Rivista settimanale di formazione e di informazione cattolica dei Francescani dell'Immacolata.
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"Fate i buoni cristiani" (Padre Pio)
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21 lug 2010 16:25
Il Settimanale
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Anno 9, Nr 29
25 Jul 2010
 
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Ann 9, Nr 30
01 Aug 2010

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01 ago 2010
 
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Data oggi: 30 luglio 2010 venerdì Tempo Liturgico: Ordinario Anno C
In questo numero
Data: 01 febbraio 2009
Il Settimanale: Anno Nr



Pianeta Padre Pio
 
L'intimità adorante
di Padre Stefano M. Manelli, FI

«Nell’orazione ti metterai alla presenza di Dio per due principali ragioni:
la prima, per rendere a Dio l’onore
e l’ossequio che gli dobbiamo;
la seconda, per parlargli e sentire la sua voce
per mezzo delle sue ispirazioni
e illuminazioni interne» (Padre Pio).

 

L’orazione è un incontro con Dio, un incontro personale, un incontro a tu per tu. In qualunque tempo e luogo, in qualunque modo o maniera, pregare significa incontrarsi con Lui. Già il segno di Croce, con cui s’inizia la preghiera, non è forse un incontro diretto con Dio «Padre, Figlio e Spirito Santo»?
Padre Pio spiega bene come bisogna disporsi convenientemente alla preghiera ogni volta che dobbiamo e vogliamo pregare: «Nell’orazione ti metterai alla presenza di Dio per due principali ragioni: la prima, per rendere a Dio l’onore e l’ossequio che gli dobbiamo».
Se pregare significa entrare in comunione con Dio, è ben giusto e doveroso, allora, disporsi alla preghiera non distrattamente o superficialmente – magari pensando a chissà cosa o preoccupandosi di questo e di quello –, ma con umiltà e amore, mettendosi alla sua «p

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Pianeta Spiritualità
 
«Il Cattolicesimo è la Verità assoluta»
di Paolo Risso

E ora anche noi ci mettiamo alla scuola di questo grande maestro e proviamo a seguire questo luminoso itinerario che lui ha seguito e tracciato anche per noi.
Dall’essere a Dio
Il primo impegno di padre Garrigou-Lagrange – si veda l’opera Il senso comune e la filosofia dell’essere (1909) – scardina e confuta l’agnosticismo per cui non si potrebbe conoscere più nulla di vero e di certo, e riafferma il valore oggettivo e trascendente dei principi razionali, attraverso cui l’uomo conosce la prima verità accessibile riguardo al reale. Ecco la prima lezione di san Tommaso, o meglio della “filosofia dell’essere”: senza la certezza che con la nostra ragione raggiungiamo, anche se in modo limitato, la realtà, non potremo mai dire nulla di sicuro su Dio, neppure sul Dio che Gesù Cristo ci ha rivelato.
I primi principi su cui la conoscenza umana si struttura non sono solo le leggi del pensiero, ma della stessa realtà ontologica delle cose: è la metafisica naturale e, per questo, perenne e immutabile in ogni luogo e in ogni tempo: è la condizione ineliminabile, anche per la Chiesa, per un vero discorso su Dio.
Il secondo impegno di Garrigou-Lagrange è risolv
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Pianeta Mariano
 
Nel grembo dell'Immacolata
di Padre Stefano M. Miotto, FI

Lo scopo della devozione alla Madonna è Gesù. Con una frase già commentata in uno dei primi articoli, san Luigi affermava che, se per assurdo, la devozione mariana distogliesse dal Signore, essa si dovrebbe rigettare come una pericolosa tentazione (cf VD 62). Ma non è così. La devozione mariana ci aiuterà a conoscere, ad amare e a servire sempre meglio il nostro Redentore. In questo nuovo articolo, alla scuola di san Luigi, vedremo come sarà proprio la perfetta devozione alla Madonna, ovvero la Consacrazione a Lei, a farci raggiungere la perfetta “cristificazione”, ossia la più completa somiglianza a Gesù fino a diventare “un altro Gesù”.
Per spiegare questa realtà, san Luigi adopera l’esempio di uno scultore che deve produrre una statua in base ad un modello che vuole ricopiare. Il modello è Gesù e noi siamo quella statua che deve assumere la più perfetta somiglianza con l’originale. Per fare una statua vi sono due modi differenti di procedere. Si può usare il martello e lo scalpello lavorando su una pietra grezza. In questo caso il lavoro è molto lungo e difficile. Basta un colpo sbagliato e l’opera è rovinata.
Vi è un secon

