I FIORETTI
La verità prima di tutto. Don Attilio racconta...
dal Numero 16 del 25 aprile 2021
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino /3

Guardate a distanza di anni, e soprattutto alla luce del giudizio positivo e definitivo della Santa Chiesa su Padre Pio, le vicende della sua ultima persecuzione fanno capire alcune cose importanti. I figli spirituali che lo hanno difeso, fedeli alla verità, opponendosi a ciò che avrebbe recato danno a un innocente, erano nel giusto, pur subendo pene pubbliche umilianti e dolorose.

L’ultima persecuzione contro padre Pio fu interamente fondata su menzogne e calunnie. Cosa si voleva arrivare a far credere al mondo intero? Che il Frate cappuccino – spiega don Attilio Negrisolo (1) – fosse la più grande menzogna di Satana perché avrebbe fatto credere una santità che non esisteva.

Abbiamo visto nelle precedenti puntate che anche alcuni uomini di Chiesa si resero protagonisti di dolorosi eventi. Mons. Carlo Maccari, da parte sua, condusse il processo ecclesiastico con incredibile fermezza, dando credito alle accuse contro il Frate e forte della posizione che godeva in qualità di visitatore apostolico. In quel frangente furono dichiarate cose palesemente false, si parlò per esempio di un colloquio tra il visitatore e don Attilio (cosa che mai avvenne). Anche Mons. Parente, del Sant’Uffizio, voleva mettere una pietra sopra il caso “padre Pio”. A questo punto il Card. Ottaviani si era già dissociato.

Cosa stava accadendo? Non si riusciva ad allontanare padre Pio perché il piano era stato intercettato – non tutti stavano zitti –: come nella prima persecuzione così anche nella seconda le voci da Roma rimbalzavano a San Giovanni Rotondo.

Allora, prevedendo e temendo l’attuazione di questo piano, tutto il popolo di San Giovanni Rotondo si era organizzato per la difesa di padre Pio: c’era pericolo di rivolta a San Giovanni Rotondo, era stato circondato il convento, vigilato giorno e notte per otto giorni, bloccati gli accessi con camion carichi di pietre, non si poteva in alcun modo portar via padre Pio: «Bisognava che scendesse un elicottero», afferma ironico don Attilio.

In questa circostanza viene chiamato a Roma l’Arcivescovo di Manfredonia, il quale informò le autorità del reale pericolo di una rivolta popolare. Gli vennero presentate le accuse contro il Cappuccino, ma l’Arcivescovo le smentì tutte. Cosa avvenne allora? Padre Pio non parte più: difatti il 20 settembre viene annunciato dalla radio e dalla televisione che non sarebbe stato trasferito da San Giovanni Rotondo.

Questo, però, non significò affatto la fine della persecuzione contro padre Pio. Incominciò, al contrario, una campagna stampa mondiale contro il Frate cappuccino. Tale campagna, purtroppo, prese pretesto da una nota ufficiale della Sala stampa vaticana critica verso il Frate. Don Attilio testimonia di avere contato in seguito nientemeno che 836 articoli contro padre Pio! E in tutto questo non una parola di difesa spesa a favore del Santo. Non una riga da parte dei frati a difesa del confratello. Per don Attilio valeva la norma evangelica della difesa del debole e di colui che subisce l’ingiustizia. Per questo si sentì in dovere di intervenire in difesa di padre Pio, nonostante i rischi a cui si sarebbe esposto. Racconta: «Visto che i miei documenti avrebbero potuto contribuire alla difesa di questo sacerdote, ingiustamente accusato e calunniato davanti alla stampa, ho ritenuto mio dovere di darli a chi mi assicurava che li avrebbe adoperati a sua difesa».
Don Attilio, per questo atto di giustizia e carità non solo non venne premiato ma, al contrario, fu penalizzato in modo pesantissimo: restò 10 anni senza poter celebrare la Santa Messa, 30 senza sostentamento, 7 senza l’abito ecclesiastico. Tutto e solo per essere stato retto, fedele alla verità e a padre Pio!

Padre Pio intanto, spiato e vigilato, non poteva ricevere liberamente le persone: «Mi trovo peggio che dentro la cortina di ferro, non posso neanche difendermi, mi hanno legato mani e piedi», ebbe a dire in un’occasione a don Attilio. Riguardo alla difesa da mettere in atto, diceva: «Attenzione a non essere smentiti», intendendo che bisognava provare con una documentazione “ad hoc” le affermazioni che si sarebbero fatte. Importante questa indicazione che manifesta la grande prudenza del Santo cappuccino nell’affrontare anche le situazioni più complesse, spinose, difficili.

