SPIRITUALITÀ
Il mistero del Natale nella dimensione del combattimento spirituale
dal Numero 49 del 23 dicembre 2018
di Lazzaro M. Celli

Lo scenario che ospita la Natività del Signore contiene in sé i segni di una opposizione. La misteriosa compresenza di buio e luce, di gioia e sofferenza, delinea i contorni di quella lotta spirituale tra grazia e peccato che il Signore è venuto a inaugurare.

«Il mistero dell’Incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti» (1). A fare questa affermazione è una monaca, proclamata patrona d’Europa, santa Teresa Benedetta della Croce, forse più comunemente conosciuta come Edith Stein. «Alla luce che è discesa dal cielo – continua la religiosa – si oppone più cupa e inquietante la notte del peccato» (2).
Il rapporto tra il mistero dell’Incarnazione e quello del male potrebbe estendersi a quello tra la nascita di Gesù e il mistero del male. Tutta la vita di Cristo ci riporta alla battaglia tra l’opera della grazia divina e quella che si oppone ad essa, l’opera del peccato. 
Si dice, a ragione, che nel percorso di vita di Gesù è impresso il percorso della vita di ogni cristiano. Un cristiano deve, infatti, nascere a Betlemme e morire sul Calvario. Si tratta di compiere non un percorso geografico, ma un percorso spirituale che racchiude un messaggio forte, una dichiarazione di guerra contro il peccato, simbolicamente rappresentato dal buio della notte della Natività.
Lo scenario che ospita la natività del Redentore già contiene i segni di questa opposizione, che si mostrerà, in tutta la sua evidenza, quando il cammino terreno di Cristo giungerà al compimento sul monte Calvario. Esso sembra accompagnarci in un viaggio dentro il buio della nostra vita, sia che si tratti di un buio totale, sia che si tratti solo di ombre, di punti scuri. Qualunque sia la dimensione del buio, esso costituisce un impedimento a quella inclinazione naturale di possedere Dio totalmente, ciascuno secondo la propria capacità. Tale impedimento costituisce la principale sofferenza delle anime sante del Purgatorio e di quelle seriamente impegnate in un percorso di santificazione su questa terra.
Le anime sante del Purgatorio, durante la sofferenza espiatoria causata dai peccati commessi, hanno uno «slancio unitivo» verso Dio, direbbe nel suo Trattato del Purgatorio santa Caterina Fieschi Adorno, santa Caterina da Genova. «La percezione di quanto sia gravoso quell’impedimento e l’istinto che l’anima ha di poter essere attratta da quello sguardo senza impedimenti, costituiscono la sofferenza dei purganti. Essi non tengono conto della pena vera e propria – per quanto, di per sé, sia grandissima – ma danno importanza al fatto che si oppongono alla volontà di Dio, che, acceso da tanto estremo amore puro verso loro, le attira fortemente a sé con il suo sguardo unitivo, come se ciò fosse l’attività principale» (3).
È il mistero della sofferenza che convive con la gioia che le anime vivono sia in Purgatorio che quaggiù nel mondo, se seriamente impegnate nell’attuazione della chiamata alla santità universale.
Tale simbiosi tra sofferenza e gioia è un mistero tutto da approfondire contemplando il Bambinello posto nella fredda grotta di Betlemme.
Appena venuto al mondo patisce il freddo, mitigato dal fiato del bue e dell’asinello, ma soprattutto da quell’amore ineffabile e dalle premure indescrivibili della sua e nostra Vergine Madre.
La nudità del Bambino indica la spoliazione totale da ogni affetto, da ogni comodità, da ogni lusso. Dovremmo cominciare il nostro viaggio di santificazione nella povertà di spirito, per poi proseguire verso Gerusalemme.
Impariamo anche noi ad inginocchiarci davanti alla grotta, come i pastori, per contemplare questo mistero di luce e tenebre, di grazia e di peccato che il Natale di Gesù è venuto a sconfiggere e che a noi deve lasciare la consapevolezza che la pace che è venuto a portare, non è una pace con i figli delle tenebre.
Nel testo Il Mistero del Natale è ancora santa Teresa Benedetta della Croce che ci illumina con le sue riflessioni: «Le tenebre ricoprivano la terra, ed Egli venne come la luce che illumina le tenebre, ma le tenebre non l’hanno compreso. A quanti l’accolsero Egli portò la luce e la pace; la pace con il Padre celeste, e la pace interiore e profonda del cuore; ma non la pace con i figli delle tenebre. Ad essi il Principe della pace non porta la pace, ma la spada. Per essi Egli è la pietra d’inciampo, contro cui urtano e si schiantano. Questa è una verità grave e seria, che l’incanto del Bambino nella mangiatoia non deve velare ai nostri occhi. Il mistero dell’Incarnazione e il mistero del male sono strettamene uniti» (4).
Mi sembra importante riprendere le parole della Santa: «Ad essi [i figli delle tenebre] il Principe della pace non porta la pace, ma la spada» sia perché attirano la nostra attenzione sulla necessità, sull’emergenza di una vera conversione, sia perché se non comprendiamo bene queste parole rischiamo di formarci un falso concetto di misericordia di Dio che, a sua volta, induce in un falso concetto di speranza.
Davanti al Bambinello posto nella mangiatoia dovremmo comprendere l’impellenza di un serio impegno di eliminare ogni peccato, ogni imperfezione, ogni nostro più piccolo impedimento. Se mancando in questo impegno, potessimo vedere l’insoddisfazione di Dio, pur se per una mancanza umanamente irrisoria, dovremmo gridare contro noi stessi le parole di santa Caterina da Genova: «O miseri che vi lasciate accecare in questo mondo da non stimare affatto questa necessità, quando vi imbatterete in essa! Tutti vi nascondete sotto la speranza della misericordia di Dio, che sapete essere grande; non vi rendete conto invece che l’immensa bontà di Dio vi giudicherà per aver agito contro la sua volontà? La sua bontà ci deve guidare a compiere il suo volere e non ad avere speranza, se ci rendiamo colpevoli di un’azione malvagia. La giustizia non può venir meno e deve compiersi in qualche modo» (5).
Allora, restando in ginocchio davanti alla grotta, come uno qualsiasi dei pastori, contempliamo il Bambino, promettendogli di offrire noi stessi, attraverso le mani sante della sua e nostra Mamma, e d’impegnarci in un serio cammino di santità.  

NOTE
1) Edith Stein, Il Mistero del Natale, Queriniana, p. 26.
2) Ibidem.
3) Santa Caterina da Genova, Trattato del Purgatorio e altri scritti, Gribaudi, p. 26.
4) Edith Stein, Il Mistero del Natale, p. 26.
5) Santa Caterina da Genova, Trattato del Purgatorio e altri scritti, pp. 32-33.