John Henry Newman. Diradata ogni tenebra
dal Numero 39 del 8 ottobre 2017
di Paolo Risso

Ricordando il giorno della sua abiura dall’anglicanesimo, il 9 ottobre la Chiesa celebra la memoria del beato J. H. Newman. Fu studioso appassionato, oratore e scrittore convincente, tanto che papa Benedetto XVI non esitò ad annoverarlo tra «i grandi dottori della Chiesa perché egli nello stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero».

Era un ragazzo alto e magro, gli occhi profondi grigio-scuri, intelligentissimo e immancabilmente spettinato. A 10 anni, aveva già la certezza di essere chiamato “a servire la gloria di Dio”. A 15, aveva incontrato Dio “non come una nozione, ma come una Persona viva che gli disse Tu”. Aveva già un fascino segreto. Si chiamava John Henry Newman ed era nato a Londra il 22 febbraio 1801, figlio di un banchiere anglicano e di madre discendente dagli ugonotti francesi.
La sua carriera fu rapida e brillante: entrato nell’“Oriel College” nel 1822, 21 anni di età, fu promosso “fellow”. Due anni dopo, era ordinato prete anglicano e diventava “tutor”, cioè professore assistente. A 27 anni, era nominato “vicar”, cioè parroco di Santa Maria di Oxford, conservando le sue funzioni di docente universitario. E insieme pubblicava saggi di Patrologia e di Storia della Chiesa.
Oxford era un centro di pensiero straordinariamente vivo. Vi si davano convegno i cervelli più fini dell’anglicanesimo. John Henry era tra questi, ma non era soddisfatto: cercava la sua strada. Predicava al suo popolo: ascoltatissimo. Insegnava ai giovani di Oxford: affascinava. Eppure un tormento segreto lo rodeva dentro: questa Chiesa anglicana, iniziata da un re adultero e omicida, come poteva essere la vera Chiesa di Cristo?

Viaggio in Italia

John Henry era un giovane uomo appassionato, dal temperamento schietto fino all’imprudenza. Il denaro non lo interessava. Il prestigio lo lasciava insensibile, ma solo la Verità – la ricerca della Verità – lo dominava tutto. Fiaccato dall’intenso lavoro intellettuale, nel luglio del 1933, compì un lungo viaggio in Italia.
A Roma, sentì agitarsi dentro di sé le antiche avversioni degli anglicani contro il Papa, ma sentì pure il fascino della Sede Apostolica, la Roccia che è Pietro, su cui poggia la Chiesa, indefettibile e infallibile. Lì incontrò Nicola Wiseman, giovane sacerdote, rettore del Collegio inglese, professore di ebraico e siriaco, desiderosissimo di fare qualcosa per ridare dignità ai fratelli cattolici dell’Inghilterra, che da tre secoli ormai erano i reietti della sua terra. Ai tempi della regina Elisabetta I e dei successori, per circa 150 anni, diversi preti cattolici in Inghilterra erano stati uccisi perché celebravano la Messa cattolica, “la Messa papista”, come dicevano per disprezzo. Ed essi, questi preti santi, come Edmund Campion e John Ogilvie e quanti altri, si erano lasciati trucidare dagli anglicani ma non avevano rinnegato il dogma della Transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, offerto in sacrificio: martiri per la Messa!
Quando John Henry pensava a questi martiri, trasaliva, scosso sempre più spesso dentro. Da Roma, proseguì il suo viaggio verso la Sicilia, dove cadde ammalato e si trovò sospeso tra la vita e la morte, senza medici e senza cure. Il suo domestico lo invitò a esprimere le sue ultime volontà, ma egli rispose, sicuro: «Non morirò, non ho mai commesso peccato contro la Luce. Ho un lavoro, un grande lavoro da svolgere in Inghilterra». Infatti contro ogni aspettativa guarì e riprese la via del ritorno.
Durante il viaggio, pregò Dio in modo struggente: «Guidami, Luce gentile: tra le tenebre, guidami Tu. Nera è la notte, lontana la casa: guidami Tu. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami Tu. Sempre mi benedisse la tua potenza: ancora oggi mi guiderà per paludi e brughiere, finché svanisca la notte e l’alba sorrida sul mio cammino». Dolcissima e forte invocazione a Gesù: Gesù davvero “luce gentile”.
Rientrato a Oxford, si stabilì attorno a lui un gruppo di amici anglicani che trattavano problemi spinosi: la vera natura della Chiesa, il suo rapporto con la Tradizione dei primi secoli, la sua Autorità... Diventarono autorevoli e ascoltati.
I gravi “churchmen” (= i capi) della confessione anglicana non poterono più affermare che erano solo dei monelli. Così il 5 giugno 1836, votarono un atto solenne di biasimo contro quei giovani ribelli riuniti attorno a Newman, “il più monello di tutti”. Giunse loro addosso l’insulto più grave: “Papisti!”.
“I monelli” non si arresero. John Henry era affascinato dai Padri della Chiesa del tempo in cui i cristiani non erano ancora divisi: cosa aveva di comune l’anglicanesimo con quei Padri? Sembrava che non avessero nulla, perché i Padri obbedivano al Pontefice di Roma, erano veri sacerdoti e veri Vescovi e celebravano l’Eucaristia, Presenza reale e Sacrificio di Gesù nella Messa, proprio le Realtà sublimi che gli anglicani, a cominciare da Enrico VIII e da Cranmer, avevano negato e distrutto.
Il dibattito continuò: la ricerca appassionata, densa di preghiera, la preghiera a Gesù-Luce, si fece ancora più ardente. Le tenebre dovevano essere fugate, la Luce doveva risplendere e nella Luce si sarebbe camminato.
Ora egli aveva intorno a sé la gioventù migliore della confessione anglicana. Ai piedi del suo pulpito, si accalcavano sempre più numerosi i fratelli in ascolto. Avrebbe potuto, se non fosse stato retto, fondare la “sua” chiesa, ma egli intuiva che la Chiesa può essere solo una, come uno è Cristo. Perseguitato dalla Verità, si sentì come su un letto di agonia. Si ritirò a Littlemore, sconfessato dai vescovi anglicani, perché – lo si vedeva – era sempre più vicino al Cattolicesimo.
Il 24 settembre 1843, salì per l’ultima volta il pulpito della sua parrocchia: rivolse rimproveri dolorosi e severi all’anglicanesimo, chiese ai suoi amici di pregare per lui, affinché potesse compiere la volontà di Dio. Disceso dal pulpito, si tolse di dosso i paramenti, e li gettò sulla balaustra, a indicare che tra lui e l’anglicanesimo non c’era più nulla. La sua “nomina” a prete anglicano, come tutte le nomine di preti e vescovi anglicani, non era valida, non era vera, come già si sapeva, e avrebbe definito chiaramente papa Leone XIII con l’Apostolicae curae. Non era ancora cattolico, ma certamente non era più anglicano.

