ATTUALITÀ
Giovanna, Umberto e... il Buon Pastore
dal Numero 30 del 14 agosto 2022
di Lazzaro M. Celli

Giovanna e Umberto hanno sperimentato nella loro vicenda un intervento di Dio molto forte. Tanti interventi miracolosi dall'Alto non sono valsi, però, ad ottenere la loro conversione, fino al momento fatidico: è stato proprio durante lo stato comatoso che Umberto ha incontrato veramente Cristo e si è sentito toccare il cuore dalla grazia divina, irreversibilmente. 

Gesù, Buon Pastore, continua a lasciare le 99 pecore per andare in cerca di quella perduta. È la storia dell’amore divino che attraversa i secoli: quando entra in una storia umana e trova corrispondenza, ciò che scrive è sempre stupefacente.

Questa volta il Signore ci sorprende con quanto realizzato in Giovanna Cerrato e Umberto Capuano. Lei a 14 anni rimane orfana di padre. Il dolore della perdita l’allontana da Dio. Conduce una vita senza regole, come può accadere quando manca il riferimento trascendente che costituisce il senso delle nostre azioni. Conosce Umberto, un uomo separato con due figlie e i due decidono di convivere. Siamo negli anni ’80 e la convivenza, specialmente in certi contesti meridionali, è considerata una scelta scandalosa.  

Nel 2000 Umberto comincia il suo calvario che lo condurrà tra le braccia di Gesù. Ma non è solo, insieme a lui sempre la sua compagna. Nel frattempo ottiene il divorzio e sposa Giovanna in municipio. 

In quell’anno ad Umberto vengono diagnosticati tre tumori al fegato. Solo un trapianto può far sperare. La sua famiglia di provenienza vanta la presenza di medici che lo indirizzano nel luogo migliore per essere operato: Modena.

Digiuna di cose riguardanti la religione, per la prima volta Giovanna, senza che l’avesse mai pensato, sogna san Pio da Pietrelcina che cammina nei corridoi della struttura ospedaliera modenese. Inspiegabilmente, o forse no, si accende la speranza che fuga i timori di un eventuale insuccesso del trapianto. Tutto finisce bene. Umberto reagisce positivamente all’operazione e torna a casa! 

La vita scorre tranquilla fino al 2004, quando una nuova tempesta si abbatte su di lui. Questa volta si tratta di una trombosi della vena porta, un evento in seguito al quale le possibilità di sopravvivenza sono ad alto rischio, ma Giovanna, chissà, forte di quella fiammella di speranza sperimentata pochi anni prima, prega padre Pio. Umberto è trasportato a Bologna dove resta in sala di rianimazione per quasi tre settimane. 

Un giorno Giovanna vede un cappuccino che, difficile a spiegarsi, le fa pensare alla presenza di san Pio. Non esiste una motivazione sufficientemente ragionevole, ma lei si convince che anche questa volta il suo compagno ce la farà. Umberto è salvo per davvero! Ancora una volta si verifica qualcosa che sfida lo scetticismo dei medici che davano all’uomo quasi nessuna speranza di ripresa. È la scienza medica che si piega di fronte a qualcosa che non riesce a spiegare (o a Qualcuno?).

Giovanna decide di andare a San Giovanni Rotondo per ringraziare san Pio, tra le non poche resistenze del compagno che si rifiuta anche solo di entrare in chiesa. Questo è un punto importante della storia, come vedremo tra poco. 

Intanto una nuova tormenta si abbatte sulla coppia. Siamo nel 2009 e Umberto è colpito da un’emorragia cerebrale devastante. Questa volta sembra essere giunti veramente all’ultima fermata del suo percorso di vita. Lo trasportano all’ospedale più vicino dove lo prendono in cura amici medici dei suoi familiari. I dottori danno all’uomo scarsissime probabilità di sopravvivenza. Sconsigliano a Giovanna finanche di pregare per lui perché, seppur ce l’avesse fatta, le ricadute sulla sua autonomia fisiologica sarebbero state pesantissime. Ma Giovanna non si arrende. Intrepida come l’omonima Pulzella d’Orleans, continua a pregare san Pio come se fosse stata una donna cresciuta e allevata in un contesto radicato nella fede più solida. Fa trasferire Umberto nell’Ospedale Cardarelli, dove la situazione non cambia. Nuovi medici, stesso responso! Trascorrono 20 lunghi interminabili giorni in cui Umberto resta in coma. Una di quelle mattine, esausta, si reca al bar per prendere un caffè. Ancora quel segno inspiegabile. Vede un cappuccino e, senza ragione, ha la certezza di ricevere la grazia. Poi dice alla Madonna: «Se tu salvi Umberto, dico il Rosario tutti i giorni e vengo a Messa nelle feste comandate». Nei disegni di Dio, che a volte non comprendiamo, il padre di Giovanna fu stroncato irrimediabilmente da un solo infarto, il compagno invece riusciva sempre a sopravvivere. Perché? È una domanda a cui è difficile rispondere. Basti sapere che a noi questa vita appare come il bene supremo, ma entrando nel mistero d’amore di Dio comprendiamo che è la salvezza dell’anima il bene massimo a cui aspirare. 

Umberto esce dal coma. Apre gli occhi, vede la compagna e i figli, poi gira la faccia dall’altra parte come disgustato. Perché di fronte alle persone che aveva sempre amato ha quella reazione? Presto detto! Umberto quand’era in coma aveva sperimentato la bellezza dell’Amore di Gesù, ma non poteva dirlo, poiché non parlava e, dopo quell’esperienza, tutte le cose più belle e più care di questo mondo sono niente a confronto. 

Nonostante non abbia ancora recuperato l’uso della parola, quando Giovanna prega il Rosario, lui si sforza di rispondere. 

L’uomo che neanche voleva entrare in chiesa per ringraziare san Pio, non è più lo stesso. E quando riprende a parlare racconta di essere stato con Gesù. Non può che essere vero! Nessun’altra spiegazione potrebbe giustificare il cambiamento di atteggiamento avvenuto. Se non fosse vero quanto narrato, mancherebbe l’anello di congiunzione per chiarire il cambiamento d’atteggiamento dopo il coma. La grazia di Dio aveva operato mentre era in quello stato che oggi la medicina ideologica vorrebbe liquidare con l’eutanasia. 

Alla luce di questi eventi sorprendenti, Giovanna e Umberto, le due pecorelle smarrite, che erano rimasti insieme per crescere il figlio che avevano avuto, hanno poi vissuto la loro relazione come fratello e sorella. Hanno così potuto accostarsi ai sacramenti e Umberto ha concluso il suo percorso terreno nel 2015, mentre Giovanna, con la discrezione femminile che la contraddistingue, continua ad essere testimone silenziosa dell’amore di Dio per l’umanità, partecipando alla Messa non solo nelle feste comandate, ma anche nei giorni feriali.  

Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits