RECENSIONI
Letture per l’estate
dal Numero 27 del 18 luglio 2021
di Fabrizio Cannone

“L’estate è il periodo più propizio per la lettura. Non una lettura affannata e stressante, come quella che ci può essere quando si studia contro voglia per preparare un esame o vincere un concorso. Ma una lettura che sia più attenta, più libera e meno soffocante. Ecco alcuni dei migliori libri usciti nel 2021 in lingua italiana”.

Nella vita umana e cristiana è facile, facilissimo che ci sia l’eccesso e il difetto. Magari l’eccesso del bere, e il difetto nella preghiera. O l’eccesso di riposo, e il difetto nel lavoro. O perfino l’eccesso di lavoro, e il difetto nella meditazione, nel riposo e nella formazione, umana e cristiana.

 

Ma proprio perché ci tocca vivere in una società completamente secolarizzata, la formazione resta prioritaria e l’eccesso di lettura è estremamente difficile. A meno che non si legga al posto di compiere dignitosamente il proprio dovere di stato, tutto il tempo dedicato all’auto-formazione è un tempo letteralmente aureo e da lodare.

 

L’estate, ove più ove meno, è il periodo più propizio per la lettura. Non una lettura affannata e stressante, come quella che ci può essere quando si studia contro voglia per preparare un esame o vincere un concorso. Ma una lettura che sia più attenta, più libera e meno soffocante.

 

Ecco alcuni dei migliori libri usciti nel 2021 in lingua italiana. Ognuno faccia il buon proposito di leggerne 2-3 nei mesi estivi. E magari ne regali altrettanti, spronando amici e conoscenti alla propria formazione. Si tratta di acuire il discernimento e vaccinarsi contro le stupidaggini che diffondono mass media, pseudo intellettuali e Tv.

 

 

Roberto de Mattei, Pio V. Storia di un papa santo, Lindau, 2021

Questo saggio è ricco, denso e molto istruttivo. Lo storico romano ha fatto un lavoro veramente certosino di documentazione e di ricerca sulle fonti, numerose e varie, della vita del grande papa Ghislieri (1566-1572).

 

La battaglia di Lepanto, la promulgazione del Messale Romano – detto di san Pio V – e la lotta contro le eresie interne ed esterne alla Chiesa sono alcuni degli aspetti di un pontificato non lunghissimo, ma estremamente intrigante e coinvolgente. Nella prefazione così scrive il vescovo Athanasius Schneider: «Per agire abbiamo bisogno di modelli e i modelli per eccellenza sono i santi. Chi meglio di un santo papa come Pio V può indicare la giusta strada anche a chi ha, o avrà in futuro, le supreme responsabilità della Chiesa?» (p. 9). 

 

La battaglia che secondo noi è la sintesi di tutte le battaglie dell’immenso Pontefice è quella contro la mondanità e il lassismo, ovvero per la riforma dei costumi. Dopo pontificati rinascimentali immersi in arti profane, battute di caccia, danze e vizi, il primo Pontefice vestito di bianco – perché anche da Vicario di Cristo fedele all’austero saio domenicano – mostrò una linea diversa. Contro la vita snob da palazzo rinascimentale, Pio V «ogni domenica e giovedì concedeva pubbliche udienze, nelle quali la povera gente aveva la precedenza» (p. 86, corsivo nostro). Un point c’est tout! Chi ama Dio sopra ogni cosa, ama la povertà, il distacco dai piaceri, il rigetto del lusso e dello sfarzo, le gioie semplici e più autentiche della vita. Esemplare per tutti coloro che vorrebbero anche oggi una profonda riforma della Chiesa e della società.

 

 

Padre Gabriele M. Roschini, Dizionario di Mariologia, Effedieffe, 2021

Padre Roschini è uno di quei grandissimi teologi italiani il cui nome è destinato a restare negli annali della Teologia ancora per decenni. E forse, per quel che concerne la scienza mariologica, per secoli. Nato nel 1900 a Castel sant’Elia, entrò nei Servi di Maria e insegnò lunghi anni a Roma, presso il Marianum e la Lateranense, l’università del papa. Morì nella capitale della Cristianità nel 1977. E come tutti i grandi teologi del Novecento (da padre Fabro a padre Zoffoli, dal cardinal Roberti al cardinal Parente, da Ottaviani a Mondin, da Barsotti a Palazzini) restò romano fino alla fine, fedele a tutti i pontefici della sua vita, prima e dopo la svolta conciliare (1962-1965). Va dato un vivo plauso alle edizioni Effedieffe per aver coraggiosamente ripubblicato molti classici della Teologia cattolica, in particolare una serie di utilissimi Dizionari, fondamentali sia per la rapida consultazione sia per la formazione, nel laicato dotto di oggi, della giusta mens theologica.

