SPIRITUALITÀ
San Giuseppe e gli angeli
dal Numero 36 del 3 ottobre 2021
di Padre Stefano M. Manelli, FI

La presenza di san Giuseppe nella vita spirituale è foriera di molte grazie preziose. Non ultima quella di poter approfondire e vivere, sul suo esempio, la presenza dell’Angelo custode sempre al nostro fianco come fedele e potente guida per il nostro cammino terreno. 

La vita di san Giuseppe è utile anche per conoscere gli angeli, la loro esistenza, il loro lavoro, la loro missione. Certamente, san Giuseppe, per il grande compito che aveva da svolgere quale Padre putativo di Gesù e Sposo della Beata Vergine Maria, aveva ben bisogno dell’assistenza degli angeli, e questi, in realtà, non hanno fatto mancare affatto la loro presenza preziosissima.

San Giuseppe stesso, del resto, si può dire che sia stato un vero e proprio angelo tutelare, umano e visibile, per Gesù e per la sua divina Madre. Nel corso degli eventi, invece, dall’inizio del matrimonio verginale con la Madonna, san Giuseppe ebbe la presenza e l’assistenza degli angeli inviati da Dio, volta a volta, per le difficoltà da affrontare e superare. 

 

(1) E così, quando la Madonna, al ritorno dalla sua visita alla santa parente Elisabetta, mostrava i segni della gravidanza verginale in atto, per san Giuseppe, ancora ignaro di tutto, iniziò un periodo di tormento amarissimo e indicibile, condiviso silenziosamente anche da Maria Santissima che attendeva un segno dall’alto per illuminare san Giuseppe sul mistero della concezione verginale di Gesù, avvenuta ad opera dello Spirito Santo.

E finalmente, per la Provvidenza di Dio, ecco arrivare un angelo in sogno a san Giuseppe: «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe» (Mt 1,20); e gli svelò il mistero della gravidanza di Maria Vergine, dicendogli queste parole di luce: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa perché ciò che in essa avviene è per opera dello Spirito Santo. Da lei nascerà un bambino al quale porrai nome Gesù, perché egli libererà il suo popolo dai suoi peccati».

La pace e la gioia ritornarono a riempire il cuore di san Giuseppe che si prostra subito in adorazione d’amore dinanzi al Bambino racchiuso nel grembo vergine della divina Madre.

Qui, noi tutti abbiamo da imparare a riconoscere la preziosità della verità a riguardo dei nostri cari angeli custodi, che possono prestarci – come avvenne per san Giuseppe – un servizio provvidenziale di grazia e di aiuto in tutte le nostre difficoltà, soprattutto per i numerosi pericoli e assalti ai nostri sensi che così facilmente diventano preda delle tentazioni e delle attrattive seducenti del peccato.

 

2) Ancora, nell’evento del santo Natale, dopo la grave stanchezza del lungo viaggio di circa 150 chilometri, da Nazareth a Betlemme, i due santi Sposi non trovavano una dimora dove far nascere il Figlio di Dio fatto Bambino. Rifiutati da ogni luogo, per il gran numero di persone di discendenza davidica, legate appunto alla città di Betlemme, sono costretti, infine, a rifugiarsi in una grotta-stalla fuori, in campagna. Freddo, buio della notte, sporcizia e miseria facevano compagnia a san Giuseppe e alla Madonna, amareggiati ma non tristi, soli soli ad affrontare il lieto evento della nascita del divino Salvatore e Redentore universale, confidando soltanto nella divina Provvidenza.

E così avvenne la nascita del divino Bambino, deposto in una mangiatoia!...

Ma nello stesso momento della nascita verginale di Gesù, avvenne il miracolo della presenza degli angeli luminosi nel cielo di Betlemme, come molto bene ha descritto l’evangelista san Luca: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento.

Ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli  e pace in terra agli uomini che egli ama”.

Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.

Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia» (Lc 2,8-16).

L’apparizione osannante degli angeli nel cielo di Betlemme, durante la notte, diventò una festa di luce e di amore celestiale nell’anima di Maria Santissima e di san Giuseppe. E noi possiamo ben pensare che per san Giuseppe la gioia ineffabile era duplice perché nel neonato Bambino riconosceva, per rivelazione divina, il suo Dio e Signore dell’universo! E, pur trovandosi pieno di affanno per la responsabilità di non poter far mancare le cose necessarie alla Mamma e al Bambino in quelle condizioni di estrema povertà, prevalevano in lui l’esultanza dello spirito e gli atti di fede gioiosissima in Dio, fattosi Bambino affidato a lui.

 

E così, essi rimasero a Betlemme, sistemandosi alla meglio. Ma in questa migliore sistemazione, ecco che cosa accade di nuovo e di triste, a riguardo della sacra Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. Con l’arrivo dei Magi a Gerusalemme, infatti, dopo un viaggio incredibile per giorni e giorni, al seguito di una mirabile stella luminosa, non appena il re Erode viene a sapere che era nato il nuovo Re dei Giudei a Betlemme, decide subito in cuor suo di farlo uccidere al più presto, organizzando quella infame e tragica strage degli innocenti di Betlemme. Giuseppe e Maria sono del tutto ignari di questo progetto omicida del re Erode, ed ecco che, per la Provvidenza divina, si presenta di nuovo un angelo di Dio, come scrive l’evangelista san Matteo.

(3) «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.

Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode [...]. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme» (Mt 2,1-16).

 

(4) «Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e va’ nel paese d’Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”» (Mt 2,17-20).

E così san Giuseppe ci insegna, per quattro volte, a vivere l’esperienza dell’angelo di Dio che sta vicino ad ognuno di noi, al quale possiamo e dobbiamo ricorrere, con tutta la riverenza e la confidenza, per essere aiutati, obbedendo sempre prontamente ai suoi celesti ordini.

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