SPIRITUALITÀ
Destatevi... vigilate!
dal Numero 44 del 28 novembre 2021
di Paolo Risso

“Le nostre lampade si spengono. Dateci il vostro olio!”. È il grido odierno pieno di implorazione implicita o esplicita che tante vite, soprattutto giovanili, rivolgono al mondo degli adulti, alla famiglia, alla società, alla Chiesa: dateci Cristo! Rispondiamo all’appello, alimentiamo la fede, e sarà un nuovo Avvento del Cristo.

Sovente nella Sacra Scrittura risuona questa “sveglia” di Dio: “Destatevi... Vigilate” e altri simili: “Non cadete nel sonno”... “Non chiudete il vostro cuore”... La Chiesa li rivolge – questi inviti – a noi, spesso, specialmente in Avvento/Quaresima, i “tempi forti” della Liturgia: «È tempo di svegliarvi dal sonno» (Rm 13,11).

Perché? Perché siamo tutti portati, per istinto, ad assopirci, ad abituarci, a cadere in basso, a diminuire la tensione spirituale e morale. Anche l’ambiente che ci circonda – oggi secolarizzato, mondanizzato, pagano, omologante – ci trascina verso il basso. Noi, soprattutto oggi, quando tutto congiura contro Dio e il suo Cristo, dobbiamo trovare nella nostra Fede cattolica, in Gesù che abita i nostri cuori, il coraggio-eroismo di andare controcorrente, “contro-vento” sulle orma dei santi, dei giovani santi che non mancano neppure nel mondo di oggi, sfrenato nella carne e folle nello spirito.

Gesù viene!

Per stare svegli e vigilanti, è bene ricordare in questo Avvento 2021 che il Cristianesimo, prima di tutto non è un’idea né un complesso di idee, ma un Avvenimento, un Fatto storico: Dio, poiché ama il mondo, è venuto a salvarlo, in un dato momento della storia, attraverso Gesù Cristo, proprio 2021 anni fa, il 25 di “Kasleu” del 750 dalla fondazione di Roma, corrispondente al nostro 25 dicembre.

La sua opera di salvezza continua ancora oggi: l’Avvenimento Cristo è attuale e opera anche oggi e sarà operante sino alla fine dei secoli, e raggiunge ciascuno di noi, oggi. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e nei secoli. Gesù è il Sole che illumina e riscalda ogni uomo, in ogni luogo e in ogni tempo.

Ma occorre aprirci a Lui. Non basta che Egli operi, è indispensabile aderire a Lui: diversamente siamo perduti in questa vita e nell’altra futura. L’Inferno c’è e non è affatto vuoto. Così siamo da Lui pressantemente sollecitati a non essere sonnolenti, distratti, assenti o chiusi davanti alla sua opera, ma a entrare in essa, a inserirci in questo fatto, a collaborare con Gesù Cristo, ad aiutare gli altri a conoscerlo e ad aprirsi a Lui.

Tutto questo nel Vangelo è chiamato “vigilanza” cioè “stato di veglia-consapevolezza-attenzione”, perché sotto i nostri occhi, oggi – l’oggi della vita –, sta capitando, in realizzazione misteriosa ma vera, l’opera di Dio che in Cristo salva il mondo. Quindi occorre conoscere questo piano divino, non essere assenti, non tagliarci fuori, altrimenti sbagliamo la vita: facciamo il più colossale fallimento. Senza Cristo, ci sono solo vite sbagliate, con l’Inferno già qui, e poi di là.

“Preparate le lucerne”

Anche queste parole – lo sappiamo – vengono dalla parabola evangelica delle dieci vergini, invitate a partecipare alla festa di nozze, per prestare la loro opera di luce a illuminazione della cena nuziale (cf. Mt 25).

Non ci sfugga il senso della parabola (che commuoveva anche Ernest Renan, negatore empio!): queste nozze sono le nozze di Cristo con l’umanità che lo accoglie, nozze che si realizzano con la Redenzione: il Cristianesimo come unione nuziale di Cristo con ogni persona umana che gli dica di sì.