 

In oltre 700 pagine, padre Roschini ci offre il meglio della Mariologia cattolica, anche per recuperare ciò che si è perso in una mariologia al ribasso, oppure esclusivamente biblica, come se tra Bibbia e filosofia-metafisica ci fosse una qualche opposizione di principio (il che Benedetto XVI confutò più volte, specie a Ratisbona).

 

Da “nazionalista cattolico”, l’Autore citava il Savonarola, il quale parlando del rapporto unico tra Italia e Maria, scrisse così: «Quale paese ti prestò mai culto più affezionato e più degno, ti eresse più magnifici templi, ti cantò con più soavi armonie, ti ritrasse con più vaghe sembianze, ti offerse più nobili doni?» (p. 336). 

 

 Plinio Correa de Oliveira, L’angelica milizia, Cantagalli, 2021

Plinio Correa de Oliveira è autore che divide e che non piace a tutti, specie a chi, a forza di parlare di un Dio crocifisso (il che è lecito), arriva a immaginare che il Creatore dell’universo non sia il Dio forte e onnipotente della Scrittura. Ma un Dio debole, pauroso e remissivo (il che è assurdo e quasi blasfemo).

 

Ma il dottor Plinio, come viene chiamato dai suoi seguaci, non piace neppure a certuni che si richiamano alla Tradizione e ai valori forti, perché in nome di perfezionismi isterici non si sanno distinguere pensieri e azioni, ed eventuali colpe dei figli vengono automaticamente attribuite ai padri.

 

L’Autore brasiliano invece è degno di essere letto e meditato come insegna il grande teologo Renzo Lavatori nella prefazione. Che scrive: «Plinio Correa de Oliveira ha avuto il pregio di riscoprire, riattualizzare e ravvivare la figura degli angeli [...] affinché l’uomo ritrovi se stesso in tutti gli elementi che lo compongono» (p. 8). Eh, sì. Siamo carne e sangue, peccato e passioni inutili. Ma siamo anche immagini del Padre, fratelli di Gesù Cristo e potenziali collaboratori, come serafini e cherubini, al piano divino della Redenzione. Da qui il “ritorno all’angelo” e alla teologia angelica. Uno potrebbe quasi dire così: senza gli angeli non sarei cristiano! Certo, Dio è l’infinito eterno beatificante amore. Ma gli angeli sono specchi luminosi e tersi della sua coinvolgente bellezza. E se il mondo di oggi appare in tanti aspetti diabolico più che angelico, che fare? Semplice, una sacrosanta rivoluzione angelica! Come la chiama il Lavatori, «una rivoluzione del bene contro il male, della verità contro la menzogna, della giustizia contro la corruzione» (p. 9). 

 

Guai a chi, citando Marx e il suo desiderio di “cambiare il mondo”, si ferma all’apparenza delle parole e all’immobilismo della volontà. Gli unici rivoluzionari integrali, che vogliono e debbono cambiare il mondo (non negli accidenti che lo caratterizzano, ma nello spirito che lo anima) siamo noi cristiani. Tanto più forti e tenaci, quanto più angelica è la nostra vocazione e divina la nostra missione.

 

Tommaso Scandroglio, Dizionario elementare dei luoghi comuni, Istituto di Apologetica, 2021

Il grande bioeticista e apologeta cattolico ha composto un piccolo capolavoro che resterà un punto fermo anche per le prossime generazioni. Tutti noi che amiamo la Verità ci siamo trovati a doverla difendere: in famiglia, sul lavoro, in facoltà, perfino al bar o allo stadio. Ma lo Scandroglio, partendo dalle innumerevoli frasi fatte del momento, ha mostrato con luminosa sapienza cosa esse contengono di falso, di fallace e a volte velenoso. Ma anche, e qui sta il pregio, di vero e di autentico. Certe espressioni possono essere sia vere che false in base al contesto in cui vengono usate. Perfino la Bibbia dice che in Adamo tutti abbiamo peccato. Ma se è vero in senso generale, è falso nel particolare caso di Maria, concepita senza il peccato d’origine. Oppure san Paolo quando ci dice che Cristo è in tutto come noi “tranne il peccato”. È vero, in senso ampio e tendenziale, sintetico. Non è vero in senso stretto e teologico: Cristo non aveva la concupiscenza, noi sì, lui aveva la visione beatifica, noi no. Stessa cosa dicasi per espressioni che hanno fatto discutere i cattolici come “male minore”. Ma una espressione può essere legittima se l’uso è buono, illegittima se serve al peccato. Basti pensare che san Tommaso (che usa più volte la locuzione male minore) dice che in un certo senso il “male è”; ma in un altro senso, essendo privazione, il “male non è”. Contraddizione? No, dipende dal senso. Sarebbe sciocco quindi fare una guerra alle parole, senza chiarire prima il senso che si attribuisce alle stesse.

