SPIRITUALITÀ
«Cercate le cose di lassù»
dal Numero 18 del 5 maggio 2019
di Padre Stefano M. Manelli, FI

Chi salva le anime di coloro che ignorano o rinnegano Gesù Cristo? Gli “eletti”, ossia coloro che cercano Dio e si volgono alle “cose di lassù”, chiedendo e ottenendo per i fratelli la salvezza eterna. San Francesco chiamava questi spiriti oranti “i cavalieri della tavola rotonda”.

«Cercate le cose di lassù, non quelle della terra» (Col 3,1-2). Sant’Agostino ha scritto la celebre frase che riguarda tutti gli uomini: «Ci hai creati per te, o Signore, e il nostro cuore sarà inquieto finché non riposerà in te!». Ciò nonostante, però, noi non possiamo non vedere che la grande maggioranza degli uomini, di fatto, non cerca il Signore, non pensa al Signore, non riposa affatto nel Signore e perciò vive nell’inquietudine, nel disordine e nel peccato, rischiando, purtroppo, di vivere sempre lontani da Lui e di finire addirittura nell’eterna opposizione infernale a Lui.
- «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6);
- «Io sono la resurrezione e la vita» (Gv 11,25);
- «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5);
- «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53);
- «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54);
- «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Queste sono alcune frasi divine che affermano con chiarezza la divinità di Gesù, Verbo del Padre, incarnato e fatto uomo per la nostra salvezza e redenzione. Ma possiamo subito chiederci: se su oltre 7 miliardi di uomini sul pianeta Terra, più di 5 miliardi non conoscono e soprattutto non accettano Cristo (sono senza il Battesimo), quale sorte terrificante sarà mai la loro, dal momento che «chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16)?
E se vogliamo considerare da vicino gli stessi cristiani, sappiamo che centinaia di milioni di essi vivono immersi sia nell’eresia (protestanti), sia nello scisma (ortodossi), ossia stanno fuori e separati dalla Chiesa Cattolica che è il “Sacramento della salvezza”, secondo quell’antico detto teologico: «Extra Ecclesiam nulla salus» (Fuori della Chiesa non c’è salvezza).
E se, infine, esaminiamo la situazione dei cattolici, ugualmente c’è da temere per la sorte di quei tanti e tantissimi che, ad esempio, non vivono in grazia di Dio per l’allontanamento dalla Chiesa, il crollo dei Sacramenti (in specie la Confessione), il coinvolgimento nei peccati mortali contro la vita (aborto, contraccezione, eutanasia), contro la famiglia (divorzio, separazioni, adulterio, convivenze libere, omosessualità...), tutti aggiogati al carro-letame della triplice concupiscenza (sesso, soldi, successo). Lo scenario del mondo è letteralmente orrendo. Povera umanità sotto l’impero delle tenebre.


A chi chiedere aiuto?...

Di fronte a questa realtà così drammatica, per essere aiutati bisogna ancora più rivolgersi soprattutto agli spiriti eletti che cercano Dio, che si elevano alle «cose di lassù e non a quelle della terra» (Col 3,2). Soltanto essi sono pronti e capaci a riparare i danni degli altri con i loro sacrifici e le lunghe preghiere. Vedremo tutti, dinanzi a Dio, quanto sia vero che solo gli spiriti eletti riescono a convertire i peccatori, a salvare le famiglie, a proteggere la società, a evitare castighi ai popoli.
    San Massimiliano M. Kolbe, il santo “folle dell’Immacolata”, è arrivato addirittura a poter dire e scrivere che «le anime oranti governano Dio»! Ed è proprio la scarsità di questi spiriti eletti, di queste «anime oranti», che ci espone ai castighi che meritiamo con le nostre colpe.
Vediamo intanto qualche altro esempio di santi e sante che ci diano conforto e speranza.


I “cavalieri della tavola rotonda” di san Francesco d’Assisi

Un giorno san Francesco d’Assisi, volendo parlare di un gruppo di frati che gli davano consolazioni, ne parlò con altri frati che lo ascoltavano sempre volentieri.
Il Serafico Padre parlò dunque dei suoi frati che vivevano nelle grotte, facendo penitenza e digiuni, offrendo lunghe preghiere e piangendo per i peccati propri e per i peccati degli uomini nel mondo.
San Francesco chiamava questi frati i “cavalieri della tavola rotonda” e li lodava per il loro zelo nel santificarsi in quelle grotte, rinunciando a ogni altro lavoro che avrebbero potuto fare, per santificare se stessi e salvare le anime.
Se è vero che essi non vedevano nulla dei frutti di grazia che ottenevano con i loro sacrifici e preghiere, al Giudizio di Dio, invece, vedranno che proprio loro, con le penitenze e le preghiere, hanno salvato folle e folle di anime dalla perdizione.


Santa Caterina da Siena...

Nel carnevale del 1367, tutta la città di Siena era in preda alle feste perniciose e licenziose del carnevale, con abbondanza di musiche chiassose, di divertimenti folli e di mascherate spesso scandalose.
In tutto il rione dell’abitazione dei Benincasa c’era molto silenzio, per la partecipazione al carnevale. Santa Caterina era rimasta da sola nella sua camera a soffrire e riparare, standosene in ginocchio dinanzi al crocifisso per salvare anime.
Ad un certo punto, le appare Gesù che le dice con soavità: «Per compensarti del sacrificio fatto, rinunziando alla vanità del mondo, e per aver castigato il tuo corpo col digiuno salvando le anime, voglio celebrare le nozze con l’anima tua...».
Dopo queste parole, immediatamente apparve la Madonna con san Giovanni evangelista, san Paolo e il re Davide. La Madonna pose la mano di Caterina in quella di Gesù, mentre il re Davide suonava celesti armonie con l’arpa. Gesù presentò a Caterina un anello prezioso, dicendole: «Io, tuo Creatore e Salvatore, ti sposo nella fede, fino alla gioia eterna del Paradiso. Opera ora con fortezza, poiché sei armata della fede, e vincerai tutti i tuoi nemici».
La visione disparve, ma l’anello splendido rimase nel dito di Caterina, visibile soltanto a lei: era d’oro e portava incastonato un gran diamante.
Preghiamo la Madonna, preghiamo san Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena, preghiamo le «anime oranti» come i frati di san Francesco nelle grotte e negli eremi, affinché vogliano ottenere da Dio le grazie e benedizioni per la nostra conversione e santificazione.