SPIRITUALITÀ
Chiamati ad essere discepoli di Gesù
dal Numero 15 del 17 aprile 2022
di Don Mario Proietti

“Mi ami tu? Seguimi!”. Quale amore, quale tipo di rapporto chiede il Risorto ai suoi discepoli sulle rive del lago di Tiberiade? è lo stesso che chiede a noi nel cammino della nostra vita. Comprenderlo è fondamentale per divenire suoi veri discepoli.

La risposta che Gesù ha dato a quel giovane: «Va’ vendi quello che hai, dallo ai poveri e poi vieni e seguimi!», la rivolge anche a te e non è un qualcosa da fare ma uno scegliere d’essere: essere suo discepolo. Essere discepolo della vera Vita, perché Lui è la Vita, ma è anche la Via e la Verità.

Fermarti a meditare quest’evento. Scegliere questa strada è scoprire che la Vita ti è venuta a cercare trovandoti: “Non siete voi a scegliere me, ma io ho scelto voi”.

La vita che ti ha scelto è Dio stesso, è Lui che è venuto alla ricerca dell’uomo, è un Dio che non si nutre delle tue debolezze per essere grande, ma compie la sua grandezza nel donarti cose grandi, nel donarti la vera gioia che cercavi.

Questo è il Dio della rivelazione, che ha fatto esultare l’anima di Maria Santissima facendola esclamare «grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Dio ti ha inseguito e raggiunta; nell’Incarnazione del Verbo Dio è entrato nella storia del mondo, ma anche nella tua storia per ammetterti alla comunione con Sé, per porti in un rapporto d’alleanza eterna con Lui.

Questo è realizzabile, è possibile se s’instaura in te la logica dell’essere Discepolo di Cristo. Mi chiedi qual è la logica del Discepolo e desidero risponderti con quello che Gesù stesso dice: «Siccome molta gente andava con Lui, egli si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, le sorelle e perfino la propria stessa vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”» (Lc 14,25-27).

Nota, anima benedetta dal Cristo, che in questo passo Gesù ti chiede una sequela che non è un semplice seguirlo, ma un venir trasformata da Lui. Lasciati guidare nella comprensione di questo passo.

Non è sufficiente l’entusiasmo iniziale

«Siccome molta gente andava con Lui...». Qui ti pare che Gesù voglia scoraggiare ad andare con Lui; in realtà Egli vuole ricordare che il voler andare con Lui non si regge sull’iniziale entusiasmo. Molte persone sono restate entusiaste della sua predicazione e lo seguono affascinati da «una dottrina nuova predicata con autorità e con parole mai intese».

Inevitabilmente la potenza della sua Parola produce fascino ed interesse negli uditori, proprio perché la sua non è solo parola, ma è anche Parola autorevole e potente. Questa autorevolezza e potenza si riscontra ancora oggi a distanza di duemila anni, e oggi, come ieri, sono moltissimi che ne restano affascinati. Oggi, come ieri, Gesù mette subito in guardia il popolo dal non commettere l’errore di considerare la sua Parola come un bel discorso.

Andare dietro di Lui non è un semplice seguire la sua parola o la sua persona ma un diventare conformi a Lui. Ti sembra impossibile che ciò possa accadere nella tua vita? Accadrà perché nulla è impossibile a Dio, ma tu sforzati di proiettarti in un’imitazione di Cristo che coinvolga il tuo mondo interiore, lasciati condurre da Gesù al cuore del discepolato che non consiste in altro che essere interiormente trasformati e conformati a Lui.

Scopri in te stessa questa trasformazione che il Signore fa, con potenza, nella tua anima, attuerai così il senso di quella parabola in cui si parla della perla preziosa che un mercante cerca e trova. Quell’uomo, trovatala, è disposto a vendere tutto, anche le altre perle che possiede, per averla e, compratala, è felice. Vendere o svendere le proprie perle, che certamente hanno valore, per comprarne una di valore più grande, è il segreto per fare un ottimo acquisto.