 

In oltre 500 pagine, il filosofo Scandroglio rettifica, corregge, analizza e spiega i detti, i proverbi e quei modi di dire che presentano insidie. Tra essi: Anche gli animali hanno dei dirittiBisogna essere aperti di menteCarpe diemChi sono io per giudicareErrare humanum estGesù era poveroIl fine giustifica i mezziL’omosessualità c’è anche in naturaSi vive una volta sola, ecc. Utile, e importante per autoeducarsi alle sottigliezze del ragionamento. Ragionare bene per vivere meglio: e questo motto non ha controindicazioni!

 

 

Ambrogio M. Cavanesi e Wawrzyniec M. Waszkiewicz, Guerrieri serafici, Tabula Fati, 2021

Che francescano sia diventato sinonimo di pacifista, ecco una ovvietà che non richiede particolari dimostrazioni. Ma che cos’è il pacifismo? Padre Enrico Zoffoli distingueva i veri pacifisti che «non si distinguono dai pacifici a cui Gesù ha riservato una particolare benedizione», dai «Pacifisti in senso deteriore». Costoro, «parlano di pace senza capirne il valore e le condizioni, facendola consistere nella quiete illusoria della licenza; oppure presumono di realizzarla, prescindendo dai più inviolabili diritti della verità e della giustizia». Gli Autori dell’aureo libretto sono due francescani amanti della pace (sia interiore, la più importante, sia sociale) che però ammettono il valore e la dignità della lotta e della legittima difesa, come sempre ha insegnato la Chiesa. E come insegna, a chiarissime lettere, il Catechismo di Giovanni Paolo II (1997). Ebbene, i due Autori hanno raccolto alcune vite esemplari di santi ed eroi francescani in contesti di guerra e di ardimento, mostrandone sia la coerenza di vita con l’Evangelo, sia l’attualità del loro operato. Si va dai fondatori Francesco e Chiara, entrambi crociati dell’Ideale, a san Giovanni da Capistrano (cappellano dei cristiani nella battaglia di Belgrado), da san Lorenzo da Brindisi al beato Marco d’Aviano. L’ultimo capitolo è dedicato a san Massimiliano Kolbe, fondatore della Milizia dell’Immacolata (1917) che concepì, in pieno XX secolo, la sua francescanità nei termini della “vita come milizia” e della “cavalleria al servizio del bene”.

 

Le vicende dei 10 personaggi raccontati dagli Autori sono romanzate, ma pienamente storiche e documentate. Ne esce un quadro magnifico per chi vuole essere un servitore del Dio degli eserciti nel secolo XXI.

 

 