«Sono entrato nel porto»

Nel silenzio, meditò ancora a lungo e trovò risposta alla domanda che si poneva: la Chiesa Cattolica di oggi è proprio quella degli antichi Padri, dei primi secoli, Ignazio, Ireneo, Ambrogio e Agostino? Come mai nella Chiesa Cattolica sembrano esserci realtà che sembravano non esserci nei Padri? La Luce – Gesù, Luce gentile – venne a grandi ondate: la Chiesa Cattolica è la medesima uscita dal Cuore di Gesù, la medesima dei martiri e dei Padri antichi, ma è come un albero che, crescendo, si è sviluppato, restando tuttavia il medesimo da Cristo fino ad oggi. Lo scrisse nel suo Saggio sullo sviluppo del dogma (1845), poi chiese di essere ammesso alla Chiesa Cattolica.
Il 9 ottobre 1845, nella pace di Littlemore, John Henry Newman nelle mani del Padre Domenico della Madre di Dio, Passionista, pronunciò l’abiura dell’anglicanesimo, e diventò cattolico, apostolico e romano. Scrisse: «Fu per me come entrare in un porto, dopo una crociera burrascosa. La mia felicità non ha confini». Gladstone, il primo ministro britannico, commentò: «Mai la Chiesa Cattolica, dopo la riforma protestante, ha riportato una vittoria più grande».
La conversione di Newman fu un avvenimento. Parecchi suoi intimi amici lo imitarono immediatamente: “Se lui, perché non io?”. Alcuni amici lo avevano preceduto di qualche giorno. Altri lo seguirono, come Faber, che divenne un grande maestro di vita cristiano-cattolica. In meno di un anno si susseguirono più di trecento conversioni, tutte di intellettuali, professori e teologi. L’anglicanesimo si sentì scosso. Di fronte alla tempesta scatenata da Newman, cercò un uomo capace di rispondergli e di confutare “il deplorevole” Saggio “sullo sviluppo del dogma”: Henry Manning, pastore zelante, che dopo la morte della moglie, viveva da eremita, ascetico e influente. Ma Manning, partito per confutare, rimase confutato: il 6 aprile 1851, anche lui entrava nella Chiesa Cattolica. Presto sarebbe diventato sacerdote e vescovo.
Intanto Newman era stato invitato a Roma, da mons. Wiseman, ora vescovo dei Cattolici inglesi. Al collegio di Propaganda Fide, completò gli studi di Teologia e il 26 maggio 1847 ricevette l’Ordinazione sacerdotale. Quindi incoraggiato dal papa Pio IX – che proprio in quei giorni pensava a ristabilire il Cattolicesimo nella sua pienezza anche gerarchica in Inghilterra, ritornò nella sua Patria a fondarvi “l’Oratorio di San Filippo Neri”. Ormai cinquantenne, viveva la stagione più bella della sua vita: sicuro di aver raggiunto la Verità, di essere in comunione con il papa di Roma, vicario di Cristo e successore di Pietro, in comunione piena e totale con Gesù, fondò le case dell’oratorio a Maryvale, Birmingham, Londra, Edgbaston... Nel 1850, mons. Wiseman era nominato arcivescovo di Westminster e cardinale.
Davvero era tempo di lavorare per il trionfo della Chiesa Cattolica in Inghilterra e nel mondo, anche per i posteri.

