SPIRITUALITÀ
Arriva la Quaresima: tempo della Milizia!
dal Numero 8 del 23 febbraio 2020
di Suor Ostia del Cuore Immacolato

La Quaresima arruola tutti i cristiani nell’esercito santo di Dio, per un nobile combattimento che ha quali nemici il peccato e i “dominatori di questo mondo tenebroso”. Le armi sono quelle raccomandate dalla Santa Chiesa: preghiera, digiuno, penitenza ed elemosina. I celesti condottieri sono i santi.

Come ogni anno arriviamo ai quaranta giorni dedicati alla preghiera e alla penitenza. La Chiesa ha sempre presentato questo periodo liturgico come un «tempo propizio» (2Cor 6,2) ed è bello constatare come san Paolo utilizzi questa espressione prima di elencare tutte le prove e sofferenze da lui sofferte per il nome di Gesù (cf. 2Cor 6,3-13). Davanti all’insegnamento dell’Apostolo delle Genti, l’anno 2020 ci invita a guardare questo “momento favorevole” inserendolo nel nostro contesto storico ed ecclesiale. Basti pensare che abbiamo iniziato l’anno con un sentore di guerra dall’Oriente, con un virus di morte che ha minacciato il mondo intero e con la consapevolezza che tantissimi cristiani vivono situazioni di persecuzione, se non di martirio, senza che nessuno dica nulla, ecco che tutto questo dovrebbe farci riflettere davanti a questi benedetti quaranta giorni che ci attendono. In questa direzione la preghiera, la penitenza, il digiuno, l’elemosina e l’esercizio delle virtù, ci vengono offerte come delle occasioni enormi, quali armi della luce da impugnare nel tempo delle tenebre. Compito dei «figli della luce» (Ef 5,8), infatti, è «combattere contro i dominatori di questo mondo tenebroso» (Ef 6,12) e la Quaresima ci invita proprio a rivestirci «dell’armatura di Dio» (Ef 6,11) e a fare «un buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi» (Ef 5,16).

Certamente, la prima tenebra su cui concentrarsi è il nostro peccato, spesso nascosto da una falsa autoconvinzione che ci dice “in fondo sono a posto”, confrontandoci superficialmente con il nostro prossimo. Ma sappiamo bene che l’atteggiamento dei santi agiva proprio al contrario. Questo è il tempo propizio per la nostra conversione e, se vissuto intensamente, avrà inevitabilmente un riscontro apostolico di ampia portata. Al riguardo, ci sembrano di un’attualità sconcertante le parole del papa Benedetto XIV, quando ancora nel 1741 invitava ad affrontare la Quaresima come una vera battaglia. Diceva: «L’osservanza della Quaresima è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della croce di Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell’ira divina, ci fortifichiamo contro i principi delle tenebre. Se questa osservanza viene a rilassarsi, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private...» (Costituzione Non abigimus).

Sono passati quasi tre secoli da questa ammonizione, ma calza veramente a pennello nel difficile contesto storico che stiamo vivendo. Il nostro impegno a vivere queste settimane che ci conducono alla Pasqua ha, pertanto, un risvolto apostolico di grande responsabilità. In questa prospettiva anche il vivere pazientemente e con generoso amore le situazioni difficili che dobbiamo affrontare per vivere la nostra fede a scuola, al lavoro, in famiglia e a volte perfino in parrocchia, diventano una di quelle “armi della luce” da impugnare per affrontare con coraggio la nostra milizia quotidiana. Una milizia che può trasformare ogni cosa in preghiera continua, come profumo di incenso che sale al Signore (cf. Sal 140,2). Un profumo che deve unirsi a quello di Colui che «ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5,1).

Ebbene, se avessimo l’opportunità di chiedere al vero “caporedattore” di questo settimanale, a san Pio da Pietrelcina, come vivere questa Quaresima 2020, cosa ci risponderebbe? Risponderebbe con il suo esempio di vita, tale da avere un’efficacia corredentiva per tutta l’umanità. Ci risponderebbe che «l’amore che non è alimentato, nutrito dalla croce, non è vero amore» e che «esso si riduce a un fuoco di paglia» (Padre Pio). Lui, sacerdote e vittima per cinquant’anni, ci indicherebbe ancora il Calvario, laddove ci conducono questi quaranta giorni, quale preparazione costante per vivere il momento centrale della nostra fede, consolando il Redentore e «la nostra cara Corredentrice» nei loro dolorosi spasimi provati per noi. Ma se il Calvario è il monte dei santi, è anche vero che la santità esige la crocifissione costante di sé e dei propri vizi; esige un abito da confezionare con diligenza, dove l’amore al soffrire per partecipare alla Passione di Gesù è uno dei fiori più profumati e graditi da presentare a Colui che ha sofferto tutto per noi. Il digiuno, la preghiera, le mortificazioni volontarie e l’esercizio impegnato delle virtù creano proprio questo abito, in un ricamo floreale che ci apre il Paradiso. 

Un’altra grande “maestra” della Quaresima a cui potremmo rivolgerci è, sicuramente, la piccola Giacinta di Fatima, nel centesimo anniversario del “suo volo al Cielo”. E come non ricordare questa santa bambina che riusciva a trasformare ogni occasione in un sacrificio imbevuto di liliale amore per il Cuore di Gesù e di Maria Santissima? A volte, davanti a tali occasioni, chiedeva alla cugina Lucia se si era ricordata di fare “l’offerta”, ma se la risposta era negativa, con la sua incantevole semplicità, congiungeva le manine e diceva: «O Gesù, è per tuo amore, per la conversione dei poveri peccatori e in riparazione degli oltraggi commessi contro il Cuore Immacolato di Maria». E non è questo un suggerimento da saper cogliere nel tempo propizio che stiamo per attraversare? Una piccola bambina ci insegna a trasformare ogni opportunità che la Provvidenza ci mette davanti in un atto d’amore, tanto più se costa alla natura o al nostro amor proprio. Dagli esorcismi di padre Bamonte, sappiamo che il demonio si è lamentato di Giacinta dicendo così: «La più piccola dei tre è stata la peggiore! Lei è quella che ha detto subito sì, sì, portami con Te, fammi soffrire, basta che non soffrano gli altri»! Disse, inoltre, che: «Giacinta era così trasparente! Non potevo sfiorarla. Così trasparente quasi come Quella là...!», indicando la Madonna (cf. Francesco Bamonte, La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi, Edizioni San Paolo). Dire sempre sì alla volontà di Dio, laddove diventa più esigente e dolorosa è forse la penitenza più immediata da saper cogliere, quella meno contaminata dal nostro amor proprio, una penitenza da non schivare, al fine di lasciarci trasformare in trasparenza di Gesù e di Maria. La milizia che possiamo esercitare nel tempo della santa Quaresima ci vuole condurre proprio a questo traguardo, ben consapevoli che «le tribolazioni sono più preziose dell’oro e del riposo per le anime amanti di Dio» (san Pio da Pietrelcina). Stiamo attenti a fare «un buon uso del tempo» (Ef 5,16) che ci viene offerto e la nostra milizia aprirà un varco di luce nelle tenebre più fitte.