Da questa parabola puoi cogliere il significato di cosa significa entrare nella vita mistica, vale a dire, essere introdotta nel mistero di Dio, che qui si presenta come la perla preziosa, nella sola strada possibile: l’ascetica, cioè, l’esercizio di vendere o svendere le perle che possiedi.

Ecco perché il discepolo non segue semplicemente il Maestro, ma si fa conformare da Lui nella capacità di sacrificio che è proporzionato alla motivazione dello stesso.

Qui puoi cogliere il senso delle esperienze vissute dai grandi santi che vendono tutte le loro perle, cioè quanto di più prezioso hanno, quello che Gesù dirà riferendosi a casa, patria, fratelli sorelle, ecc., compresa la loro stessa vita, per acquistare la sola cosa che, si scopre nel brano, può dare gioia e ricchezza vere.

Mettiti sulla scia del suo amore

«E non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, le sorelle e perfino la propria stessa vita...»La Bibbia s’interpreta con la Bibbia e confrontando il testo parallelo di Mt 10,37 notiamo che l’Evangelista non usa il termine odiare ma amare: «Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me….». Dunque il significato di odiare va inteso nella capacità o nell’intensità del rapporto d’amore che si è capaci di esprimere.

Osserva come nel Vangelo troviamo due verbi per esprimere l’amore (1): fileoagapao. Il primo significa amare, abbracciare, prendersi cura, assistere, essere amici del cuore, godere, ecc., ed è un verbo che esprime l’amore del sentimento e della corporeità. Il secondo significa protezione, cura, benevolenza, accoglimento con amore, tratto affabilmente, con affetto. È la carità cristiana sic et simpliciter. È l’amore spirituale, gratuito, incondizionato e di stile. In questo senso va inteso l’amore di carità che si deve a tutti, anche al nemico; è la Carità esaltata dall’apostolo Paolo («Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità [agapen], non sono nulla…», 1Cor 13ss).

Gesù ai suoi discepoli non chiede quest’amore, ma l’amore d’amicizia perché esso è il frutto maturo di un rapporto amicale poiché è corrisposto. È l’amore che chiede intimità (2), che chiede compagnia e consegna.

Quest’amore di consegna totale, Gesù ti chiede di riporlo solo in Lui e questo perché solo Lui conosce il tuo vero bene; solo Lui non può sbagliare nelle vere esigenze della tua vita.

Amare di più il padre, la madre o l’amico riguardo a Cristo significa consegnarsi a chi non può centrare il tuo vero bene e, dunque, non può darti piena gioia.

Giovanni, riportando il dialogo tra Gesù e Pietro sulle rive del lago di Tiberiade dopo la Risurrezione, usa due volte il verbo agapao e una volta il verbo fileo: «Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami [agapas] più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene [filo]”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami [agapas]?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene [filo]”. Gli disse: “Pascola le mie pecore”. Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene [fileis]?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene [filo]”» (Gv 21,15ss). Il tradimento di Pietro nella notte esigeva un amore di carità ma anche un amore di sincera consegna al Maestro. Lui era il solo che, prima di Pietro stesso, conosceva il suo fallimento nel tradimento ma al contempo sapeva come ridare il bene perduto in quella notte.

Per questo, la risposta di Pietro è stata sempre con una consegna totale del suo amore al Maestro.

Diverso è l’amore che si deve al nemico, com’espresso in Lc 6,27ss, in cui Gesù utilizza sempre il verbo agapao e mai fileo. È l’amore di chi non fa preferenze, di chi si sa riconoscere radicato nello stesso amore del Padre. 

 

Note

1) In greco c’è un altro modo di esprimere l’amore ma non è considerato nel Vangelo. Il verbo è erào che significa essere innamorato, invaghito, bramare, ecc. Da questo verbo deriva l’espressione dell’amore carnale: eros.

2) «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò di vero cuore, poiché la mia ira si è allontanata da loro» (Os 14,5).

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