Albert Lang, Compendio di teologia fondamentale, Effedieffe, 2021

Padre Lang (1890-1973) fu un insigne teologo bavarese, docente di dogmatica e di apologetica, presso varie università tedesche. Ha prodotto varie opere illustri di filosofia e di teologia, con particolare attenzione alla grande Scolastica medievale. In questo Compendio di oltre 500 pagine, si perita di mostrare la coerenza del Cristianesimo cattolico e la sua ragionevolezza a fronte delle istanze critiche della ragione, della morale, delle stesse esigenze sociali e politiche. Il Cristianesimo è un unicum, celeste e “terrestre”. Completamente divino quanto all’origine e al fine sovrannaturale, esso è perfettamente umano: si concilia cioè alla perfezione con i bisogni e le aspirazioni più profonde e vere dell’umanità. Scrive nell’introduzione che la «teologia fondamentale è una scienza giovane», che gli uni «ritengono superflua o addirittura dannosa», probabilmente proprio per la sua novità. Qui si colloca il limite di ogni tradizionalismo culturale, incapace di comprendere non già l’evoluzione dell’umanità dalle tenebre alla luce, secondo il fantomatico mito del progresso, ma l’infinità sia divina che umana, la quale permette agli uomini e specialmente ai dotti, di cogliere aspetti sempre nuovi della realtà, in una naturale mutazione di approcci e di linguaggi. Chi oggi si dice tomista e tradizionalista, probabilmente nel 1200 sarebbe appartenuto alla categoria di quei tradizionalisti del tempo, come il vescovo di Parigi, che condannarono Tommaso, proprio per la sua “filosofia nuova”, rispetto alla più assodata patristica. Padre Lang tratta di 3 temi di fondo: la Missione di Cristo (Trattato primo), il Mandato della Chiesa (Trattato secondo) e la Trasmissione della Rivelazione (Trattato terzo). Con una spiegazione ampia e chiarificatrice sul mistero dell’infallibilità del Magistero ecclesiastico (pp. 452-496). Il tutto però con linguaggio piano e scorrevole, con note e citazioni che però non appesantiscono il Manuale. Sarebbe ottimo se qualche teologo e catechista, nel suo importante ministero (cf. Antiquum ministerium), usasse questo testo come base per la formazione dei laici, dei coniugi cristiani e degli insegnanti di religione.


 

 Francesco Agnoli e Andrea Bartelloni, Scienziati in tonaca, La fontana di Siloe, 2021

Si tratta di una nuova edizione di un fortunato saggio da mettere in tutte le mani. Starei per dire prima nelle mani degli scettici e degli ipocredenti (i cosiddetti credenti non praticanti), poi dei cattolici più convinti e istruiti. Un motto che l’autore di queste righe adotterebbe come emblema-sintesi della sua visione teologica sarebbe questo: Fede, Scienza e Allegria. Sulla fede, fondamento della speranza e vincolo della carità, c’è poco (o troppo) da dire. Sulla sana letizia francescana, che coincide con l’educativa allegria salesiana, bisognerà scrivere un giorno. Senza gioia infatti non c’è virtù, e un santo triste è una contraddizione in termini. Ma sulla scienza e il suo rapporto con la fede?

 

Demonizzata o adorata, temuta o idolatrata, la scienza è divenuta una componente imprescindibile della cultura moderna e contemporanea, e questo è senz’altro un bene. È un bene puro se la scienza la si intende come ricerca della verità, nelle cose naturali e materiali certo, ma anche negli ambiti della cultura e delle idee (cf. scienze storiche, scienze giuridiche, scienze teologiche, scienze religiose, ecc.).

 

Immaginare che un cattolico possa essere – in quanto cattolico – contrario al sapere umano e alla ricerca sul funzionamento dell’universo, sarebbe come dire che chi pensa all’anima deve ignorare il corpo, e così un buon devoto dovrebbe essere per forza un pessimo sportivo! Idiozia, specie se si pensa al valore che il Magistero della Chiesa ha dato all’attività sportiva almeno da Leone XIII in poi, vedendo una correlazione tra valori morali del Cristianesimo e autentici valori sportivi (sacrificio, lealtà, senso di squadra, impegno, rispetto delle regole, ecc.).

 

E tra religione e scienza c’è opposizione come crede Odifreddi o compatibilità come opinava Einstein? Se la Bibbia è parsa antitetica a questa o quella scoperta scientifica – pensiamo al Big bang, a Darwin o all’antichità del mondo –, o la conoscenza scientifica era incerta (e ciò può capitare), oppure era l’interpretazione biblica a fare difetto. Ma Dio ama la scienza. Anzi Egli è il più grande Scienziato della storia. E i grandi sacerdoti-scienziati studiati dagli Autori (da Copernico a Lemaître, fino ai 3 preti scienziati viventi: il matematico Strumia, l’astronomo Tanzella-Nitti, il fisico e monaco Visintin) furono e sono doppiamente grandi. Come uomini di scienza e come uomini di fede. E quindi per noi sono doppiamente dei modelli e degli esempi.

 

Nell’arte, nello sport, nella ricerca, nella Scienza c’è bisogno di uomini di Dio che illuminino con il sapere eterno della Rivelazione tutte le complesse realtà contingenti che l’Eterno ha fatto esistere in questo mondo.

 

Se il mondo va male, si dice, ciò è a causa della perdita della fede. Ed è vero. Ma anche a causa della perdita della scienza, dell’amore alla ricerca spassionata e sincera, della vita offerta per conoscere e servire la verità.

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