SPIRITUALITÀ
Sulle ali delle virtù eroiche
dal Numero 27 del 7 luglio 2019
di Padre Stefano M. Manelli, FI

Lo sviluppo della vita ascetica nella vita mistica avviene con la crescita sofferta delle virtù eroiche che portano a maturazione, nei santi e nelle sante, quel più grande amore a Dio e al prossimo, che costituisce tutta la pura santità e santificazione, poiché «Dio è amore» (1Gv 4,8).

Come diceva santa Teresa di Calcutta, «al momento della morte, noi non saremo giudicati dalla quantità di lavoro che avremo fatto, ma dal peso d’amore che avremo messo nel nostro lavoro. Questo amore deve risultare dal sacrificio di se stessi e deve sentirsi fino a causare sofferenza».
A proposito delle virtù eroiche dei santi, viene facile pensare, piuttosto spontaneamente, che esse siano cose pesanti e poderose. Già sant’Agostino, a suo tempo, esaminò questa cosa, commentando le parole di Gesù: «Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,30).
Scrive appunto sant’Agostino: «Tu dirai: “Però quel giogo del Signore ha un peso!”. No: il giogo di cui parla il Signore nel Vangelo non è peso, ma piuttosto ala a chi ha da volare. Dimmi: gli uccelli non portano forse il peso delle ali? Eppure essi portano le ali sulla terra; e le ali portano loro verso il cielo [...]. Ora, se vedendo gli uccelli portare le ali massimamente nella stagione calda, ti venisse in mente di usar loro pietà con l’alleggerirli di quel peso tarpando loro le ali, non saresti tu stesso causa della loro morte? Lo stesso dico io delle virtù che devi praticare: non sono pesi, ma ali; esse non ti opprimono, ma ti sollevano in alto».


Le “virtù eroiche”...

Tutte le virtù eroiche sono a servizio dell’amore divino che le sublima in “Dio che è Amore”, come spiega molto bene san Paolo nel suo inno alla carità-amore, scrivendo che essa «è paziente, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. [...]. Di tutte più grande è la carità!» (1Cor 13,4-8.13).
Caratteristiche delle virtù eroiche si può dire che siano la semplicità, la modestia e la riservatezza...: tutto al contrario, viene da pensare, di quel che potrebbe significare o esprimere l’idea dell’eroicità, ritenuta qualcosa di grande e appariscente. Ma, come insegna san Francesco di Sales, le virtù eroiche sono quelle che nascono... umilmente, ossia fra le pietre e i sassi delle difficoltà da superare con tenacia lunga e penosa. E san Bernardo si serve di un’altra immagine non meno espressiva, scrivendo che «la vera virtù è simile alle stelle che brillano di notte e non si vedono affatto di giorno; essa resta come velata nei giorni prosperi, mentre rifulge in tutto il suo splendore nell’avversità».


Santa Teresa del Bambino Gesù...

Ecco un bellissimo esempio di “eroicità” raccontato dalla Santa. «Una volta mi trovavo alla lavanderia, proprio in faccia a una suora che, lavando i fazzoletti, mi schizzava addosso continuamente dell’acqua sudicia.
Il mio moto istintivo fu di tirarmi indietro, asciugandomi il viso, per mostrare a costei che mi avrebbe reso un vero servizio a fare più piano; ma pensai subito che sarei stata molto sciocca a rifiutare dei tesori, che mi venivano sì generosamente offerti, e mi guardai bene dal lasciar trasparire il mio disturbo. Feci, al contrario, tutti i miei sforzi per desiderare di ricevere addosso molta acqua sudicia, cosicché, dopo una mezz’ora, avevo preso propriamente gusto a questo nuovo genere di aspersione: mi proposi di ritornare ogni volta a quel fortunato posto, nel quale mi venivano largite gratuitamente tante ricchezze».


Michelangelo Buonarroti...

Un giorno Michelangelo volle mostrare una statua a un suo amico scultore. Dopo una settimana, l’amico scultore tornò a fare visita a Michelangelo, trovandolo ancora tutto applicato a rifinire il lavoro di quella statua che appariva già finita la volta precedente. «Stai ancora lavorando su questa statua? – chiese l’amico – E che cosa hai potuto fare di nuovo?». «Ecco, vedi – rispose Michelangelo –, ci ho lavorato ininterrottamente e non ho ancora terminato. Osserva bene: ho dato più espressione a questo labbro, ho ritoccato quei muscoli, ho fatto sporgere meglio quelle vene, ho ritoccato le unghie...».
«Ma queste sono piccolezze!», soggiunse l’amico. «Lo saranno anche – riprese Michelangelo –, ma ricordati che le piccolezze costituiscono la perfezione e che la perfezione non è una piccolezza!».


San Massimiliano M. Kolbe...

Chi potrà mai misurare l’amore eroico di san Massimiliano M. Kolbe nell’offrire se stesso in sostituzione di un prigioniero condannato al bunker della morte orrenda nel lager di Auschwitz? Fu un’offerta di amore martiriale pura e semplice, per un papà di due bambini... Dare la propria vita per gli altri: così Gesù si è immolato come Redentore per tutti noi condannati...; così la Madonna si è fatta Corredentrice per tutti noi bisognosi...; così il francescano san Massimiliano M. Kolbe ha immolato la sua vita per un fratello prigioniero come lui, condannato senza colpa...