SPIRITUALITÀ
17 febbraio: inizia la Quaresima nel segno di un gigante
dal Numero 7 del 14 febbraio 2021
di Suor Ostia del Cuore Immacolato

Le ceneri che all’ingresso di ogni Quaresima la santa Liturgia ci pone sul capo invitano a ricordarci non solo l’umiltà della nostra origine e della nostra fine, ma anche l’immensa grandezza del nostro “fine ultimo”: povere creature destinate a una gloria eterna. Come realizzare tale destino? Quest’anno guardiamo a san Massimiliano...

Quest’anno una coincidenza di date stimola la nostra meditazione: il giorno del mercoledì delle Ceneri coincide con quello dell’80° anniversario dell’arresto definitivo di san Massimiliano M. Kolbe, col quale ebbe inizio l’ultima tappa della sua vita, che da Niepokalanow – la grandiosa Città mariana da lui fondata – lo portò al campo di concentramento, e da qui al martirio che lo ridusse letteralmente “in cenere” nei forni crematori di Auschwitz.

Una coincidenza di date che pare volerci invitare a riflettere sul significato profondo del rito liturgico dell’imposizione delle Ceneri, non tanto nel suo aspetto esteriore, ma nella disposizione cristiana interiore che lo anima e che coglie il valore del tempo come opportunità ricevuta e dono dall’alto (cf. Gc 1,17), come tempo propizio (cf. 2Cor 6,2) da sfruttare e non sciupare.

Le ceneri sul capo, infatti, sono un richiamo alla consapevolezza di come la creatura senza il Creatore svanisce. Anzi, di come l’oblio di Dio privi di luce la creatura stessa.

I tempi di san Massimiliano – che non sono poi così lontani – furono tempi in cui l’oblio di Dio aveva privato di luce un gran numero di anime, un periodo storico in cui l’odio accecò l’uomo, portandolo alla violenza più crudele, allontanandolo da Dio e da se stesso. Ma, in un certo senso, è questa una realtà che noi stessi tocchiamo con mano tutti i giorni, vivendo in una società che sembra non solo aver dimenticato Dio, ma tutta intenta a cancellarne anche il ricordo, nella falsa convinzione di poter costruire un mondo da Lui indipendente, tanto virtuale quanto inconsistente.

Quella mattina del 17 febbraio 1941, l’arresto di san Massimiliano lo colse nel bel mezzo della sua “vita pubblica”, in analogia all’arresto di Gesù prima della Passione. Con la stessa mitezza del Redentore, il Cavaliere dell’Immacolata si “lasciò” portare via. Era infatti convinto che «Gesù è vissuto in mezzo a noi per darci l’esempio; perciò imitando Lui, e solo mediante l’imitazione possiamo raggiungere il Paradiso» (Scritti Kolbe, n. 966). La sua colpa era proprio quella di essere, come il Cristo, “segno di contraddizione”, di dedicarsi alla verità e al bene, diventando inevitabilmente scomodo a un regime di pensiero che si stava imponendo in gran parte d’Europa attraverso la violenza e il sangue.

Quella fatidica mattina, quando il Santo salutò alcuni dei suoi confratelli disse: «Non turbatevi, vado a servire l’Immacolata in un altro campo di lavoro», ma ad attenderlo era uno dei campi di lavoro più tremendi che la storia possa ricordare, una sorta di “inferno sulla terra”.

In questo inferno – realisticamente nominato “il campo della morte” – il Santo fu angelo di pace e di carità eroica. Anche qui si distinse come fedelissimo imitatore del Cristo oltraggiato, percosso, calunniato, flagellato, condannato e ucciso.

Questo sublime modello di imitazione del Cristo Crocifisso, divenuto martire per essersi presentato come “sacerdote cattolico” e per aver offerto spontaneamente la sua vita in cambio di quella di un compagno prigioniero, padre di famiglia, ci invita a vivere il tempo santo della Quaresima che ora inizia con lo sguardo rivolto alla Passione di Gesù, come tempo propizio per avvicinarci a Lui, per consolarlo come meglio ci è possibile, coltivando e accrescendo in noi lo stesso desiderio della salvezza delle anime, nella consapevolezza che non viviamo per noi stessi.

Nel cuore del martire polacco da tanto tempo vibrava questo desiderio: «Vorrei soltanto soffrire e morire come conviene ad un cavaliere dell’Immacolata, che deve versare il suo sangue fino all’ultima goccia, per affrettare la conquista del mondo intero a Lei»!

Non fu solo il suo sangue ad essere sparso, ma perfino le ceneri del suo corpo immolato! Un’offerta di soave odore così gradita da comprendere tutto. L’intera sua esistenza era stata una sorta di preparazione eroica a quest’ultima tappa, vivendo la Via Crucis di Gesù da molto vicino, nel Cuore della Madre Corredentrice, fino a quel 14 agosto 1941 che lo rese martire innocente come Gesù. L’indomani il suo corpo fu portato nel forno crematorio e bruciato, sigillo ultimo di un martirio, una testimonianza che non avrebbe potuto essere più estrema. Era il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria, che la ricorda salire al Cielo con la sua anima santissima e il suo corpo ormai glorioso. Di san Massimiliano non rimaneva più nulla: il Folle dell’Immacolata aveva dato tutto, glorificando la sua amata Immacolata fino all’annientamento.

Anche la fine gloriosa di san Massimiliano viene dunque a ricordarci che “siamo polvere e in polvere torneremo”, e che la nostra esistenza è solo un passaggio, una salita verso l’eternità. Pensiamo però anche a quale gloria ci attende per il fatto che questa nostra vita, “poca polvere”, ha l’opportunità di venire bruciata nel roveto ardente dell’amore infinito di Dio, di consumarsi per la salvezza eterna di tante anime che altrimenti potrebbero perdersi eternamente. San Massimiliano ce ne dà un esempio plastico e splendido, e ci invita a guardare al tempo a noi donato come all’opportunità di dare «la nostra vita per i fratelli» (1Gv 3,16), in ogni cosa, in tutte le circostanze della giornata, sempre più simili a Gesù, l’uomo-Dio, che si è fatto l’ultimo degli ultimi e «ha dato la sua vita per noi» (1Gv 3,16).

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