La Croce splendente di luce

Tutto all’inizio fu bello e facile. Poi venne un periodo di grandi prove. Lui pose mano a grandi opere: la fondazione dell’Università di Dublino, la traduzione inglese della Bibbia, la direzione di una rivista, la fondazione di un Oratorio a Oxford per i giovani cattolici che frequentavano l’Università, sembravano venire meno tutte tra le sue mani. Padre Newman si trovò solo, incompreso, considerato quasi pericoloso... Ma nulla lo scoraggiò.
Fedelissimo alla Chiesa Cattolica, compì la difesa della Verità con i suoi poderosi volumi che guadagnarono alla Chiesa Cattolica la simpatia degli anglicani e l’ammirazione degli avversari. Lui da parte sua non si sentiva nemico di nessuno: rispondeva con il perdono, la preghiera, il servizio ai giovani, l’annuncio della Verità del Credo Cattolico.
Nell’Oratorio di Birmingham dove viveva, si occupava della formazione dei ragazzi, con uno stile di bontà e di amorevolezza di san Filippo Neri, e come sarebbe piaciuto a un umile grandissimo contemporaneo, Don Bosco (che per conversione degli anglicani, sostenuto dal piccolo Domenico Savio, aveva pregato, sofferto, operato presso il papa Pio IX...), ma sembrava essere un dimenticato: brillavano ora quei convertiti – Faber, Manning, Ward – cui egli aveva aperto la strada. Nel 1864, capitò che il dottor Kingsley, in un opuscolo, tacciò i cattolici di ipocrisia, aggiungendo che i preti cattolici sono dei bugiardi...
Padre Newman insorse con tutta la forza del suo genio, spiegando tutti i motivi della sua conversione al Cattolicesimo. Nacque il suo capolavoro: l’Apologia pro vita sua, in cui scriveva: «Nella Chiesa Cattolica, riconobbi immediatamente una realtà nuovissima per me. Sentii che non ero io a costruire una Chiesa con lo sforzo del mio pensiero. Il mio spirito allora si quietò in se stesso. La contemplava – la Chiesa – come un fatto obiettivo, di incontrovertibile evidenza».
Fu un grande trionfo che fece risuonare per tutta l’Inghilterra il nome di John Henry Newman: non era più possibile accusarlo di doppiezza e di slealtà. Nel 1879, papa Leone XIII lo creò cardinale. Quando gli fu portata la notizia inattesa, pianse di gioia e disse: «Le nubi sono cadute per sempre». Era la gioia di chi, dopo tante lotte per la Verità, vedeva che la Verità si era fatta strada e illuminava il cammino di molti.
Visse ancora undici anni nel suo romitaggio di Birmingham, in due stanze colme di libri, pregando, irradiando luce, guidando le anime alla Verità. I suoi libri, le sue conferenze, la sua opera di educatore, rivelarono dovunque il suo genio interamente posseduto da Cristo.
L’11 agosto 1890, il card. John Henry Newman, diradata ogni tenebra, andava incontro al suo Dio, “la Luce gentile”, che aveva sempre guidato i suoi passi: mai aveva peccato contro la Luce. Sulla sua tomba volle scritto solo il suo nome e la rapida sintesi della sua esistenza: «Ex umbris et imaginibus, in Veritatem»: dalle ombre e dalle figure alla Verità!
Ora il grande cardinale Newman, per volontà e per bocca del papa Benedetto XVI, nell’ottobre 2010 è salito alla gloria degli altari con la sua beatificazione. È il Cristo-Verità che oggi, nel relativismo dilagante, deve essere annunciato e fatto conoscere in tutto il suo splendore e nella sua grandezza, per guidare ogni uomo alla Verità piena e totale nella Chiesa Cattolica, unica Chiesa di Cristo.

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