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Pianeta Catechesi
 
7° Comandamento: «Non rubare»
di Padre Francesco Pio M. Pompa, FI

Il settimo Comandamento proibisce l’abuso delle risorse naturali (minerali, vegetali e animali). Il lavoro dell’uomo si svolge sulla base di una donazione da parte di Dio, il quale ha affidato all’uomo il giardino dell’Eden perché lo custodisca e lo coltivi e imponga il nome ad ogni cosa, cioè le dia un ordine ulteriore (cf Gen 2,15-20). Ma gli proibisce di mangiare il frutto «dell’albero della conoscenza e del male» (Gen 2,17), ossia di usare in modo arbitrario il suo potere. L’uomo è chiamato solo a perfezionare e non a distruggere la natura.
Il dominio accordato dal Creatore all’uomo sulle risorse naturali non significa dunque potere di usare e di abusare. L’uomo non è padrone assoluto dell’universo. Egli, con le opere della sua intelligenza e della sua attività, è chiamato a sviluppare e a perfezionare la sua vita sulla terra, mettendo a frutto tutte le enormi potenzialità che Dio ha elargito abbondantemente. Tuttavia ogni generazione deve operare per sviluppare e non per degradare, per costruire e non per distruggere, avendo sollecitudine anche per la qualità della vita delle generazioni future (cf CCC, n. 2456).
Lo sfruttamento senza limiti delle risorse della terra non &
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Pianeta Religione
 
L'escatologia Cristiana
di Corrado Gnerre

L’originalità del Cristianesimo è di concepire la realtà naturale e quella soprannaturale non come realtà separate, ma nemmeno come realtà unite in maniera confusa. Il Cristianesimo concepisce queste due realtà come distinte.
Questo è possibile perché nel Cristianesimo il rapporto tra natura e soprannatura non è né all’insegna dell’univocità né dell’equivocità, bensì dell’analogia.
Univocità, in termini filosofici, vuol dire credere nella perfetta identità tra due realtà; equivocità, nella totale differenza; analogia, invece, nella somiglianza.
Concepire il rapporto tra natura e soprannatura all’insegna dell’univocità vuol dire annullare la specificità e la gratuità della realtà soprannaturale e quindi della Grazia. Concepire, invece, il rapporto tra natura e soprannatura all’insegna dell’equivocità vuol dire rendere la realtà naturale completamente autosufficiente e legislatrice di se stessa.
Nel primo caso abbiamo come conseguenza le varie teologie della secolarizzazione, ovvero la convinzione della non gratuità della Grazia e q

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Pianeta Fede e Cultura
 
L'inferno nella divina commedia di Dante Alighieri
di Giuseppe Potenzoni

I primi tre canti dell’inferno fungono da introduzione a tutta la Divina Commedia.
Abbiamo già visto come Dante, nel primo Canto, si accorge di andare errando in una selva oscura, da cui esce e si ritrova ai piedi di un colle. Il tentativo della sua salita viene ostacolato da tre fiere: una lonza, un leone e una lupa. Il suo retrocedere, davanti a tale ostacolo, viene superato dall’apparizione di una guida, Virgilio, che gli annuncia l’avvento di un veltro, che caccerà via la lupa. Virgilio si offre di accompagnarlo e condurlo alla salvezza attraverso l’inferno e il Purgatorio, mentre, se vorrà, un’altra guida, Beatrice, lo accompagnerà al Paradiso.
Nel secondo Canto, sopraggiunta la sera, il sole viene meno e con esso il coraggio di Dante di intraprendere tale impresa. Egli si sente inadeguato e pieno di dubbi. Virgilio, interviene, ancora una volta, per rassicurarlo, e gli svela che il viaggio della sua salvezza è stato voluto da due donne: Beatrice, che era scesa sino al Limbo per pregare Virgilio a fargli da guida, e Lucia, cui era stato raccomandato dalla stessa Vergine Maria. Rincuorato, Dante torna nel primo proponimento.
Nel terzo Canto, Dante e Virgilio giungono davanti alla porta dell’inferno. Al sommo della p
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