SANTO NATALE
Il Natale del pellegrino in Terra Santa
dal Numero 49 del 22 dicembre 2019
di Lazzaro M. Celli

Contemplato nel luogo dove si è avverato, il mistero dell’Incarnazione del Verbo divino trasporta il pellegrino al centro del suo essere e risponde in silenzio alle sue più intime e urgenti domande. è infatti lì che comincia e termina ogni storia umana.

È anche fin troppo scontato ricordare che ogni uomo, almeno una volta nella vita, si sia posto la domanda di ritrovare le sue radici e il senso ultimo, profondo, della sua esistenza. Anch’io l’ho fatto!

È meno scontato, però, essere immersi nel mistero che si sbriciola davanti ai tuoi occhi e che risponde ai tuoi interrogativi. Non lo comprendi appieno perché la risposta è la stessa presenza della grazia, ma lo contempli, in silenzio, e capisci che il silenzio è tutto quello che puoi fare, mentre i tuoi occhi si riempiono di una luce mai avuta prima.

Nazareth. Sono davanti alla piccola cavità rocciosa, dove l’Arcangelo annunciò al Finito che contenne l’Infinito, l’Incarnazione del Verbo. Sono davanti a quel che resta della casa della Vergine. Solo. Davanti ad un altare posto al centro della grotta. Sotto una scritta: Verbum caro hic factum est! QUI il Verbo si è fatto carne.

QUI! Un avverbio apparentemente insignificante riecheggia tra queste pietre e riempie tutto l’ambiente. S’imprime nelle rocce come un liquido in una spugna. Dentro questo QUI si compendia tutta la mia storia.

Se l’amore di Dio fosse graduabile, avrebbe il suo punto culminante QUI, dove si respira l’amore di mio Padre per mia Madre. Mi sembra come se potessi toccarlo, come se fosse qualcosa di materiale, percepibile al tatto, tra i solchi di queste pietre. “QUI”, in questo luogo, c’è la traccia dell’amore di Dio per l’umanità; della potenza del suo amore trapuntato dall’umile silenzio di mia Madre. L’amore del Creatore che si sottomette alla creatura e che si fa creatura per amore mio. Mistero d’amore che le pietre di questa grotta mi raccontano. Mistero di amore e di dolore del Dio che si fa carne, nel Figlio. 

Di fronte a ciò mi tornano alla mente tutte quelle volte che non ho combattuto perché non ho avuto il coraggio di guardare il dolore negli occhi. Il feedback delle scene della mia vita passata s’interrompe come sospeso dalla eco della voce della Vergine Madre che risuona tra le pareti di pietra: «Eccomi, sono la serva del Signore, sia fatto di me quello che hai detto». Quanta potenza in queste semplici parole che hanno catturato l’Infinito. O meglio, l’Infinito si è lasciato catturare.

QUI è il punto di raccolta dell’umanità. QUI comincia la storia dell’uomo nuovo. Ma bisogna cercare tra le pareti di questa roccia per trovare risposte o scavare sulla superficie di un cuore duro come il mio?

Ho trascorso, così, non saprei quanto tempo e ad un tratto mi sono ritrovato a guardare più in là di quell’altare, di quei muri di pietra. Si torna a casa con la voglia di ricominciare con più convinzione, con maggiore determinazione. Il tuo, il mio sì al Signore: sono QUI le nostre radici e il senso profondo del nostro esistere. Santo Natale!