A padre Pio fu praticamente imposto di dichiarare il falso, ossia di ammettere di non essere perseguitato… dovette firmare questa dichiarazione che fu poi pubblicata e resa nota al mondo intero. Ecco la sottile persecuzione morale. Non c’è cosa peggiore che essere ingiustamente perseguitato e dover dichiarare di non esserlo! Come se non bastasse in tal modo si colpiva tutti coloro che lo avevano difeso, quasi fossero bugiardi, fanatici, disobbedienti… davvero cose che straziano il cuore.

Naturalmente, quando fu accertato che questa dichiarazione era stata estorta a padre Pio, nacque una robusta campagna stampa in sua difesa. Non solo, ci fu anche un complesso di fatti ed eventi che giocarono provvidenzialmente a favore della riabilitazione del Frate cappuccino ma che qui sarebbe troppo lungo raccontare. Vale la pena dire qualcosa, invece, riguardo alle pubblicazioni. È stato in questo periodo, per esempio, che furono editi i tre volumi Padre Pio, storia di una vittima e, in contemporanea, tutta una catena di articoli su Il Tempo: quasi 70 articoli ogni mattina che presentavano, davanti a tutta Italia, alla Santa Sede, ai vescovi, lo stato in cui si trovava padre Pio. Fu, inoltre, in quell’occasione che per la prima volta vennero pubblicate le Lettere del Frate, egli ancora vivente.

Purtroppo la divulgazione di questi scritti, questa azione in difesa di padre Pio, non sortì nell’immediato la fine della persecuzione, la quale non sono infuriò contro di lui ma anche contro i figli spirituali che lo difesero e non vennero a compromessi per salvare la pelle e la faccia. Don Attilio ne è un caso esemplare.

Il caso di padre Pio è, nell’intera storia dell’agiografia cristiana, più unico che raro: lo stimmatizzato del Gargano non solo fu perseguitato in vita ma anche in morte e dopo morte a causa del prosieguo di calunnie e menzogne a suo danno.

Prova ne sono i funerali: vi presenziarono solo due vescovi, quello di Manfredonia e quello di Foggia, il quale rivelò a don Attilio il motivo di quell’insolita situazione: da Roma vi erano specifici ordini per impedire la presenza di più vescovi ai funerali del Frate cappuccino.

Una parola che Gesù rivolse a padre Pio illumina il perché profondo di tutta la gigantesca persecuzione: «Dovrai sorbire il calice del Getsemani fino alla feccia, dovrai salire il Calvario fino alla vetta ed esalare l’ultimo respiro abbandonato da tutto e da tutti».

Padre Pio ha accettato con sottomissione ogni sofferenza ma, allo stesso tempo, ha acconsentito e guidato, per quanto ha potuto, la sua difesa perché questa persecuzione coinvolse anche altre persone. «La sua difesa è opera di verità, di coraggio, di giustizia e di carità», dice giustamente don Attilio. Il proibire ogni azione a sua difesa – continua il Sacerdote padovano – sarebbe stato come dire che hanno sbagliato gli Evangelisti a scrivere i Vangeli quando hanno raccontato della Passione e Morte di Gesù, presentandolo come innocente condannato. Anche e soprattutto in questo, padre Pio fu un alter Christus. Gesù stesso, poi, ha pronunciato parole di giustizia e verità davanti al Sinedrio e a Pilato.

Per crucem ad lucem: l’aforisma ha validità perenne. Dopo la riabilitazione di padre Pio e il riconoscimento della sua innocenza si procedette all’apertura del processo di beatificazione che, come tutti sappiamo, procedette e giunse a completamento sotto papa Giovanni Paolo II e, dopo alcuni anni, venne anche la grande gioia della canonizzazione. Dopo la Passione, la glorificazione. Dopo il Calvario, la gloria della Risurrezione, con Cristo ed in Cristo a gloria di Dio, nei secoli dei secoli. 

Nota

1) Chi desidera, può vedere e ascoltare integralmente la testimonianza di Don Attilio Negrisolo ai due link: www.youtube.com/watch?v=auVyIzA4gik e www.youtube.com/watch?v=43kelXBcGfc

Proprietario
Associazione Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Associazione "Casa Mariana Editrice" - Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits
Le foto presenti su settimanaleppio.it sono prese in larga parte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.