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Il Settimanale
della Settimana |
Anno 9, Nr 35
05 Sep 2010
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oggi: 07
settembre 2010 martedì |
Tempo
Liturgico: |
Ordinario |
Anno |
C |
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| In questo numero |
| Data: 29 novembre 2009 |
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Pianeta
Catechesi |
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Gli effetti del peccato mortale
di
Padre Francesco Pio M. Pompa, FI
Il peccato mortale
provoca la morte dell’anima, ossia la priva della grazia divina, le
toglie i meriti e la capacità di acquistare altri meriti, e la rende
degna della pena eterna dell’inferno (cf CCC, n. 1861).
L’uomo, in grazia di Dio, ha la vita naturale, per cui è intelligente
e libero, e la vita soprannaturale della grazia, mediante la quale partecipa
alla vita di Dio, diviene suo figlio adottivo, amico ed erede del Paradiso.
Il peccato mortale tronca questo legame di amicizia, spegne la vita della
grazia e quindi causa la morte spirituale.
L’anima in peccato mortale perde i meriti e non ha la capacità
di acquistarne di nuovi. I meriti sono i frutti delle opere buone compiute
in grazia di Dio, che ci fanno conseguire la Felicità e il Premio eterno.
Se si toglie dall’albero un ramo carico di frutti prima che sia maturo,
li vedremo appassire e poi morire. Così vengono mortificati i meriti
di chi cade in peccato mortale. I meriti non sono più imputabili a
chi li ha fatti finché resta in peccato. Inoltre chi è privo
della grazia di Dio, anche se compie opere buone, non ha la capacità
di meritare soprannaturalmente. Il tralcio separato dalla vite non serve a
nulla, se non a essere gettato
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