazie sufficienti per entrare in Paradiso, in modo che se non vi giungiamo saremo noi gli unici responsabili.
«Per grazia di Dio sono quello che sono». Però, c’è un altro principio enunciato da san Paolo:
2) «La sua grazia in me non fu vana».
Cosa significa «non fu vana»? Che san Paolo fu fedele, e ha fatto fruttificare le grazie ricevute. Qui c’è il grande principio della fedeltà alla grazia.
«Dio non comanda l’impossibile, ma comandando ti ammonisce di fare ciò che puoi e di chiedere ciò che non puoi», dice il Concilio di Trento, citando sant’Agostino. E lo stesso Agostino dice: «Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te».
Il soccorso di Dio ci è dato, non affinché la nostra volontà non faccia nulla, ma perché agisca in modo meritorio. Dobbiamo cooperare perché la nostra azione sia il frutto della Grazia e del nostro libero-arbitrio. Ogni Grazia attuale ne chiama un’altra: esse si succedono, sono concatenate.
Perciò san Paolo dice: «La sua grazia in me non fu vana», e altrove scrive: «Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio». Dobbiamo rispondere con generosità. Cioè dobbiamo compiere delle opere. «Cosa vuole Dio? – diceva santa Teresa d’Avila – Delle opere, figlie mie, ecco la volontà di Dio».
E soprattutto delle preghiere: «Fare ciò che puoi e chiedere ciò che non puoi». La necessità della preghiera è fondata sulla necessità della Grazia attuale. Tranne la prima Grazia – che ci è data gratuitamente senza che preghiamo, perché è il principio della preghiera – è una verità certa che la preghiera è il mezzo normale, efficace e universale con il quale Dio vuole che otteniamo tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. Ecco perché Nostro Signore ci richiama sempre alla preghiera: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto»; «vegliate e pregate, per non cadere in tentazione».
Se meditassimo bene le parole di san Paolo che abbiamo preso in considerazione, capiremmo tutto ciò che contengono in quanto ad umiltà ed esigenza.
Umiltà: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?». «Per grazia di Dio sono quello che sono».
Esigenza: «La sua grazia in me non fu vana». Non bisogna ricevere invano la Grazia di Dio. Siamo dunque fedeli, fedeli soprattutto alla Grazia del momento presente. Santifichiamo ciascuna delle nostre azioni, anche le più ordinarie con un’intenzione retta, in unione a Nostro Signore e Maria Santissima. Se fossimo così fedeli dal mattino alla sera, ciascuna delle nostre giornate sarebbe piena di atti meritori, di centinaia di atti di amor di Dio e del prossimo, e giunti alla sera, la nostra unione a Dio sarebbe più forte. E così diventeremmo più santi, potremmo contemplare e amare di più Dio per tutta l’eternità.