Questa unione produce festa, cioè gioia, la gioia della Verità, la gioia della Vita divina, meritata da Cristo sulla croce con il suo Sacrificio, partecipata a noi, qui in terra tramite il Battesimo e accresciuta dalla Santissima Eucaristia, la gioia di partecipare all’azione di Dio nel tempo, il tutto come anticipo gioioso dell’eterna felicità, anticipo pregustato nell’immancabile lotta e sofferenza della vita.

Queste lucerne, che le dieci fanciulle dovevano tenere preparate ed efficienti per illuminare la sala del convito e la festa di nozze, indicano tutto quello che dobbiamo preparare e possedere per rendere efficiente la nostra vita cristiana, che si espande nella nostra azione di annuncio del Vangelo.

La prima cosa necessaria alle lampade è l’olio fonte di luce: se manca l’olio, le lampade si spengono. In questo “olio” è anzitutto significata la fede: cioè la nostra adesione a Dio, a Cristo, che se è valida, cambia la vita e la rende luminosa. La fede va continuamente alimentata, altrimenti diminuisce e si spegne. Sant’Agostino, con la sua solita acutezza ed efficacia espressiva, chiamava tutto ciò “cogitare fidem” (pensare la fede) e diceva: “Fides non cogitata, nulla est” (una fede non pensata è nulla). Come fare per “cogitare fidem”?

La risposta è assai ampia, qui bastino pochi accenni, espressi nei verbi: conoscere sempre più il mondo della fede; approfondirlarivedere i suoi fondamenti, rifondare la fede; estenderla a tutti i settori della nostra vita; soprattutto chiederla a Dio; chiedere l’aiuto divino per aprirci sempre di più al “mondo di Dio” (rapporto personale con Dio: si apre il mondo della preghiera cristiana) e all’azione di salvezza che Egli svolge nel mondo in Cristo.

Qui sta tutta la nostra apertura all’irruzione di Gesù Cristo vivo e operante nei sacramenti: Confessione, Santa Messa e Comunione, con cui Dio viene ad agire nelle nostre anime, nelle nostre vite, e ci ri-configura a immagine e somiglianza con Gesù, suo Figlio. È l’uomo redento, divinizzato, “cristiforme”, “cristificato”.

“Dateci del vostro olio”

Le lampade per illuminare, oltre l’olio, devono possedere tutte le competenze capaci di cambiare l’olio in luce. Parliamo un linguaggio metaforico. In esse vediamo tutte le realtà che si chiamano competenze professionali, acquisite nella preparazione richiesta a laici cattolici, che operano nel mondo, per illuminarlo, per trasformarlo, per consacrarlo (sì, per consacrarlo) a Gesù Cristo, riportandolo a Lui.

Siamo comunque sempre radicati nella santa Tradizione cattolica (non si devono mai tagliare le nostre “radici” che danno solidità) aperti al “nuovo”, tenendo presente che in tutti i campi, “il nuovo (moderno) non è sinonimo di vero e di valido”.

Nel mondo di oggi – nel corso della storia – come nella parabola evangelica, sentiamo pure il grido angoscioso di una parte che si vede esclusa dalla festa di nozze: “Le nostre lampade si spengono”. È il grido odierno pieno di implorazione implicita o esplicita che tante vite, soprattutto giovanili, rivolgono al mondo degli adulti, alla famiglia, alla società, alla Chiesa, ai singoli uomini di Chiesa, agli apostoli di oggi.

È il grido pieno di angoscia disperato dei malati, dei drogati, degli alcolizzati, dei disperati, dei tentati al suicidio, degli uomini che cercano il senso della vita, del dolore e della morte... gente che si è avviata sul cammino della vita senza provvista di olio... e ci gridano: “Dateci del vostro olio”. Dateci Cristo e il suo Vangelo! Dove l’avete messo il Cristo? Non siete forse voi che dovete annunciarlo?

Fatti “piccolo gregge”, se sapremo rispondere, sarà ancora un nuovo Avvento del Cristo. Il XXI secolo o sarà di Cristo o non sarà!

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