SPIRITUALITÀ
Unzione degli infermi e santo Viatico. Come pensano, parlano e operano i santi
dal Numero 43 del 8 novembre 2020
di Padre Stefano M. Manelli, FI

A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all’Unzione degli infermi, l’Eucaristia come viatico. Ricevuta in questo momento di passaggio dal tempo all’eternità, la Comunione è seme di vita eterna secondo le parole di Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò».

Una preoccupazione particolare che dobbiamo sempre avere per la migliore disposizione ad una morte santa è senz’altro quella di chiamare il sacerdote presso il nostro letto di dolore per ricevere, prima della morte, i santi sacramenti della Confessione e della Comunione come Viatico, e in particolare dell’Unzione degli infermi.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica è scritto, infatti, che «il Sacramento dell’unzione degli infermi (o dei moribondi) ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano, che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia grave o alla vecchiaia» (n. 1527).

Quanta stoltezza, perciò, c’è nel comportamento di coloro i quali aspettano che l’infermo entri in coma per chiamare il sacerdote o addirittura non chiamano affatto il sacerdote, spinti magari da parenti che temono lo “spavento” dell’infermo a vedere il sacerdote. Questo è davvero un peccato irreparabile e guai a chi lo commette!

I nostri parenti anziani, invece, pieni di fede e di saggezza, non mancavano di raccomandare ripetutamente ai familiari di chiamare in tempo utile il sacerdote: “Non mi lasciate morire senza i Sacramenti!...”, esclamavano.

L’esempio dei santi...

Tutti i santi, difatti, non volevano assolutamente correre questo rischio di morire senza avere ricevuto i Sacramenti, né per loro stessi, né per gli altri. San Filippo Neri, ad esempio, era così premuroso che ricevette l’Unzione degli infermi sette volte; la beata Maria Gaetana Agnesi otto, e santa Bernardetta Soubirous, quattro.

Una volta san Giuseppe Moscati fu pregato di andare subito a visitare un ammalato in condizioni molto gravi. Egli volle prima informarsi delle condizioni reali dell’ammalato e appena ne intuì la gravità disse subito ai parenti: «Per carità... voi andate in cerca del medico del corpo?... Quel malato ha più urgente bisogno del medico dell’anima: il sacerdote!». «Ma, professore, il malato si spaventerebbe a vedere il sacerdote...». «No, no: il sacerdote non spaventa gli ammalati; anzi, è il loro migliore amico, perché porta Gesù. Io verrò presto, ma al mio arrivo voglio sentirmi dire che il malato ha già ricevuto il sacerdote». Così pensano, parlano e operano i santi.

San Tommaso d’Aquino e santa Teresa d’Avila

Per la nostra edificazione vogliamo anche ricordare, qui, come due tra i più grandi Dottori della Chiesa – san Tommaso d’Aquino e santa Teresa d’Avila – ricevettero il santo Viatico.

San Tommaso d’Aquino, il Dottore Angelico, maestro del mondo intero, volle ricevere il santo Viatico sul letto di morte. Non appena vide il sacerdote, si sollevò, allargò le braccia e pronunciò questa sublime preghiera: «Ti ricevo, Corpo Santissimo, prezzo del riscatto dell’anima mia, Viatico del mio pellegrinaggio. Per amor tuo, o Gesù, ho studiato, predicato, insegnato. Per te, o Gesù, sono state le mie veglie, i miei lavori».

Santa Teresa d’Avila, la grande Maestra della Mistica, all’approssimarsi della morte chiese subito i santi Sacramenti e, non appena udì il campanello suonare per annunziare l’arrivo del santo Viatico nella sua cella, ebbe la forza di alzarsi e prostrarsi con le mani giunte, esclamando, con voce di amore acceso: «Ecco, finalmente, l’ora tanto sospirata!... Oh, sì, mio Signore, è tempo che mi separi da questa vita, per congiungermi a voi».

Se vogliamo anche noi fare una santa morte, guardiamo davvero ai santi e raccomandiamoci particolarmente alla Madonna e a san Giuseppe. Non per nulla, la pietà cristiana spinge a recitare, soprattutto al letto dei moribondi, le tre pie giaculatorie che dovrebbero starci molto a cuore e ripeterle magari ogni giorno, con le preghiere della sera: «Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia».

Ma nulla può essere più importante, per una santa morte, della presenza del sacerdote che amministra all’ammalato i sacramenti della Confessione, della Comunione e dell’Unzione degli infermi, così come, dopo i Sacramenti, nulla può sostenere e confortare un moribondo come la preghiera fervente del Santo Rosario recitato magari ad alta voce (perché l’udito molto spesso è attivo nei moribondi) che ottiene ogni grazia di cui si ha bisogno.

San Domenico Savio...

Si può ricordare, qui, anche l’esempio dell’angelico ragazzo san Domenico Savio, il quale, mandato a casa da san Giovanni Bosco per le gravi condizioni di salute, appena giunto in famiglia chiese subito ai genitori che prima di qualunque medico si chiamasse il sacerdote per ricevere i sacramenti della Confessione, della Comunione-Viatico e dell’Unzione degli infermi, per disporsi bene ad una santa morte. Venne subito accontentato. San Domenico si raccolse poi nella preghiera del Santo Rosario con il fervore di un serafino che sta per spiccare il volo verso il Paradiso di Dio e della Madonna con tutti gli angeli e i santi. Dopo la santa morte, radioso e festoso, il santo fanciullo apparve a san Giovanni Bosco, suo grande benefattore e padre spirituale. Don Bosco, conversando con il Santo giovane, gli chiese che cosa, in particolare, lo aveva aiutato di più a morire santamente... e san Domenico Savio gli rispose che era stata soprattutto la grande devozione alla Madonna, a lui molto vicina in quell’ora della morte, e raccomandò a san Giovanni Bosco di dirlo a tutti i ragazzi.

I Sacramenti e la Madonna sono la grazia primaria per chi vuole prepararsi e disporsi nel migliore modo all’incontro con Dio nell’Aldilà, potendo così entrare al più presto nel Regno dei Cieli. Ricordiamoci che proprio nel Regno dei Cieli noi saremo immersi nella beatitudine della visione celestiale di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, con la presenza della divina Mamma, Regina del Paradiso, e con tutti i cori degli angeli e le schiere dei santi e delle sante, in tutta la loro magnificenza di grazia paradisiaca. Quale grazia, quindi, è quella di fare una santa morte dopo aver ricevuto i sacramenti della Confessione, Comunione e Unzione degli infermi, insieme alla preghiera dolce e insistente del Santo Rosario. Non è mai troppo perseverare nel chiedere ogni giorno questa grazia che è la grazia ultima e decisiva sia per la nostra salvezza eterna, sia per essere purificati e pronti all’incontro con Dio e con la divina Mamma che ci aspettano per l’entrata nel Regno dei Cieli.

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