SPIRITUALITÀ
«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale»
dal Numero 42 del 1 novembre 2020
di Padre Stefano M. Manelli, FI

Come san Francesco, ogni cristiano è chiamato ad accogliere la morte con occhi trasfigurati, considerandola come l’accesso alla nuova vita con Dio. Ma per morire come i santi, è necessario impegnarsi a vivere come loro

Del Serafico Padre san Francesco d’Assisi si sa che, per la sua morte, fattosi portare alla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, prima di entrare in agonia, chiese che i frati gli cantassero quella strofa del suo Cantico delle creature, che dice così: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale...». Subito dopo il Santo iniziò a cantare il salmo: «Voce mea ad Dominum clamavi», e morì così, cantando...

Come mai questa gioia ed esultanza di fronte alla morte? Ma proprio questa è la vera morte cristiana!

La Fede ci assicura, infatti, che la morte è una vera “nascita”. Anzi, è la nostra più vera “nascita”, è la nascita all’eternità.

La Chiesa, di solito, celebra le feste dei santi nel giorno della loro morte. Perché?

Proprio perché in quel giorno essi hanno lasciato questa povera terra di «triboli e spine» (Gen 3,18), per entrare nella «casa del Padre» (Gv 2,16), abbandonando le apparenti realtà delle cose visibili per possedere le eterne realtà delle cose invisibili (cf. 2Cor 4,17).

Inoltre, è da tener sempre presente che la morte cristiana viene trasfigurata dalla Risurrezione di Gesù, che farà poi risorgere anche la nostra carne mortale alla fine dei tempi, con il Giudizio universale nella biblica valle di Giosafat

San Giovanni Crisostomo...


Per questo san Giovanni Crisostomo nelle sue ammirabili prediche esortava i cristiani a riflettere sulla realtà della morte, dicendo, tra l’altro, queste parole che, lungi dal voler essere un rimprovero, sono invece parole ardenti di luce e di conforto: «Non affliggerti per chi muore. Quale cosa assurda: credere in un Paradiso eterno e poi compatire chi ci va...». Gli antichi riti cristiani, infatti, celebravano i funerali in un’atmosfera di festa, al canto dei Salmi intercalati dall’alleluia, volendo con ciò esprimere la gioia della vittoria della vita sulla morte, quale frutto della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo.

Tutte le grandi anime, le anime dei santi, hanno capito questo e, in verità, dovremmo capirlo tutti, anche noi, perché tutti siamo chiamati alla santità per volontà di Dio, e quindi siamo chiamati a morire anche noi con la serenità e la speranza viva dell’eternità che anima e illumina la morte dei santi. Dobbiamo vivere come i santi, però, se vogliamo morire come i santi. Impegniamoci a migliorare, dunque, e ci troveremo anche noi nelle migliori disposizioni per rispondere alla chiamata di Dio nell’Aldilà. 

Gli esempi dei santi

Sono veramente belli gli esempi dei santi che ci dimostrano come guardare alla morte in modo soprannaturale, alla luce della Fede, non chiudendosi, quindi, nella tristezza e nel dolore che pesano sulla natura umana e fanno soltanto soffrire senza misura lo strazio della separazione da questa terra che, alla fin fine, è una vera “valle di lacrime”.

Nella sua veste esterna, è vero, la morte si presenta brutta, ma per il cristiano che muore in grazia di Dio, dietro quella veste esterna c’è la bellezza della nuova vita con Dio.

Il grande san Girolamo sapeva ben servirsi delle parole più espressive del Cantico dei cantici, dicendo alla morte: «0 morte, tu sei nera, ma bella... Vieni dunque, colomba, sorella, sposa!...» (Ct 1,4; 2,10).

Santo Curato d’ Ars...

Del santo Curato d’Ars, un pio autore ha scritto queste riflessioni luminose e istruttive sulla visione che il Santo aveva della morte: «Il Curato d’Ars desiderava la morte e l’affrettava con molte, fervide preghiere. Diceva: “La morte è l’unione dell’anima con il Bene supremo”. Parlò più volte di scrivere un libro su Le delizie della morte.

Mentre altri hanno bisogno di tutte le loro forze per rassegnarsi a morire, egli aveva bisogno di tutte le sue per rassegnarsi a vivere...». 

San Lorenzo Giustiniani...

Il segreto di una morte serena è legato alla preparazione che si ha al tempo della chiamata da parte di Dio.

Nella vita di san Lorenzo Giustiniani, Patriarca di Venezia, ad esempio, leggiamo che nell’ora della sua santa morte esclamava: «Io ho sempre avuto dinanzi agli occhi quest’ultima ora. Sia benedetto Iddio che, finalmente, si è degnato farla venire, poiché non c’è altra via che conduca al Cielo. Gesù mi chiama, Gesù viene! Oh, lasciate che io gli vada incontro».

San Pio da Pietrelcina...

San Pio da Pietrelcina dovette andare ad assistere una sua figlia spirituale, Raffaelina Cerase, che stava per morire. La Serva di Dio chiedeva a padre Pio il permesso di morire, ma questi avrebbe voluto morire lui al posto suo.

«Figliola – le diceva – chiediamo a Gesù che prenda me al posto tuo». «No, padre – rispose Raffaelina – voglio andare prima io da Gesù e poi gli dirò di venire a prendere voi...». Alla fine, il Santo le concesse l’obbedienza di morire e Raffaelina morì. Padre Pio, però, rimase malissimo e tristissimo, quando Raffaelina gli fece sapere che Gesù non aveva accettato di venire a prenderlo per portarlo in Paradiso prima del tempo.

“Morire nel Signore” significa morire con la grazia divina nell’anima e questa è la condizione più essenziale per la buona morte, che salva dall’inferno, anche se ci manda in Purgatorio perché non ancora puri per il Paradiso.

Un celebre e santo predicatore francese, il padre Ravagnan, gravemente ammalato, al medico che si preoccupava e parlava sempre di possibile guarigione, disse un giorno: «Oh, perché, invece, non mi parla della morte?... È così bello morire, per andare a vedere Dio!».

È questa grazia della preparazione alla santa morte che dobbiamo chiedere fedelmente alla Madonna, senza omissioni, giorno dopo giorno, confidando sempre nella sua assistenza materna che è portatrice di ogni grazia e benedizione per il Paradiso.

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